La travolgente chitarra dell’artista irlandese Glen Hansard arriva sul palco del Postepay Rock in Roma il 6 luglio e porta con sé un universo di sonorità che rende il concerto un’esperienza composita e meravigliosa, per un musicista capace di creare uno show semplice nella sostanza, ma molto complesso musicalmente.

A salire sul palco prima di lui, The Lost Brothers (Mark McCausland e Oisin Leech), un duo che imbracciando solo la chitarra acustica riempie il palco del Postepay Rock in Roma.

Tra pezzi propri e cover, il gruppo intrattiene e coinvolge la folla che già dopo i primi brani si ritrova ad ondeggiare sui loro accordi (uno dei due musicisti ammette di aver suonato un paio d’anni come artista di strada in Via Roma a Napoli e improvvisa un Bella ciao per il pubblico).

Dopo di loro, arriva Glen Hansard con la sua chitarra (sarebbe meglio dire le sue chitarre, visto che durante il concerto la cambia quasi ad ogni brano). Insieme a lui, sul palco, un numero impressionante di musicisti: due violini, un violoncello, pianoforte, tastiera, basso e contrabbasso, batteria, chitarra elettrica, trombe, trombone, corni.

Come già detto, il risultato è un’insieme di sonorità complesso e sorprendente, che si incastra alla perfezione e che realizza uno show altrettanto vario. Dalle ballate alla musica tradizionale irlandese, al rock ad influenze quasi jazz: un live che può vedere sul palco tutti questi strumenti insieme, ma anche solo Glen Hansard con la sola compagnia della sua chitarra acustica e della sua voce o in un emozionante ed adrenalinico duo con il contrabbasso, fatto di corde pizzicate e colpite, fino a creare un ritmo travolgente.

Un’artista che non trascura neppure l’interazione col pubblico, non numerosissimo, situazione che rende la serata ancora più intima ed interessante. Un rapporto fatto di emozioni condivise, canzoni raccontate, battute e risate; ma anche di momenti intimi, come quando dopo l’encore Glen Hansard chiede il nome ad una ragazza del pubblico per poi dedicarle la canzone Falling Slowly, romantica ed intensa ballata.

Artista versatile, che sa dare anche spazio ai suoi musicisti, offrendo loro lo spazio che meritano, come per il pezzo Lowly deserter, per il quale invita il trombettista ad occupare il suo posto al centro del palco, con il risultato di ottenere un pezzo suggestivo, quasi circense, fatto di energia e divertimento. Durante il concerto, oltre al Glen Hansard potente e travolgente, trova spazio anche quello romantico e melodico, come quando si siede al piano e, solo accompagnato dal violino, suona un’intima ballad irlandese dai toni cupi, dolceamara, nostalgica.

Un concerto capace anche di momenti spontanei e infatti alla fine Glen Hansard  accenna Enter Sandman dei Metallica per poi cedere la chitarra elettrica al suo assistente di palco (ultimo tour per lui e dunque Hansard decide di salutarlo così).

Un live che non sbaglia in nulla, con due ore abbondanti di buona musica per uno show musicalmente impeccabile, di un artista capace di creare momenti intensi, capace anche di mettere in risalto la componente umana del live e della musica. E profondamente umano appare l’artista, nel senso più bello del termine, in grado di entrare in forte sintonia e di creare un concerto carico, bello, intenso.

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