Li aspettavamo!

Dopo aver ascoltato, recensito e cantato tutto d’un fiato il loro ultimo lavoro, eravamo davvero ansiosi di poterli vedere dal vivo. E così lo scorso sabato 22 Marzo siamo stati (quasi) soddisfatti. In un Orion che si è riempito pigramente (causa la partita della Roma) e dopo un tour che è iniziato alla grande e che li sta portando a nord e a sud dello stivale senza sosta, i No-Brain-O (tanto per far chiarezza sul loro nome) finalmente sono arrivati nella capitale.

Ad aprire la serata sono stati i Kutso (Matteo Gabbianelli, voce; Donatello Giorgi, chitarra; Luca Amendola, basso; Simone Bravi, batteria), o meglio tre di loro, privi di Matteo. Però la musica di sottofondo ha continuato a suonare, tanto da spingere i musicisti a fare un secondo ingresso. Inconveniete o “scenetta” organizzata? Sta di fatto che sono noti gli ingressi canori improvvisati da Matteo per riscaldare la voce e giocando proprio su questo imprevisto inizia lo spettacolo. Ammettiamolo: ci sono mancati i bei vestiti sfoggiati ed ammirati in passate occasioni. Solo Donatello aveva la testa cinta da una corona illuminata da faretti. Strepitosi, energici e scoppiettanti, dalle capriole sul palco al coinvolgimento del pubblico in simpatiche scenette coreografiche.

Come però spesso accade, la grande attesa della serata era per loro: i Nobraino. Quello che è sembrato un lungo cambio palco si è dimostrato essere poi un buon pretesto per cantare tutti insieme le canzoni di sottofondo: da Immagine a Lose My Religion. Un buon modo per riscaldare la nostra voce!

Quando Lorenzo Kruger (voce), Bartok (basso), Néstor (chitarra), Vix (batteria) e Davide Jr.Barbatosta (tromba,chitarra e seconda voce) salgono sul palco il pubblico è euforico e visibilmente emozionato.

La loro performance è stata impeccabile. Nonostante qualche inconveniente tecnico, come microfoni che a tratti fischiavano coprendo la voce di Kruger, è stata una serata dinamica e creativa, sin dall’inizio, caratterizzata dall’interpretazione di Kruger che rende ciascun brano ogni volta unico.

Il Muro di Berlino e Un’Altra Ancora danno il via al loro tempo. Non abbiamo ancora avuto del tutto modo di assimilare il loro ultimo lavoro che già in questa serata ci hanno proposto un nuovo brano inedito, Cancro Al Senno in cui, come ormai ci ha abituato, Kruger canta delle cose ovvie ma in uno stile e con un’interpretazione tali da farle apparire come dei mantra che potrebbero risollevarci da ogni male interiore: “la natura non va pregata, ma capita”. Sempre pronti a prendercela con chi sta sopra le parti, ma poi è il solo e semplice scorrere della vita. Oltre ai brani del nuovo lavoro (Lo Scrittore, Jacques Pérvert, Bigamionista, Esca Viva, Endorfine, Il Semaforo, Luce), sono stati riproposti i brani dei primi album, come Tradimentunz, Bifolco e Film Muto e poi due omaggi: una simpatica rivisitazione de L’Italiano, Clandestino e un bellissimo omaggio a De André, a seguito della rivisitazione della storia narrata di Michè.

Un pubblico non  proprio reattivo quello dell’Orion, più attento a pogare e a scattare foto o fare video, piuttosto che interagire con la band; cosa che effettivamente ha un po’ destabilizzato Kruger, che ha mostrato qualche indecisione anche nel fare i suoi vivaci crowd surfing. Poi la voglia del suo pubblico è stata davvero tanta e, salito sul privè, si è lasciato cadere di spalle sulla folla che lo ha accompagnato nuovamente sul palco. La “delusione” più grande però è stata quando dal pubblico nessuno si è sottoposto al taglio di capelli per Mangiabandiere, tanto da spingere Kruger a cambiare brano. A seguito di Film Muto e Bifolco, un ragazzo però si è fatto coraggio ed è salito sul palco, ottenendo un nuovo look e un abbraccio caloroso di Kruger (forse pieno anche di riconoscenza, chissà?!).

29 canzoni, di cui Narcisisti Misti cantata con Matteo dei Kutso: un concerto corposo e ben costruito. Speriamo presto in un ritorno dei Nobraino, perchè di loro non se ne ha mai abbastanza.

 

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