Reduce da un bellissimo secondo posto a The Voice in Belgio da cui si sono aperte porte e opportunità per Matteo Terzi, cantautore italiano che ha spopolato altrove con il singolo “Between us”. Ora è il momento di dargli una voce in patria e l’occasione è ghiotta per lanciare il bellissimo video ufficiale realizzato da Przemek Filipowicz: la realtà virtuale di oggi, la sempre eterna effimera condizione dell’apparire che mescola le carte e restituisce un senso alterato delle cose. Ormai ogni giorno siamo costantemente bombardati da informazioni che provengono da filtri digitali piuttosto che dal reale contatto umano. Matteo Terzi, in questo rock di stampo inglese, denuncia tutto questo e lo fa con gusto internazionale e con un suono proveniente, sembra, da generazioni passate. La firma di Lionel Capouillez ai missaggi, e la collaborazione con Giuliano Vozella fanno di questo brano un vero piccolo gioiello che testimonia quanta bellezza di casa nostra stiamo ignorando… per quel modo isterico che abbiamo di stare sempre dietro ai filtri di questa società dei consumi.

Noi parliamo spesso di Rock inteso più come un certo modo di stare al mondo, di fare musica, di pensarla… secondo questa “definizione”, quanto rock c’è dentro questo brano?
Dentro “Between us” c’é la voglia di raccontare una storia di solitudine, c’é la voglia di fermarsi un momento e cercare di capire se il nostro essere costantemente connessi, condizione dalla quale ci sembra di non poter più uscire, ci stia portando dove vogliamo essere o no. E credo che fin quando sei pronto a metterti in discussione e a raccontare le tue paure, le tue fragilità, ci sia molto di rock.

Tra di noi esiste sempre qualcosa. Una domanda sociale: oggi parli di realtà digitali, quindi di tutto ciò che viene filtrato da uno schermo. Ma prima? Cosa accadeva prima che i social e la televisione non c’erano? Esistevano sempre dei filtri che alteravano la realtà?
Le nostre realtà sono sempre state filtrate dalle opinioni degli altri, o più in generale da come ci sentivamo percepiti dagli altri. Oggi il mondo digitale ha da una parte esasperato questo aspetto, rendendo di fatto le nostre vite e la nostra privacy accessibile a centinaia di migliaia di persone, dall’altro lo ha reso virtuale, creando dunque scambi, confronti, conoscenze a base di like e messaggistica istantanea. “Between us” prende atto di questo cambiamento, di queste nuove solitudini, e individua nel tornare a prenderci cura delle relazioni reali, quelle “analogiche”, una possibile cura.

Una direzione sonora che molto deve a quel certo modo di concepire il pop rock in Inghilterra o comunque in tutta quella parte di mondo e di musica che va da Ed Sheehan agli U2… ho fatto una sintesi violenta, me ne rendo conto. Aiutaci a raffinarla…
Il pezzo nasce proprio da quel mondo musicale, la scena pop-rock e brit-pop degli anni ’90/2000, Ed Sheeran e U2 sicuramente ma anche Oasis, Ocean Colour Scene, Primal Scream e tanti altri, e si mescola alla nuova scena electro-pop, della quale mi piacciono molto ad esempio Dermot Kennedy, Billie Eilish, Mahmood. La sfida é quella di arrivare a questa contaminazione passando per sonorità da songwriting, penso ad artisti come James Bay o Damien Rice.

Giuliano Vozella è un nome che si rende protagonista in questa produzione. Ed è inevitabile visto il genere ed il suono. Che tipo di incontro è stato?
Io e Giuliano siamo amici di vecchia data e abbiamo a più riprese collaborato nei nostri rispettivi progettii. Poi a metà dell’anno scorso ci siamo trovati sempre più a stretto contatto lavorativo e dopo aver constatato ancora una volta quanto fossimo vicini artisticamente ci siamo detti che era il momento di scrivere una canzone insieme. Il risultato ci é piaciuto cosi’ tanto che abbiamo cominciato a scrivere un album!

Per chiudere facciamo qualche buon paragone. In Belgio, come si percepisce la nostra scena musicale?
Arriva molto poco della nostra scena meno commerciale, come é immaginabile, per cui il panorama italiano nella percezione belga gravita intorno ai grandi nomi come Tiziano Ferro, Ramazzotti, Pausini, Nek e, dopo Eurovision, anche Mahmood. Una cosa simpatica é che in Belgio, essendo stato meta per molti italiani nel secondo dopo guerra che cercavano lavoro in miniera, ci sono tanti italiani e quindi ci sono anche alcuni cantanti di chiare origini italiane che li’ hanno molto successo ma i cui nomi a noi dicono poco o nulla, tra tutti Salvatore Adamo o Claude Barzotti.
Una cosa che mi ha colpito molto in Belgio infine é stato il tipo di ascolto che c’é ai concerti. Che tu canti un pezzo in italiano, in inglese o in francese, c’é sempre un ascolto molto attento, pieno di rispetto ma anche di partecipazione.

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