Esordio fortunato quella della giovane Maëlys che debutta con un disco dal titolo “Melange” pubblicato da Playbrown Group prodotto e guidato artisticamente da Claudio La Rocca e Vincenzo Guerra. Su 100 DECIBEL le rubiamo qualche curiosità ed è l’occasione buona per mandare in onda questo bellissimo video: “Apricot Marmelade”. Un sint-pop di matrice americana che deve molto agli scenari elettronici “soft & lounge” di questo nuovo scenario indie italiano. Che poi la bellissima voce “vissuta” di Maëlys e la scrittura di questi brani ci trasportano in un immaginario a cavallo tra il vintage consumato e un futurismo quasi distopico. Bellissimo il video che probabilmente con questi concetti gioca e sa come osare senza farsi male. Play Loud gente:

Maëlys: raccontaci questo nome. Raffigura qualcosa di te o qualcosa dell’artista che vuoi diventare?
Dovendo spiegare il mio nome “Maëlys” nella sua semplicità, posso solo dire che è un nome proprio di persona francese. Mi è stato suggerito da una persona a me cara, che stimo molto, che conosce la mia passione smodata per la cultura francese. Non volevo discostarmi molto dal mio nome vero (Marilisa) quindi mi è sembrato geniale.

L’America e la Francia dialogano assieme. Il mood industriale della tua musica contro l’estetica di molte cose che vedo nel video… ma sono sensazioni mie. La tua chiave di lettura? Da dove viene la tua musica?
Ho scritto i brani del disco a quattro mani con Claudio “Sup Nasa” La Rocca (che poi si è occupato della composizione insieme a Stefano De Vivo), quindi quello che mi sento di dire è che la mia musica viene da due menti molto attente alle realtà e sonorità internazionali.

Sembra quasi tu voglia celebrare il passato e allora ti faccio la domanda delle domande: si stava meglio quando si stava peggio secondo te?
La domanda delle domande, soprattutto per una persona tremendamente nostalgica come me! Ti risponderei di si, il mio passato lo guardo ancora con tanto affetto, ma per fortuna all’essere nostalgica si combina l’essere propositiva: c’è sempre di meglio da fare e di meglio da vivere. Sono speranzosa.

E sempre parlando di passato: perché allora non celebrarlo anche con una musica “antica” piuttosto che tuffandosi oltre le frontiere del digitale?
La musica è del tutto viscerale, profonda, inconscia: penso che dentro di me facciano a pugni il passato e il futuro, e forse la voglia di essere proiettati lontano almeno nell’espressione musicale ha la meglio. È sempre bello proporre qualcosa di nuovo, anche perché “l’antico” non è della mia epoca e io credo non saprei mai farlo meglio né bene quanto quelli che mi hanno preceduta, perché c’erano dentro.

Oggi la musica ha una dimensione molto più di produzione e molto meno di live. Come la vedi tu? La musica di Maëlys vive oltre i supporti digitali? E come?
Questo è un discorso che affrontiamo davvero spesso, soprattutto con Claudio, il mio producer, anche perché è lui quello più soggetto alla possibilità di intervenire meno live. Per fortuna viaggiamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, ossia quella del suonare, dell’interplay, del distaccarci dalla mera produzione di una traccia, un po’ ingabbiata. È una bella sfida, ma è il solo modo che abbiamo per viverci a pieno i live e portare a casa delle sensazioni forti.

Nuove scritture in vista? Questo esordio l’hai portato a casa con ottimi riscontri. E ora?
Sono davvero felice di quello che è derivato dall’uscita di Mélange, e ho davvero tanto da dire. Ho una voglia irrefrenabile di scrivere, mi trovo in quel momento in cui ho così tante idee, sensazioni, immagini, pensieri in un vortice che ho bisogno di riordinarli tutti per scrivere qualcosa di perfettamente espresso. Sono sicura che nascerà qualcosa di davvero intimo, e non vedo l’ora.

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