Si intitola “Albore”. Sono composizioni e sono esperimenti, sono tracce di spiritualità ed intima conversione a nuove frontiere della propria coscenza. Non stiamo vaneggiando ne stiamo parlando di un disco che sperimenta religione e misticismo. Stiamo parlando di un Lounge d’autore di grandissimo gusto che si tiene sempre sospeso ed etereo, che si lascia ascoltare come fosse una nenia che ricorre e ciclicamente ritorna. Il marchigiano Manuel Volpe con la sua voce bassa, scura, pensierosa, torna in scena con un nuovo disco che non è Italiano, ne Americano…figuriamoci se fosse Africano per quanto spesso le percussioni e i cori Yoruba ce lo ricordano. Il disco di Manuel Volpe fa il giro del mondo…e noi con lui.

Un nuovo disco. Come sei arrivato al suo concepimento? Un filo conduttore per l’impresa?
Ho iniziato a scrivere questo nuovo album ancora prima dell’uscita del mio primo lavoro quasi 4 anni fa. In qualche modo sentivo di dover superare quello che avevo fatto fino a quel momento e così ho iniziato a buttare giù idee, studiare ed esercitare la scrittura per focalizzare la direzione da prendere e il materiale sonoro con cui lavorare. Il filo conduttore resta sempre lo stesso: il desiderio di conoscere me stesso attraverso la musica e ll processo creativo.

Di sicuro lontano dalla scena indie che ascoltiamo. Volutamente trasgressivo o sei altrettanto lontano dai modelli che il “mercato” discografico chiede?
Non c’è niente di voluto o premeditato. Questa è la musica che voglio fare ed è il frutto di tutto ciò che sono e che oggi cerco come ascoltatore. L’unico gusto che voglio compiacere è il mio perchè credo che la sincerità di un lavoro sia l’unico vero atto di rispetto verso gli ascoltatori.

C’è molta spiritualità in questo disco. Il tuo rapporto con Dio? Come e quanto è presente in “Albore”?
Stiamo imparando a conoscerci. È un percorso lungo, ma il solo fatto di essere riuscito a realizzare un disco come questo mi rende molto felice. In generale posso dire che sono molto disilluso dal linguaggio e dal pensiero logico. La spiritualità mi sembra ad oggi la chiave giusta per una comprensione di ciò che accade.

“Nostril” è un brano che nasce e cammina per le strade di una città. Che città pensi che sia? Che città vediamo nel video? Può andar bene anche la nostra qualunque essa sia?
La città ripresa nel video è Torino ma, a prescindere dal rimando concreto, mi interessa la città come luogo della socialità e dei rapporti umani, o come palcoscenico in cui ogni giorno tentiamo di esprimere la nostra individualità. Questo può generare scontri ma anche occasioni preziose per imparare qualcosa in più su noi stessi.

Rhabdomantic Orchestra: se non sbaglio in qualche misura è anche lei una tua “creatura”. Come nasce?
A differenza del precedente lavoro ho scritto praticamente tutto prima di entrare in studio tenendo a mente l’organico che avrei voluto utilizzare. Senza alcuna prova preventiva, ho invitato amici e musicisti stimati a partecipare alle sessioni di registrazione, inviando le parti solo pochi giorni prima. Il clima era stupendo e ci siamo davvero divertiti. Ho in mente molti progetti con Rhabdomantic Orchestra anche all’infuori di me.

Dal vivo? Il vero ambiente preferito per questo disco?
Albore è un disco nato in studio quindi il suo habitat naturale è sicuramente il disco. Il live sarà un’occasione per scoprirlo e conoscerlo in una nuova veste.

Comments

comments