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Si è chiuso con il concerto di c il “Moon in June” (festival dedicato al ricordo di Sergio Piazzoli, il promoter umbro scomparso l’anno scorso, a cui Capossela, che del festival è anche direttore artistico, era legato da un rapporto di amicizia).

Sirene d’acqua dolce” è stato però qualcosa di diverso da un normale concerto, in parte per la suggestiva ambientazione sulla riva del lago, in parte per l’atmosfera particolare, sospesa tra l’intimità e la rilassatezza della festa privata e la sacralità del rito. È infatti quasi il tramonto quando l’artista arriva, in barca, sul palco. Giusto il tempo di un saluto al pubblico, che lo attende stipato all’inverosimile, di un ultimo sorso di vino bianco, e Vinicio si siede al piano, solo. E subito il silenzio si fa denso, il respiro sembra fermarsi. Poche note, e il caldo e la ressa sfumano in un ricordo lontano e indistinto, mentre la musica trasporta tutti in un mondo “altro”. Del resto non è una novità per Capossela portarci “altrove” con atmosfere diverse, che siano latine, rebetiche o, come stavolta quando, raggiunto ormai sul palco dagli altri musicisti, la musica si vena di sonorità antiche e dal sapore celtico. La magia della musica si alterna a letture da “Il paese dei coppoloni”, in un fluire che si muove all’interno di un mondo di pura emozione.

Particolarmente toccante il ricordo di Jeff Buckley (ad un cui concerto Capossela aveva assistito a Londra, proprio in compagnia di Piazzoli), con Gary Lucas (autore di due brani dell’album Grace, tra cui proprio del title track) ospite sul palco ad accompagnare alla chitarra Hallelujah e Grace. Arrivano le note di Ovunque proteggi, anche questa serata, come tutto, ha una fine. Gli occhi ricominciano a vedere e ci accorgiamo che, sullo sfondo, al posto del tramonto c’è ormai uno spicchio di luna. Il Moon in June è finito, l’estate appena cominciata ci trova arricchiti di questa emozione.

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