recensione a cura di Valentina Benvenuti

Odd Trip, che in inglese sta a significare “strano viaggio”, di quelli ai limiti dell’inaspettato. L’intento che i Karmamoi, gruppo progressive rock nostrano, si sono prefissati viene palesato fin dall’inizio, complice il titolo del loro ultimo album (in uscita il prossimo 22 novembre). Un messaggio chiaro e diretto: all’ascoltatore non resta che fare i bagagli. Si parte!

Un viaggio lungo 12 brani, durante il quale i Karmamoi ci conducono per mano attraverso un caleidoscopio di sensazioni e sfumature musicali. La partenza è ottima: ‘Oxygen 1’, un’intro strumentale che inizia con uno zapping radiofonico, emblema della ricerca di una giusta sintonizzazione. 1 minuto e 44 secondi dopo si sente bussare ad una porta, dall’altro lato c’è qualcuno che la apre e (ci) lascia entrare: il brano che ci si prospetta dinanzi è ‘If’, che esplode da subito in una chitarra potente e distorta, per poi placarsi poco dopo e lasciare spazio alla bellissima voce di Serena Ciacci (la cantante del gruppo), melodica e sensuale al punto giusto. “I love the unknown”, recita cristallina. E cotanto amore per l’ignoto si propaga virale: alla seconda traccia siamo già immersi nel mood Karmamoi fino al collo.
Seguono ‘Labyrinth’, basso slappato e ritmi veloci per un pezzo carico di energia, e ‘If I Think Of The Sea’, nel quale l’atmosfera si acquieta e il fruitore si lascia cullare da dolci virtuosismi vocali.
Dopo un breve interludio, ‘Oxygen 2, è la volta di  ‘Samvega’, brano strumentale nel quale chitarra e percussioni stimolano l’udito in un tira e molla di BPM ed intenzioni.
In ’Yours’ la voce della cantante (che si mostra dinamica, mentre spazia in un range decisamente ampio) ci narra di un amore logorante sfruttando un testo crudele ed autentico, accompagnata da un tappeto musicale che rende ed amplifica l’idea.

Odd Trip’ è forse la canzone più evocativa dell’omonimo album: l’atmosfera onirica di voce e strumenti s’intona perfettamente con il testo. Esso è il racconto di un incubo (“ I dreamed I was barefoot on the fire/ fear assailed me”, “Ho sognato di essere a piedi nudi in mezzo ad un fuoco/la paura mi assaliva”) che racchiude nel cuore del proprio ritornello la speranza di essere salvati dall’unica persona in grado di farlo. Il secondo intermezzo, ‘Oxygen 3’, ci risveglia di soprassalto dal sogno e dallo “strano viaggio” musicale.
Un ulteriore brano strumentale – ‘5+’, ergo del buon progressive, lisergico al punto giusto – ci conduce a due canzoni dalla fine. Una degna conclusione, che d’altronde si confa al resto del viaggio: si passa dalla malinconia – accentuata dalla bellezza del binomio piano-voce – di ‘Lost Days’, al ritmo incalzante e le liriche suggestive di ‘Aria’.
Se c’è una cosa che manca ai Karmamoi (per quanto risulti difficile parlare di “mancanze” dinanzi ad un prodotto del genere) è la banalità; la multisfaccettatura dell’album ne è la prova schiacciante, 12 brani dissimili l’uno dall’altro, legati da un lieve filo conduttore. Leggerissimo, eppure tangibile e concreto, è il collante che fa di ‘Odd Trip’ un lavoro di qualità che ci ha convinti in toto: i Karmamoi hanno il pregio di restare fedeli alla loro natura pur dimostrando una spiccata versatilità.

Al termine dello “strano viaggio”, le certezze che si profilano sono due: l’indiscutibile capacità artistica del gruppo… e la voglia di rifare il biglietto per ripartire all’istante.

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