Artista: Sara Loreni
Titolo album: Mentha
Tracklist:
1- La gente
2- Dovresti alzare il volume
3- Lontano da qui
4- Eva
5- Ancora qui
6- Sei tu
7- Fuori città
8- Mi piaci
9- Per non fare rumore
10- Viens toi
Mentha“, con il “th“, questo il titolo dell’album di Sara Loreni (per Maciste Dischi) dopo l’ep di esordio del 2012 (Rockit), forse scelto per voler sottolineare una ventata di fresco; di novità in quanto originalità resta un pò il dubbio (St. Vincent e la nostrana Levante), però la menta qui ci riporta a qualcosa di colorato, con tante sfaccettature come coriandoli di musica, ed è divertente, perchè una sognante ironia attraversa tutte le 10 canzoni del disco.
L’album, registrato al Bass Department Studio di Verona, vede la collaborazione di molti artisti (Stefano Amato, Diego Dal Bon, Marcello Batelli, Massimo Manticò), e variegato è anche lo scheletro musicale di ogni canzone, paragonabile ad un caleidoscopio, non da vedere con gli occhi ma da ascoltare con le orecchie. Man mano che l’album scorre sembra di entrare sempre più in punta di piedi in una dimensione onirica, la lontananza da un mondo “terreno” si percepisce non solo nei suoni ma anche nei testi, dove Sara  sembra voler estraniarsi da una “società” che le va stretta, a cominciare da “La gente” che “si bacia per strada e poi dorme da sola”, come una moltitudine di solitudini. “Lontano da qui” sembra arrivare dagi anni ’80 delle sigle dei cartoni animati, ma la voce si fa matura e diventa strumento che si scioglie nelle orecchie. Alla base di tutto un tappeto fatto di sintetizzatori e loop, con grande ricercatezza di suoni, inevitabile per questo ritrovare alcune atmosfere alla Depeche Mode (“Sei tu”), ma anche un allegra leggerezza di un semplice “Mi piaci“, da gustare come un gelato da adolescenti.
L’amore e’ comunque il collante che tiene insieme la nostra vita, e “Per non fare rumore” descrive proprio quella prima fase dell’innamoramento, camminando su un prato fatto di suoni leggeri dove “si dicono solo cose giuste in una lingua che non si conosce”. Si finisce con “Vien toi“, cantata in francese, e se non bastasse una lingua che gia’ di suo trasforma qualsiasi parola in sensualita’, ad aggiungere tono c’è il suono di un violoncello, strumento “vero” in un carnevale di campionamenti.
A volte la “sperimentazione” può portare ad un vuoto artistico ma non e’ questo il caso, anzi, “Mentha” si presenta come un progetto che punta in alto, dosando bene suoni che sembrano venire dallo spazio, con una base cantautoriale di notevole qualità.

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