L’arte che ispira la musica. Così potrebbe essere definito il nuovo album di Caparezza, un disco culturalmente sempre elevato, mai scontato e banale. E già ci vuole conoscenza per poter apprezzare lo stile e le parole di chi ha fatto del rap una nuova frontiera comunicativa, anche se in questo disco dichiara di sentirsi molto più vicino agli AC/DC.

Ogni brano è un capolavoro. No, non è un’esagerazione: ogni brano narra la storia, l’origine o una propria interpretazione di alcuni dei quadri più noti (ma anche meno conosciuti) della storia dell’arte, in un paese in cui l’arte abbonda ma che è stata ritenuta una disciplina scolastica superflua.

Una serata in cui si è dato spazio anche alla storia stessa di Caparezza, intervistato da Castaldo ad Assante. Lo abbiamo rivisto rasato e sconosciuto calcare il palco di Sanremo nel 1997; qualche anno dopo in una spumeggiante piazza San Giovanni per il consueto concertone del 1° Maggio, fino ad oggi quando al solo ascoltare i primi singoli di Museica, abbiamo capito che l’assenza e l’attesa di Caparezza è stata ben ripagata con Museica, un album che anche nel nome contiene le essenza dei brani: musica, l’arte nei musei, il sesto disco ma il primo autoprodotto. Un album sicuramente studiato e curato, che (come lo stesso artista ci consiglia) va ascoltato almeno due o tre volte prima di dare un giudizio o esprimere un’opinione. Che ci vuole cultura ce lo siamo già detti, ma basta anche della semplice curiosità per capire la profondità di questo disco; se ascoltando Mica Van Gogh, Giotto Beat o Teste di Modì, vi verrà voglia di saperne di più, allora Caparezza avrà raggiunto il suo scopo: farvi uscire dal guscio e scoprire qualcosa di nuovo. Perché l’arte (musica, pittura o scultura che sia) è questo: andare oltre i limiti della comune conoscenza.

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