Ed è quasi come essere felice, confessa Motta: l’incipit dell’ultimo album del cantautore toscano, e del concerto di ieri all’Alcatraz di Milano, la dice lunga su quanto due anni possano trasformare il punto di vista di un cantautore che fa i conti con cosa ci si lascia dietro le spalle, ma anche con tutto la vita davanti. Nome di punta nell’ondata di indie italiano, che vista l’esplosione irreversibile per molti è il nuovo pop, Motta è uno di quelli che potremmo definire “vecchio stampo”: lunga gavetta da frontman della band Criminal Jokers, polistrumentista, poi l’incontro con Riccardo Sinigallia che produce il suo primo album da solista, “La fine dei vent’anni”, Targa Tenco 2016 nella categoria “Opera prima”. E il successo, finalmente, arriva.
Poi il ritorno con “Vivere o morire”, che presenta in tour. “Mi siete mancati” dice più volte sul palco, ad un anno dall’ultima esibizione meneghina nella stessa location, mentre partono le note de “La fine dei vent’anni”: “È un po’ come essere in ritardo, non devi sbagliare strada, non farti del male e trovare parcheggio” recita il testo. Un ritratto di una generazione, quella a cui appartiene Motta, di cui aveva raccontato le scelte in bilico e l’inquietudine, con testi schietti e diretti. Quello che è cambiato in questo piccolo grande lasso di tempo, tra l’album precedente e il secondo, è evidente già dal titolo. La scelta obbligatoria tra vivere o morire non è certo rassegnazione, bensì accettazione e curiosità, la voglia di riprovarci ancora e ancota, perché magari stavolta va bene, stavolta è quella giusta. Dimenticare sì ma solo il necessario per andare avanti: Motta porta con sé “i silenzi di sua madre”, la sua Livorno “piena di gambe nude e personalissime posture” e ammette che “a volte ha un po’ paura e non riesce mai a stare con una donna sola”. Probabilmente il testo-titolo dell’album è stato scritto prima di incontrare Carolina Crescentini, attrice romana con cui fa coppia fissa da un anno. Complici gli scatti sui rispettivi profili social, con gli sguardi innamorati e il look da rock star: Motta sveste i panni dell’artista schivo, e anche ieri sera ha ribadito che senza una “certa persona” il suo ultimo anno sarebbe stato diverso, al termine del brano “Quello che siamo diventati”.
Lo spettacolo prosegue con una scaletta a zig zag fra i due album, con “La prima volta”, “Prima o poi ci passerà” e “Chissà dove sarai”, il brano più femminile dell’ultimo album, così intimo come non se ne vedevano da quando Enrico Ruggeri riuscì a tradurre i pensieri delle donne in “Quello che le donne non dicono”. Motta si alterna tra chitarre e percussioni, chiacchiera con il pubblico tra un brano e l’altro. Riferendosi ad un brano scherza “quella sera c’erano davvero due bottiglie di vino, ma anche una vodka. Però scusate, non ce l’ho fatta ad inserire la parola “vodka” in una canzone”. Ma di verità, anche un po’ scomode, Motta ne ha raccontate, una su tutte quelle in “Del tempo che passa la felicità”, in cui suggerisce “sarebbe bello finire così, lasciare tutto e godersi l’inganno, ogni volta”.
Verso il finale, parte il riff della dolcissima “Sei bella davvero” – tra i suoi brani più celebri, dedicata ad una transgender – e l’ultimo singolo in radio “La nostra ultima canzone”, orecchiabile e dolceamaro. In chiusura, un omaggio al suo passato con i Criminal Jokers con il brano “Fango” e la ballata dedicata al papà, “Mi parli di te”: in quest’ultima, due generazioni a confronto, desideri, rimpianti, ricordi d’infanzia e inversioni di ruolo. Che poi forse “essere felici” vuol dire questo, essere in pace con il passato e pronti per il futuro. Quel “quasi” lasciamolo lì, per scaramanzia.


(foto del live a Radio2, Roma)

SCALETTA

Intro
Ed è quasi come essere felice
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Vivere o morire
La prima volta
Chissà dove sarai
Per amore e basta
Prima o poi ci passerà
Del tempo che passa la felicità
Ci pensi un po’
Prenditi quello che vuoi
Roma stasera
Se continuiamo a correre
Abbiamo vinto un’altra guerra
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Fango
Mi parli di te

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