Primo Ottobre. Esce il disco dei Lush Rimbaud, il nuovo affascinante ed enigmatico capitolo del tutto visionario che trascina con se ansie psichedeliche, metalliche sensazioni di etereo e quel gusto poco italiano che abbiamo di contaminarci in un equilibrio che poi diviene tutto personale. Disco di sintesi come si legge da più parti, a partire dal titolo: “L/R”. Disco che attinge a tutta quella psichedelia che dagli anni ’70 arriva ai nostri ascolti, trascinata per mano da potenze come il progressive nostrano dei Goblin piuttosto che antiche rivoluzioni degli americanissimi Silver Apple. E tanto altro fino ad arrivare oggi alle nuove leve di cui i marchigiani Lush Rimbaud sembrano esserne promotori e protagonisti. Il video del primo singolo estratto si intitola “Marmite” ed è solo l’inizio. Abbiamo fatto due chiacchiere con loro per gli amici di 100 Decibel.

Per chi non vi conosce: da dove nasce questo nome?
Il nome nasce da un romanzo, “Exquisite Corpse” di Poppy Z. Brite. Uno dei personaggi di questo libro, un dj di una radio pirata, si chiamava Lush Rimbaud, e ci è subito suonato bene.

Il primo videoclip ufficiale è Marmite, cosa potete raccontarci in merito?
Il video è stato realizzato da Juri Cerusico (Teapot Film) e rende bene visivamente l’atmosfera che il pezzo, e più in generale il disco, cerca di creare: una sorta di viaggio psichedelico dai contorni indefiniti, a metà strada tra visioni oniriche e realtà allucinata.

Cosa spinge a rifugiarsi nella psichedelia? Perché “l’incomprensione” piuttosto che un linguaggio sfacciato?
Viviamo in una società complessa e a volte paradossale, che pretende però di comunicare con slogan semplici e d’impatto. Noi per fortuna non dobbiamo vendere prodotti, né conquistare voti. Questo disco parla delle nostre esperienze, delle nostre emozioni, delle nostre speranze, quindi possiamo permetterci di essere criptici e dilatati, perché così esse sono.

Che ambizioni sono nascoste dietro le righe di questo disco?
Staremo a vedere,  siamo comunque molto soddisfatti del disco e abbiamo una gran voglia di suonare in giro.

Rispetto al vostro passato siete più essenziali in qualche misura. Maturità o sperimentazione?
Ci fa piacere che la cosa si noti, abbiamo lavorato molto su questo aspetto, cercando di eliminare il superfluo sia in fase di composizione che durante le registrazioni. Sicuramente c’è stato un processo di maturazione personale in ognuno di noi che ci ha portato sulla strada del “less is more”, ma anche il desiderio di sperimentare un sound diverso dal passato ha giocato un ruolo importante.

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