Che bella sensazione di intimità rock. Ecco come ho voluto in qualche modo incorniciare quello che mi arriva dall’ascolto di questo nuovo singolo dal titolo “Semplice” che dopo “Viola” arriva sul piatto della critica discografica a dar voce ad un disco che sfoggia la canzone d’autore pop italiana intrisa di quel rock appena viscoso che forse troppo richiama stilemi ampiamente conosciuti (complice anche un timbro vocale che cerca proprio quelle soluzioni li), un rock per niente invadente, limitato per certi versi alla forma radiofonica… e noi torniamo sempre al loro primo video ufficiale ci piace assai, in questo intelligente prendersi gioco delle apparenze con – manco a dirlo – semplicità. Le Crisi del Colle hanno trovato la strada maestra per uno degli ingredienti che spesso, complici anche le nuove tecnologie gratuite ed immediate, perdiamo di vista. Quant’è bella e preziosa la semplicità, anche e soprattutto nel rock…

Noi parliamo spesso di Rock ma più pensando ad un modo di stare al mondo e di vede- re la musica. Per voi cos’è il rock?
Il rock è rottura, è trasgressione ma è anche amore..il Rock può essere una chiave di lettura in alcuni momenti. 

Che belle sensazioni di intimità rock. Un disco davvero “Semplice” come il suo titolo… che sia anche questa una risposta al tempo che stiamo vivendo?
Sicuramente al giorno d’oggi, in particolar modo in questo periodo difficile, la semplicità può essere utile semplificare un po’ i processi della vita comune.

Questa voce che inevitabilmente mi riporta anche agli Staind e a quel romanticismo di un rock americano main stream… quanto avete attinto da quello scenario?
Essendo il nostro cantante un grandissimo fan di Bruce Springsteen, abbiamo attinto parecchio, soprattutto per la linea vocale a questo scenario rock americano. L’artista quindi, è stato uno tra i nostri principali punti di riferimento.

Parliamo della produzione di questo disco che par essere molto acustica. Come l’avete portata avanti? Oggi soprattutto…
Si, in alcune canzoni abbiamo voluto preservare la purezza dell’emozioni che possono trasmettere solo le parole, per cui non  volevamo sporcare troppo l’atmosfera, cosa che abbiamo fatto in “non prendere in giro gli incubi”. 

E l’elettronica? Come e in che modo ha contaminato il tutto?
Noi membri veniamo da tre scuole di pensiero differenti: Rock, Pop e Jazz.
Nel disco abbiamo unito questi tre generi musicali, che abbiamo fatto comunicare attraverso l’uso di sonorità moderne.
Abbiamo sempre usato l’elettronica nei nostri pezzi, un po’ come se fosse la ciliegina sulla torta per una buona riuscita dell’album. 

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