Quante volte l’avrò visto, ma è stato solo dopo essere diventata una fan dei Fugees che ho realizzato che in Sister Act  2 una giovanissima Lauryn Hill si faceva largo cantando Joyful, Joyful con una timida voce (ma in realtà è tutto tranne che pacata!). Che dire di lei, una delle poche rock star ancora viventi, dove rock non è ovviamente un genere musicale ma lo stile di vita. Una donna che come tutti ha conosciuto i suoi alti ed i suoi bassi ma che è comunque nata con un dono incontestabile.

Sia con i Fugees, con i quali ha pubblicato Blunted to Reality e The Score (vincitore di Grammy Award), che da sola, si è sempre fatta notare. The Miseducation of Lauryn Hill è stato un disco altrettanto pluripremiato, e se è vero che ha fatto più figli (6!) che dischi, è anche vero che è una persona che non si è mai fatta troppi problemi ad esternare le sue perplessità verso il mondo discografico da cui ha preso in qualche modo le distanze a modo suo. Il pubblico c’era tutto, la band al completo anche, e a dire il vero per essere una serata estiva romana, a Rock In Roma c’era anche un bel venticello, il quadro perfetto per accogliere Ms Lauryn Hill.

Ingresso sul palco sicuro e outfit perfetto per il suo modo di essere originale e unica: pantaloni larghi in tartan, camicetta bianca con sopra magliettona da basket (davanti c’era scritto PASTA/Spaghetti al dente e dietro COTTURA 10 MINUTI) e, tocco di classe, cuffia della doccia gialla a fiori. Scaletta della giusta lunghezza e per tutti i gusti, alla richiesta is there any Fugees fan? la risposta  è stata Lost Ones, Fu-gee-la, Ready or Not e Killing me Softly, senza però poi dimenticare il suo percorso solista con Turn Your Lights Down Low di Bob Marley, la sua interpretazione magnifica di Feeling Good di Nina Simone, To Zion (nato come pezzo dedicato al suo primogenito), per concludere poi con Doo Wop (That Thing), che aveva a suo tempo sancito l’inizio della seconda vita della sua carriera artistica… Ne è valsa davvero la pena.

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