1 luglio – Ore 21.30, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, una location che farebbe felice qualunque amante dell’ars musicae, specialmente un cultore della buona e bella musica come Mario Venuti.

A distanza di due anni da “L’ultimo romantico” l’artista siracusano presenta “Il tramonto dell’Occidente“, un lavoro scritto, ideato, prodotto e musicato con l’amico Francesco Bianconi e Kaballà, in collaborazione con le voci di Franco Battiato, Alice, Giusy Ferreri e Nicolò Carnesi.

Accompagnato da eccelsi musicisti quali Antonio Moscato al basso, Pierpaolo Latina alle tastiere e Donato Emma alla batteria, Venuti presenta un disco composto da otto inediti, una serie di canzoni dirette, decisamente pop, prive dei virtuosismi vocali che spesso lo hanno contraddistinto.
Il tramonto dell’Occidente, come sottolinea lo stesso Mario Venuti durante il concerto, è l’idea della fine di un’epoca e il possibile inizio di un’altra migliore.

È un disco dai toni forti, incentrato sulla crisi dei valori di questo secolo, un percorso di meditazione che inizia con il tramonto sull’Occidente, metafora di una società che sta degenerando e distruggendosi insieme alle nostre illusioni, con il sole che ci regala colori e sfumature che lasciano presagire un’alba nuova, forse migliore.
Nessuna malinconia però prende il sopravvento, al contrario il riflettere sul nostro modo di interagire con la vita, sul nostro disagio, deve dar vita a nuove forme di pensiero e a una riconsiderazione dei nostri valori, a una nuova speranza. Non a caso la tracklist prevede come prima traccia “Il Tramonto” e come ultima “L’alba”.

Così, sotto un cielo stellato di un’afosa notte romana, con un’atmosfera unica davanti un pubblico quanto mai eterogeneo Mario Venuti non smette per un solo istante di stupire suonando ben ventitre pezzi per due ore abbondanti di concerto.
In versione acustica molti dei suoi cavalli di battaglia hanno lasciato spazio a nuovi pezzi come “Il tramonto”, “L’alba”, “Tutto appare” e i sofisticatamente belli “I capolavori di Beethoven” e “Ventre della città”.

Non mancano poi quelle canzoni che lo hanno reso unico negli anni, dalla celebre “Veramente” a “Crudele“, passando per “A ferro e fuoco” e la quanto mai opportuna “Bisogna metterci la faccia“.
E Mario Venuti la faccia ce la mette sempre, emersa da quella musica che tanto ama, con un tocco dell’ironia che lo contraddistingue. Come quando acclamato dalla folla per un bis di fine concerto ammette con un sorriso “Il prossimo pezzo è Fortuna. L’ho arrangiata almeno mille volte ma è sempre più bella. Scusate ma la falsa modestia non mi appartiene“.

E allora fortuna sia, come quella che ha contraddistinto il pubblico della serata nell’ascoltare questo meraviglioso esempio d’uomo e d’artista.

“Questo ragazzo di quarant’anni ha amato un uomo e poi una donna. Mi racconta che ha passato un anno e mezzo in una comune nello stato di Bahia, e anche se da tempo è ritornato sarà sempre un figlio di Lemanjá. Dimmi se questa è o non è magia. Siamo obbligati ad essere felici”
(Fortuna, Mario Venuti)

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