Serata intensa quella di sabato 23 al Monk Club di Roma che ha ospitata sul proprio palco due gruppi che propongono performance musicali interessanti e coinvolgenti.

In apertura alla serata i Sadside Project, gruppo romano formato da Gianluca Danaro (voce, chitarra, mandolino, tastiere e arpa), Domenico Migliaccio (batteria e percussioni), Claudio Gatta (basso, tastiere, chitarra) e Andrea Ruggiero (violino). Già con loro l’atmosfera della serata diventa piuttosto intrigante perché il loro folk riesce ad arrivare in modo genuino e potente. La vivacità scanzonata di un certo tipo di folk, che si arricchisce anche di sonorità irlandesi, la potenza del garage rock, la voce profonda e calda, un mix che fa amare fin da subito questo gruppo. Questo perché ci si trova davanti ad una band matura, che non a caso sta facendo spesso parlare di sé nella scena underground romana.

Dopo di loro, sul palco i Fast Animals and Slow KidsAimone Romizi (chitarra, voce, percussioni), Alessandro Guercini (chitarra), Jacopo Gigliotti (basso) e Alessio Mingoli (voce, batteria) – accompagnati per l’occasione da Nicola Manzan di BOLOGNA VIOLENTA alla chitarra e al violino.

Il gruppo esegue quasi tutti i pezzi di Alaska, ultimo album della band uscito nel 2014, ma anche diversi pezzi da Hybris del 2013. Chi ha già assistito a qualche live dei FASK sa quanta energia ci sia in ognuno dei loro concerti e quelli che li vedono per la prima volta impiegano poco tempo a capirlo. La scaletta è eseguita praticamente senza prender fiato né pause. Poche parole e tanta musica, per un concerto che è una scarica di adrenalina.

Il gruppo, più in forma che mai, a metà concerto circa confessa che questa del Monk è l’ultima data romana prima di una pausa da un tour che dura da circa 5 anni. Ciò che stupisce di questa band è che riesce sempre a dare tutto, senza risparmiarsi mai e con una grinta che fa invidia. Così non mancano stage diving e crowd surfing, il pubblico è coinvolto, l’adrenalina percepibile nell’aria. Come quando Aimone si appende letteralmente al soffitto dopo aver “surfato” sulla folla.

I loro live sono follemente estremi senza sembrare eccessivi, con l’unico grande risultato di conquistare letteralmente il pubblico, sempre carico e pronto a far festa. Un attimo di respiro arriva solo con la pausa prima di tornare sul palco a cantare gli ultimi tre pezzi: Troia e A cosa ci serve da Hybris e Come reagire al presente da Alaska, pezzo che chiude la data romana.

Ottimo il dialogo e l’alchimia con il pubblico, come pure l’energia, che aumenta sia per il loro sound potente – reso ancora più pieno dalla presenza di Nicola Manzan – sia per un frontman che riesce a catturare tutti con il suo carisma. E ancor più quando con le bacchette in mano accompagna la batteria suonando forte il timpano.

«Noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia» questa la frase ripetuta più volte durante i loro concerti, che suona ormai come un marchio di fabbrica e, a detta del gruppo, pronunciata per far rimanere impresso il loro difficile nome. Il loro live, però, arriva potente come un pugno nello stomaco e colpisce tutti i sensi, lasciando difficilmente indifferenti.

Se di presentazioni ci fosse ancora bisogno, a questo punto anche noi vi diciamo «Loro sono i Fask Animals and Slow Kids e vengono da Perugia e se ancora non li conoscete ci dispiace per voi!».

Setlist
Ouverture
Calci in faccia
Il mare davanti
Combattere per l’incertezza
Te lo prometto
Canzone per un abete pt. 2
Treno
Il vincente
Coperta
Calce
Odio suonare
Maria Antonietta
Grand Final

Encore
Troia
A cosa ci serve
Come reagire al presente

 

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