Cominciamo dalla fine, o meglio, tocca “Abituarsi alla fine”, anche a quella di una bella serata calda d’estate all’aperto, sotto il cielo di Roma, rifocillati da una birra fresca ed energicamente scossi da una buone dose di sano e verace rock, quello de I Ministri, sul palco di Rock in Roma 2016.

E ti rendi conto di aver assistito ad un bel concerto quando il sorriso è stampato sulla tua faccia e cammini ciondolando sentendo ancora il ritmo sottopelle di una batteria travolgente, che fa venire in mente ai tuoi amici reminiscenze di un Iggy Pop dalle movenze inimmaginabili e di vodka calda colata in gola come se fosse acqua, perché il buon rock evoca altro rock.

Ad aprire la serata , o meglio le danze, ci sono i Selton, gruppo dalle radici brasiliane ma che da qualche anno si è naturalizzato milanese, capace di portare una ventata di freschezza con una musica ballabile ma a tratti un po’ malinconica, che potrebbe portare uno scorcio d’estate anche in una fredda serata invernale. Le suadenti note dei Selton ci preparano al piatto forte della serata, che non delude, anzi: i Ministri.

Loro sono una realtà ormai consolidata nel panorama della musica italiana, dove hanno fatto il loro debutto 10 anni fa, e album dopo album, come loro stessi sottolineano nella serata con il brano “Noi fuori” (che insieme ad “Idioti” sono i brani che fanno salire la rabbia e la fame del rock!), senza il supporto di chi ormai ha lo strapotere mediatico in Italia, a fatica hanno portato avanti un discorso fatto di musica, sudore e voglia di farcela, trovando il culmine dell’espressione proprio nei concerti, come in realtà dovrebbe essere per ogni gruppo rock che si rispetti. Senza mai dimenticare la melodia, i Ministri portano in scena un concerto che è pura energia e rabbia senza mai farsi profeti di qualcosa di eccezionale o mai sentito. Attraverso un suono ruvido ma preciso anche dal vivo, con una batteria potente (base fondamentale del vero rock), e grazie a testi pungenti ma a tratti poetici (“Una palude”), danno voce a quella parte di gente che non ci sta, che da tempo ha capito che il vero pericolo viene dall’alto “È dall’alto che ci dividono, è la in alto che inventano il pericolo”.

Il bosco della musica italiana sembra da tempo malato, con gruppi sfornati dai talent che sembrano fatti apposta per venderci prodotti di cui non abbiamo bisogno, e da marionette super tatuate di conformismo e ipocrisia che fanno bella vista di loro dalle copertine di presunte riviste di musica, che più che parlare di cultura e musica propinano status symbol da codice a barre e mappature di pokemon; ma è nel sottobosco che si nasconde la vera vita, quella parte nascosta che pullula di linfa vitale, quella che scorre nelle vene dei Ministri,  e di quelli come loro che continuano a “Spingere”, perché in fondo quello che vogliono è solo cercare di stare bene.

 

SCALETTA:
01. Mammut
02. Comunque
03. Cronometrare la polvere
04. Idioti
05. Sabotaggi
06. Gli alberi
07. Spingere
08. Non mi conviene puntare in alto
09. Noi fuori
10. Tempi bui
11. Una palude
12. La piazza
13. Bevo
14. Il bel canto
15. Diritto al tetto
16. Abituarsi alla fine

 

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