Decisamente alternative rock dentro le pieghe ma guardate, cari critici, che la new wave è decisamente una matrice importante dentro questo disco. E non solo dentro il brano “Chiedi alla polvere” che tanto deve alla letteratura di John Fante, ma anche brani come “Il tuo cuore batte lento” (e come questo ben mille altre sfumature) si pregiano di chitarre che nel dialogo come nel gusto estetico richiamano la new wave inglese e non solo. Ed è così che il rock di MASUA dentro questo nuovo disco “Occhi chiusi” (si noti anche la voce come cerca quel preciso mondo anche se qui, nella title track del disco, i toni si fanno decisamente più dark e noise) siamo alla ricerca dell’estetica e della morale dentro cui indagare le ragioni del rock. Se fosse stato qualche filo meno radiofonico questo disco, avrebbe davvero giocato carte anche dedite ai palati finissimi… tanto per fare i pignoli…

Noi iniziamo sempre parlando di rock come di concetto, di modo di pensare più che di genere. Potremmo dire che, nonostante il genere sia didascalico in tal senso, che “Occhi chiusi” sia un disco di “rock”?

Il ROCK … quante cose è il rock! Ognuno ha il suo. Per molti, me compreso, è quella t-shirt che ti metti sù quando vuoi sentirti comodo, a casa. Il rock è arrabbiato e aiuta gli arrabbiati, a volte quelli un po’ depressi, qualcun altro è più leggero o più blues. Secondo me capisci subito quando uno è rock. È un mondo così ampio che non riesco quasi a parlarne, ma sicuramente profondo, che ha bisogno di raccontare. Occhi chiusi è ROCK, si perché è inca__ato, nostalgico, suona distorto, picchia sulla batteria. Quando ami questa musica, diciamo un po’ aggressiva, secondo me hai dentro qualcosa che è scomodo da tenere. Fare rock ti aiuta, davvero, e non è una moda per fortuna, anzi … a volte ti senti un po’ fuori, in fondo ti discosti anche in altro nella vita, ed ecco che la musica identifica ciò che sei!


E poi cosa si vede ad “occhi chiusi” secondo te?

Ad occhi chiusi si vede eccome! Hai mai sentito parlare di Napoleon Hill? Chiudo gli occhi per non guardare, ma anche per vedere, e spesso mi esercito a sognare consciamente. Puoi vedere quello che vuoi, che desideri!


Ci incuriosisce questo suono distorto delle chitarre che però ci si aspettava forse più in prima linea… invece le sento appena dietro nel mix. Sbaglio?

Sono un baritono, quando salgo la mia voce si fa più sottile, ho cercato un equilibrio. Più che altro in fase di master ho scelto di tagliare molto i bassi, forse questo con un buon dispositivo ti da’ quella sensazione di voce fuori che in realtà volevo.


E poi questo video molto italiano… molto pop… perché in fondo il pop non è poi tanto distante da te vero?

Solo qualche anno fa mi sarei arrabbiato molto per questa definizione … ahahah, ma andando avanti a scrivere effettivamente mi sono reso conto che l’influenza della musica italiana nelle melodie mi appartiene; volente o nolente ti arriva addosso! Il video è girato a Cagliari, la città che amo, è un flashback di ricordi leggeri. Sicuramente non abbiamo inventato nulla di nuovo, una particolarità è sulla post-produzione: parte del video è stato riversato in analogico, su VHS,, e poi riportato in digitale da Pietro Medda. Secondo me da’ un tocco particolare che non raggiungi con la sola correzione digitale.


Perché conservare questo moniker alla “morte” del trio?

Il trio mi diceva sempre: “sei tu Masua”, noi non siamo una band. Ci ero rimasto male all’inizio, ma in effetti avevano ragione. Il nome è preso da una zona che amo della Sardegna, era il “mio” nome;  inoltre erano già usciti il singolo Dentro di me e l’Ep Rumore di Sogni, non ho voluto tra le altre cose fare dei take-down. A me suona bene, mi sa’ quasi di tribale, di selvaggio, proprio come quella zona magica del Sulcis.

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