Si intitola “Il senno del pop” forse uno dei più bei dischi di Mirco Menna. Passato agli onori della cronaca sicuramente per aver dato voce e forza al Parto Delle Nuvole Pesanti ma anche per tanta militanza nella poetica fatta canzone (non ultimo il suo tributo a Domenico Modugno), oggi pubblica questo disco che sembra avere la delicatezza dei colori a pastello e la fermezza della maturità artistica di un poeta che sa come gestire quell’equilibrio sottile che c’è tra l’espressione istintiva e il gusto estetico popolare. Non a caso il titolo di questo disco un poco mette in luce questa doppia faccia. Canzoni di grande spessore, canzoni di grande valore… e anche canzoni che sapre delle programmazioni radiofoniche.

Domande per giocare un po’ con le parole. Che fai nella tua via con il “Senno del pop”? Ti sei ricreduto o ne sei decisamente contento?
“Decisamente contento”, specialmente di me, nella mia vita, non lo sono mai stato. Però mi ricredo spesso. Per il resto, il senno che tento di esercitare nella mia via, come dici, è per l’appunto un senno pop. Nel suo primo significato di “popolare”, mi piace la parola e ciò che evoca, nel bello e nel meno bello che pure ci tocca, tentando di migliorare.

E con i nuovi cantautori? In che rapporti stai? In particolare mi riferivo alla scena e alle nuove tendenze: tu che attingi dal mondo classico… come la vedi tutta questa trasgressione?
Dipende da cosa intendiamo per “nuovi”… ci sono quelli del mio tipo, considerati nuovi in quanto perennemente “emergenti” e altri più propriamente detti “nuovi”, gente che ha l’età dei miei figli e alcuni di loro mi piacciono molto. Frequento artisti di entrambe  parecchi di loro ho rapporti di grande confidenza e stima. Quel che invece non vedo è la trasgressione che dici, semplicemente perché non c’è più nulla da trasgredire, è finito il tempo. A volte c’è un saperla cantareuda e sfacciata, come alcuni fanno molto bene, ma di trasgressione non mi pare che in giro ce ne sia granché. È possibile che sia più trasgressivo io che “attingo al mondo classico”, perfino.

Domenico Modugno non ti abbandonerà mai o sbaglio? Quel certo modo di essere e di fare musica…
No, non credo che mi abbandonerà, come capita con tutto ciò che hai appreso col primo la, che ti ha insegnato il camminare prima dei primi passi.

Per chiudere una curiosità: ma Mirco Menna è mai stato Rock?

In senso musicale sì, naturalmente. Ho cominciato a suonare (da batterista) con il punk, come quasi tutti. Poi ho via via approfondito altro, nemmeno alla batteria sono stato davvero un musicista rock. Ma forse in senso esistenziale (come da qualche tempo usa classificare e distinguere), lo sonopiù.

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