Il nuovo disco de Le Rivoltelle si intitola “Play e Replay” e con le sue 15 tracce di bel pop rock graffiato e patinato allo stesso tempo ci porta a spasso nel tempo, tra ricordi e pagine di storia della nostra bella musica. Perchè le paladine calabresi prendono brani come “Guarda che luna” di Buscaglione e la trasformano come solo loro sanno fare…e questo vale anche per la ballata di Faber “Un Giudice” o per “Margherita” di Cocciante e così via. Incredibile chiusura con una suite teatrale e scenica, dolcissima e intima del tradizionale “Fratello Sole e Sorella Luna”. Dentro questo vortice di energia anche brani inediti e quel piglio sociale che non la mandano a dire. Le Rivoltelle sono tornate e non hanno perso lo smalto…anzi…

Ho avuto la piccola impressione che in questo disco vi siete un poco contenute nei suoni e nella forma rock. Sbaglio? Sembra quasi di ascoltare questo in ogni nuovo disco rock di oggi…
In realtà abbiamo dato libero sfogo a quelle che in questo periodo sono le nostre fantasie musicali e le nostre disposizioni d’animo. Cerchiamo sempre di seguire le nostre inclinazioni e di non allontanarci dall’idea di raccontarci il più fedelmente possibile. Il rock è sempre la matrice comune da cui escono fuori le nostre canzoni.

Molti parlano di rock dedito alle tematiche sociali. Io ci ho letto dentro tanta spiritualità, verso l’uomo e verso i suoi diritti. E non è un caso trovare alcune canzoni tra quelle scelte nel vostro viaggio…
Il risvolto sociale che caratterizza la nostra dimensione musicale è sempre presente ma in questo disco abbiamo lasciato che venisse fuori anche una dimensione più intima e personale. Abbiamo voluto cogliere il valore terapeutico della musica nel suo significato più introspettivo. La scelta di riproporre alcuni brani di forte intensità e che apparentemente sembrano distanti anni luce dalla nostra identità riflette la volontà di andare più a fondo scavando la superficie.

Come cambia il rock de Le Rivoltelle con il passare del tempo? Si diventa donne e ci si guarda attorno…e non nessuno è più rock ma siamo tutti molto più fintamente pop.
Il cambiamento è qualcosa di cui non abbiamo mai avuto paura laddove per cambiamento intendiamo maggiore consapevolezza di quello che siamo e crescita delle nostre capacità e competenze. Tutto questo si traduce in sonorità più ricercate ma mai banali (almeno questa è la nostra intenzione). Viviamo una stagione musicale in cui è veramente difficile distinguere la copia dall’originale e dove anche l’originale non varrebbe la pena di ascoltare. Quello che non va bene, secondo noi, non è la musica fintamente pop ma quella autenticamente brutta.

Come mai la scelta di raccontarci il vostro cassetto di canzoni famose?
La scelta di reinterpretare brani che appartengono ad un repertorio musicale abbastanza comune è dettata dalla volontà di ricucire addosso a questi brani abiti totalmente nuovi e diversi da quelli originali. È un’operazione, questa, che facciamo da sempre e che rappresenta la voglia che abbiamo di incuriosire e sorprendere. Il filo di Arianna che permette alle canzoni di recuperare la via d’uscita dal labirinto in cui ad ogni vicolo cieco corrisponde una canzone diversa è proprio la nostra cifra stilistica unita al coraggio di sperimentare soluzioni non convenzionali.

Cos’è rimasto fuori da questo disco?
Abbiamo scelto ogni singola traccia seguendo unicamente un percorso emozionale e guidate dal nostro istinto. Sicuramente ci sarà sfuggito qualcosa ma ne riparleremo al prossimo disco!

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