Ecco la prima anteprima di LEDI, cantautore italo-albanese che dallo stato di poesia ha invaso lo stato di canzone e, crediamo, lo abbia fatto con forza e competenza regalandoci un primo brano che suona parecchio bene per essere un esordio. Elettronica protagonista sicuramente senza sosta e senza elemosina. Un sound digitale che si arricchisce del violoncello di Jacopo Ristori. Voci doppiate che ci riportano, sia per la timbrica che per il mood, al mondo di quei Baustelle della prima decade del 2000. Si intitola “UN TEMPO” ed è la prima cartolina digitale che vuole in qualche modo segnare una X sul calendario di questo giovane artista. Il prossimo video prima di Sanremo e poi il disco. L’esordio che, a quanto pare, si impegna a soddisfare le nostre curiosità. Ho voluto rubare qualche battuta a LEDI, guardando più e più volte questo video che ha poco di concreto, molto di astratto e decisamente tutto di metaforico.

Musica elettronica di base. Come mai questa scelta?
Questo è un album volutamente periferico, sia per le sonorità che per come è nato. Uno dei suoi significati è quello di passare dalla periferia al centro di se stessi. E la periferia dell’anima io la sento elettronica. Inoltre gli artisti ai quali mi sono ispirato, sia consapevolmente che non, hanno in loro questo codice, che amo. Man mano che ci si avvicinerà al nucleo l’elettronica sarà meno presente probabilmente, anche se ci sarà sempre.

Ispirazioni e punti di vista: a chi devi dire grazie? A chi è lecito guardare ascoltando la tua musica?
Sicuramente alla cultura cantautorale italiana per i testi, ma anche al britpop ed in generale alla musica indie inglese. Per quanto riguarda la musica sicuramente il Battiato degli anni 80 ed i Baustelle, che amo moltissimo, ma anche il mondo musicale romano degli anni 90.

Dalla poesia alla canzone. Il passo ha conservato la tua natura o sei in viaggio verso una qualche trasformazione?
Il passo ha assolutamente conservato chi sono, anzi lo ha rafforzato, perché musicare una parola significa soprattutto trovare il coraggio di proporla in una forma in cui ci si mette in gioco su due canali. La trasformazione c’è sempre, ma questo è inevitabile e sano, penso.

Sbaglio o leggo molto pessimismo tra le tue righe? Una qualche misura di rassegnazione…di resa…”siamo portatori sano di morte…”
Sicuramente l’ottimismo mi appartiene a piccole dosi, ma non vi è alcuna rassegnazione musica, anzi…

Il prossimo step che titolo avrà?
Potrebbe chiamarsi “Cose da difendere” o “Zemra ime” due brani fondamentali per la mia storia…

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