Il bel disco di Melody Castellari merita attenzione, i giusti silenzi e quell’aria scanzonata che tiene testa a tutte le saccenti disamine di sorta. La musica di Melody Castellari, figlia del noto autore Corrado Castellari, è una musica sincera, vera, semplice. Non serve altro. In questo “Ci sarà da correre” suonano i pezzi che lei ha scritto con il padre più alcuni grandi successi di lui come “Il testamento di Tito” cantata da Faber. Non è consigliato bivaccare con la mente stanca e la voglia di hit radiofonica nelle vene. Su questo disco, invece, ci si deve passare di proposito, magari allungando la strada…basta che ci si arrivi con un gusto maturo e l’attenzione da saggio.

Dopo tanto rock ecco del sano pop acustico melodico. Che tanti si scervellano per fare i trasgressivi…e invece?
E invece a volte la vera trasgressione sta nel fare quello che nessuno si aspetta. Ritornare alle nostre radici, quelle della melodia, dei testi importanti, del canto curato e degli strumenti che suonano con garbo o energia a seconda di quello che il brano suggerisce.

Quanto sole c’è in questo disco Melody? Sei tu o sei quello che vorresti essere…?
Questo disco sono io al cento per cento, mi ci identifico totalmente ed è un disco davvero molto onesto. Sono una persona positiva, ottimista per natura, spesso riflessiva, ma senz’altro una di quelle persone che vedono sempre il bicchiere mezzo pieno e non importa quanto la situazione sia penosa.

Autobiografie e riferimenti. Della tua vita privata e della tua storia, cosa c’è e dove lo rintracciamo?
C’è un frammento autobiografico in ogni brano da È tutto Cielo che racconta la mia voglia di fare e di spaziare con la fantasia a Non Voglio Essere, in cui si racconta una relazione soffocante e, per lei, mortificante, ogni donna ha avuto una storia così purtroppo. Anche se alcuni brani vengono dal passato e non sono stati scritti da me raccontano storie che condivido, che ho vissuto anch’io, che mi rispecchiano. E poi ci sono molte considerazioni e constatazioni sull’attualità sulla nostra società di oggi, cose che mi sentivo di dire.

Ti va di dare dei crediti di produzione? Un disco suonato…beh allora, suonato da chi?
Sono molto felice che tu me lo chieda, i miei musicisti e collaboratori hanno tanto merito in questo disco. Alla sezione ritmica ci sono due “giovincelli”: Andrea Farinelli, alla batteria e Simone Cavallaro al Basso. Alla chitarra il mio compagno di palco da una vita, Antonello Saviozzi. Al pianoforte e tastiere Max Repetti, uno che appena appoggia le mani sulla tastiera ti fa perdere la testa. Più due ospiti al basso la cui partecipazione mi inorgoglisce particolarmente: Mattia Bigi (attualmente impegnato con Biagio Antonacci) al contrabbasso elettrico su “Ci Sarà da Correre” e al basso elettrico su “Wagon Lits” e Lorenzo Poli (attualmente in tour con Nek) su “Progetto”. Tutte persone eccezionali con le quali, oltre ad un rapporto musicale, ho soprattutto un rapporto di grande amicizia e affetto. Non dimentichiamo Alberto Callegari e il suo Elfo Studio che ha curato con me gli arrangiamenti, lui è eccezionale.

La produzione poi com’è nata? Ascoltando e ascoltando sembra che la matrice e lo spirito siano quelli di un live. Di sicuro è prodotto molto bene, ma sono completamente fuori pista se penso alle sensazioni live come punto di arrivo?
Abbiamo rispettato l’atmosfera dei provini originali, spesso realizzati solo con una chitarra e una voce, il fatto che la matrice ricordi lo spirito del live credo dipenda essenzialmente dal fatto che non c’è nulla di “sintetico”, lo scopo non era quello di farlo sembrare un live, ma più semplicemente di suonarlo come si deve e, passami il termine, “alla vecchia”.

“Ci sarà da correre”. Ma se non avessimo da correre, in questa vita artistica e professionale, saremmo davvero felici?
Bè, sicuramente buona parte del divertimento sta proprio nell’iperattività fisica e creativa che è parte integrante di questo mestiere. Però ogni tanto vale la pena fermarsi a riflettere, anche le pause hanno un grande peso.

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