Il 2 giugno 2014 è uscito il loro secondo album dal titolo L’Italia Peggiore, anticipato dal singolo C’eravamo tanto sbagliati che, dopo essere stato reso disponibile su iTunes a metà aprile, è stato in vetta alle classifiche di vendita in quel periodo. Il tutto dopo il primo album Turisti della Democrazia che oltre a farli emergere prepotentemente nella scena musicale indipendente, ha fatto guadagnare loro anche alcuni importanti riconoscimenti. Se non lo avete ancora capito stiamo parlando de Lo Stato Sociale, la band bolognese che da un paio di anni a questa parte ha macinato chilometri (e continua a farlo) attraversando tutta l’Italia e anche parte dell’Europa in un tour che ha contato circa 200 date in un anno. Lo Stato Sociale è Lodo (Lodovico Guenzi), Bebo (Alberto Guidetti), Albi (Alberto Cazzola), Carrots (Enrico Roberto) e Checco (Francesco Draicchio).

Il 31 ottobre la prima data del loro nuovo tour. Nel frattempo li abbiamo incontrati a Roma per una approfondita e piacevole chiacchierata. Ecco cosa ci hanno raccontato seduti su una panchina di un parco, vicino ad un bar. 

Vorrei iniziare dal principio, proprio dagli albori. Magari questa cosa ve l’hanno chiesta già troppe volte, ma sono curiosa di sapere qualcosa sul vostro nome e sulla vostra storia. Quindi vi chiedo, perché Lo Stato Sociale? 

Il nome ha a che fare con la nostra passione per la lingua. Ci piaceva fosse rappresentativo di qualcosa di importante. Abbiamo fatto il primissimo concerto chiamandoci Thomas Doll, che è stato l’unico giocatore della Germania dell’Est a giocare nella nazionale riunificata. Qualche giorno dopo, mentre eravamo al parco, abbiamo pensato che sarebbe stato meglio qualcosa di più efficace e in una canzone che si chiamava Giro di vite, che non abbiamo mai inciso – fortunatamente – si diceva “Fidati di noi, Stato Sociale”. Così ci siamo detti “Cazzo, Lo Stato Sociale ci gasa molto di più in realtà” quindi l’abbiamo preso così. Lo trovavamo molto più nostro che un nome straniero. 

Il vostro ultimo disco, L’Italia Peggiore, mi sembra racconti il nostro paese toccando varie tematiche, dalle più serie a quelle tipicamente quotidiane e, a mio avviso, lo fa in modo diretto e semplice. Ma da quale volontà è mosso? Come è nato? 

Bebo: Ma guarda “L’Italia peggiore” è una citazione di Renato Brunetta che qualche anno fa, quando era ancora ministro, venne contestato da una serie di precari e ricercatori – proprio qua a Roma se non sbaglio – andò in escandescenza e apostrofò questi giovani, quasi tutti under 35, dicendo: “Voi siete l’Italia peggiore” e ovviamente noi cerchiamo sempre di calcare la mano. Nell’album non si parla dell’Italia peggiore, ma di quella migliore che è quella che abbiamo visto confrontandoci con persone che riescono a costruire un’alternativa all’offerta istituzionale (che è assente), per quanto ci riguarda nel mondo culturale ma anche in tutti gli altri aspetti della vita. 

Lodo: … è Brunetta che non capisce un cazzo! Nel disco c’è quello che abbiamo scritto per il tipo di vita che abbiamo condotto durante il tour, attraverso tante zone dell’Italia, vista come non avevamo mai fatto. E poi anche tante zone di noi stessi. Ci siamo accorti, a canzoni finite, che era una raccolta di storie che riguardavano questo paese per come lo abbiamo vissuto noi. Abbiamo visto delle cose molto belle. 

E in generale come nasce una canzone de Lo Stato Sociale? Da cosa traete ispirazione? 

Bebo: Nasce via mail! A turno succede che viviamo un momento in cui non ce la possiamo fare, un grande scazzo interno con noi stessi, con il mondo, per mille motivi e l’unico modo per far uscire le cose che pensiamo è metterle in parola. Noi nasciamo dalla parola. Sono molto autobiografici in ogni caso, quello sì. 

Lodo: Alla fine, quando c’è un testo che ci piace, prendo un chitarrino, faccio tre accordi, ci canticchio sopra, poi faccio un provino registrato malissimo dalle cassettine del computer che non si capiscono neanche le parole, c’è il flanger automatico che appena mi sposto fa “waaaa” e, quando sono proprio sicuro che faccia abbastanza schifo, lo giro a tutti che sono costretti ad ascoltare questa cosa inascoltabile e quindi quando la senti dal vivo ti sembra già bellissima. Poi si mette via la chitarra e si mettono tutti i “pirupiru” elettronici. A volte si riparte da capo alla fine di tutto questo. Si dice: “No, non ci piace, proviamo a suonarla prima di registrarla” e lì, di solito, ci piace quasi sempre. 

Mano a mano che siete cresciuti come gruppo immagino che ci siano anche stati dei cambiamenti sia nella vostra vita che nella vostra musica. Insomma, quando questa diventa una professione, a volte, cambiano le priorità e poi con il tempo, suppongo, si maturi anche come artisti. Rispetto agli esordi o anche solo a Turisti della Democrazia vi sentite diversi in qualcosa? Qualcosa è cambiato? 

Al di là della questione filosofica che un essere umano è diverso secondo dopo secondo, siamo per forza cambiati. Da ottobre 2012 facciamo i musicisti e abbiamo avuto la fortuna di far 200 concerti in due anni, conoscere così tante persone, imparare tante cose e di tutte quelle cose che vedi e che puoi conoscere cerchi di farne tesoro perché comunque andare in giro non basta, bisogna stare attenti. Noi riusciamo ad esserlo in cinque, in maniera abbastanza puntuale. Quindi sì, sono veramente cambiate un sacco di carte sulla tavola. Ovvio che poi cerchi di avere una continuità con te stesso, insomma non ci sono state delle rotture con il passato anzi L’Italia Peggiore è un disco che ha a che fare in buona parte con Turisti della Democrazia, principalmente per il modo in cui viene creata la musica ne Lo Stato Sociale. Poi le cose sono scritte diversamente, la musica è arrangiata in maniera differente … Insomma, dal punto di vista metodologico, sono cambiate molto le cose. 

Una cosa che mi è venuta in mente riguardo a questo discorso, che hai detto “io adesso faccio il musicista” e spesso i musicisti lamentano che quando incontrano qualcuno e si chiede “Ma che lavoro fai?”… 

Bebo: …Sì, il musicista. No, ma che lavoro fai? 

Voi come rispondete a questa cosa oppure quali sono le osservazioni che vi fanno quando dite “il musicista”?

 Bebo: La cosa principale è lo stupore perché purtroppo, in Italia, non si crede mai che qualcuno possa veramente vivere di musica. Almeno che tu non lo veda in televisione o lo ascolti su un network radiofonico nazionale. Quando raggiungi quello status lì, le persone sanno che esisti. Altrimenti non immaginano che possa esserci una sopravvivenza artistica, in generale. Quindi sì, cosa fai nella vita? Faccio il musicista. Anche i miei genitori c’hanno messo un po’ per capire cosa facevo effettivamente. 

Nel vostro brano La musica non è una cosa seria cantate che “La musica ti salva, ti riduce in miseria, la musica ti uccide, la musica non è una cosa seria”. Cosa è per voi e nella vostra vita la musica? 

Bebo: Quello è un testo di Lodo e su questo punto abbiamo due risposte diverse. Io trovo che la musica abbia avuto il 50% delle volte una buona serietà nella mia vita perché è stato il modo con cui sono riuscito a relazionarmi con serenità al mondo, ancora prima de Lo Stato Sociale, da appassionato. A casa ho qualche migliaio di dischi. È anche una cosa seria. Per come la vedo io è ambigua come cosa. In Italia abbiamo un po’ il difetto di dover trovare una pesantezza invece che riscoprire una certa leggerezza all’interno del prodotto culturale quindi capitano, secondo me, osservazioni che sono fuori luogo riguardo alla musica che è pur sempre un gioco. 

Lodo: Certo che diamo risposte diverse! Per me la musica è una ottima punteggiatura di una frase importante, è dove metti le pause, dove fai una virgola, dove dai un peso diverso ad una parola. In quella canzone lì si parla di ciò che è stata musica in questi ultimi due anni, è stata ed è per forza una parte importante della nostra vita. E fa un po’ la livella, no? Va tutto di merda, ma almeno c’è quello. Va tutto da dio però che palle! E porta con sé una pletora sconfinata di rotture di coglioni, ansie, angosce, rapporti difficili di notte col proprio ego, col racconto di se stesso. Ma anche libertà, andare in giro con i tuoi amici, stare bene. È un po’ quello il senso di quelle quattro frasi. 

Il 28 novembre tornate qui a Roma per suonare all’Atlantico che è un importante location della scena romana e che ha ospitato molti concerti importanti. Cosa vi aspettate da questa data romana e, soprattutto, che cosa rappresenta per voi? 

Bebo: Suonare a Roma è sempre una cosa particolare. Fa parte di una decisione di riuscire a dimostrare non solo che siamo dei “muli”, quelli dei “200 concerti in due anni”, quelli dei “40 concerti in un’estate”, come abbiamo fatto anche quest’anno. Si tratta di voler portare uno spettacolo molto ambizioso in location molto ambiziose e riuscire ad ottenere un risultato molto ambizioso. Dimostrare che Lo Stato Sociale sono cinque compagnoni (quelli che vedi, poi in realtà sul furgone siamo 9 e dietro le quinte ancora di più) che nel loro essere capaci di vivere delle cose con leggerezza poi riescono anche a dare dimostrazioni di forza. Cerchiamo di portare a casa questo risultato. Ci siamo detti “Facciamo 13-15 date, mandiamo tutto sold out e facciamo vedere che c’è una realtà forte che ora siamo noi”.

Lodo: A Roma ci siamo sempre divertiti molto, da un lato. Dall’altro è una città che, personalmente, un po’ odio perché nel campo culturale Roma è proprio la città dove il fatto che tu riesca a fare delle cose solo se sei amico di quello o solo se hai scopato con quell’altro è dato per scontato. Questo non capita in nessun’altra città dove comunque queste cose ovviamente avvengono però c’è un margine perché una cosa nasca anche in maniera diversa. Qua è veramente dato per scontato. Però Ausgang ha fatto praticamente tutti i nostri concerti a Roma, sono persone a cui vogliamo molto bene e ci siamo sempre trovati da dio. E insomma speriamo bene, pare stiano anche andando bene le prevendite, tutto per il meglio. Io mi son sempre divertito in concerto a Roma.    

Diciamo che poi per come vivete il concerto voi vi divertite sempre, almeno è quello che sembra vedendovi sul palco. Mi giunge voce – visto che non ho avuto ancora il piacere di assistere ad uno di essi, ma rimedierò – che i vostri live sono una sorta di spettacolo a tutto tondo fatto di musica, cabaret, teatro. Perché questo modo di impostarli?  Da cosa deriva? 

Bebo: Allora ti aspettiamo il 28! Comunque noi, in realtà, abbiamo fatto il primo concerto che non avevamo neanche le canzoni. Non abbiamo mai parlato di concerti. Parliamo di concerti davanti alla stampa o al pubblico. Quando facciamo le prove in saletta, proviamo i pezzi; poi quando facciamo le prove sul palco proviamo lo spettacolo. È un processo empatico, che ha a che fare con la creazione di una sinergia. Poi deriva anche dalla spontaneità dei rapporti fra noi perché ci conosciamo veramente da un sacco di tempo. Cerchiamo di costruire un elettrocardiogramma che ha aritmie costanti. Quando si tratta di preparare gli show siamo dei rompi cazzo (puoi scriverlo tranquillamente). L’idea è sempre quella di avere un rapporto con chi ti sta davanti. 

Lodo: Il gioco è un po’ quello. Scrivere un pezzo che si chiama La musica non è una cosa seria, per esempio, che ti racconti di quanto sia seria. Dice Caparezza in una sua canzone, se non sbaglio, “Ogni cosa giusta rivela il suo contrario e se non sei d’accordo mi dispiace per te”, finiva quella strofa. Praticamente più tu lavori per creare quel tipo di intimità per cui il palco quasi scompare e ti sembra che intorno a te ci siano delle persone che sono i tuoi compagni di banco, il tuo amico un po’ brillante simpatico, un cazzone stronzo; più il livello della sfida si alza ed è difficile perché restituire quella cosa è complicatissimo, soprattutto con migliaia di persone davanti. Quando ci riesci è una grande soddisfazione. 

Si parlava di rapporto, sinergia con chi hai di fronte quando sei sul palco. Io ho notato che spesso avete un rapporto molto vicino alle persone che vi seguono, anche attraverso la vostra pagina Facebook. Non siete mai stati la classica band che sta sulle sue, mi sembra siate molto propensi. Come lo vivete il rapporto con quelli che vi ascoltano? 

Bebo: Ovviamente è qualcosa che ha a che fare con la nostra indole, come vedi siamo ad un bar, noi stiamo bene al bar. È chiaro che il rapporto colloquiale con queste persone è dovuto anche ad una forma di rispetto. Dobbiamo essere grati a loro e in qualche modo dobbiamo restituir loro di più che un disco o un tour. Essere gentili non costa niente ed è comunque qualcosa che ti torna indietro.  

La copertina del vostro disco è un art work, il video di Questo è un grande paese è stato realizzato da Sio (Simone Albrigi), un fumettista nostrano che sta avendo molto rilievo di recente e poi il vostro disco conta varie collaborazioni, fra cui quella con un’attrice, Caterina Guzzanti. A me sembra che questo modo di unire alla musica altri tipi di arte crei un arricchimento non da poco. Come mai questa scelta? 

Per ciò che riguarda l’art work, collaborando con la Garrincha Dischi, abbiamo sempre seguito loro sotto questo punto di vista. Garrincha non ha mai pubblicato un disco con in copertina una foto. Lavorare con gli illustratori è sempre stato nelle nostre corde anche perché si riesce a dare un di più ed è anche bello. Ci piace la possibilità di lavorare con l’illustrazione perché ha un’infinita gamma di colori emotivi. Ti permette di andare ancora di più dentro l’immaginifico. Per il lavoro video, quando fai musica devi fare anche dei video attraenti. Ciò che vedi e ciò che ascolti è molto legato. A volte abbiamo fatto video brutti, altre volte più carini, l’ultimo è stato più bello degli altri.

Ok ragazzi, innanzitutto grazie per la disponibilità e la bella e piacevole (per me, spero anche per voi) chiacchierata. E poi volevo chiedervi se potete lasciarci un messaggio o un saluto per i lettori e le lettrici di 100 Decibel. 

Lodo: “Lettori e lettrici mi dispiace non si senta il tono – d’altronde state leggendo – continuate a farlo, non diventate come me.”

Bebo: “E ritenetevi fortunati perché in Italia la soglia massima misurata al mixer non è mai 100, sono 90 o 95 decibel, quindi state leggendo qualcosa ben oltre la soglia.”

ECCO LE DATE DEL TOUR

31/10 – Rimini – Velvet Club
05/11 Padova Geox Live Club, Gran Teatro Geox
06/11 – Milano – Alcatraz
08/11 – Perugia – Urban Live Music Club
14/11 – Bologna – Locomotiv Club
15/11 – Bologna – Locomotiv Club SOLD OUT
16/11 – Bologna -Locomotiv Club
22/11 – Torino – Hiroshima Mon Amour
28/11 – Roma – Ausgang Produzioni c/o Atlantico Live Club
29/11 – Brindisi – Dopolavoro
06/12 – Firenze – Auditorium Flog
12/12 – Catania – Barbara Disco Lab

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