Report di Luca Secondino

Roma, 10 luglio, nonostante il fresco e qualche nube minacciosa, i presenti al concerto sono molti.

Dente sale sul palco accompagnato dalla sua band, dall’immancabile ciuffo, e dall’ironia elegante che lo distingue.

Senza indugi rompe l’attesa con Chiuso dall’interno, brano d’apertura anche dell’ultimo album Almanacco del giorno prima, uscito all’inizio dell’anno per RCA. Segue subito Al Manakh, prima di rivolgere il primo saluto di presentazione al caloroso pubblico romano.

Ora si entra nel vivo, e un pezzo in fila all’altro Giuseppe detto Dente regala ai presenti una folta scaletta da cantare, nella quale ripercorre i punti più illustri dei suoi dischi precedenti. Dall’Almanacco ancora I miei pensieri e viceversa, il singolo Invece tu, l’apprezzatissima Coniugati passeggiare, Casa mia, Un fiore sulla luna, la rosa Remedios Maria; dal passato invece riaffiorano DxG, Baby Building, e Buon Appetito, cantata da tutto il pubblico.

Spiccano su tutte Verde, la prestigiosa cover dei Diaframma uscita nella raccolta Il dono nel 2008, e Beato Me, uno dei brani più riusciti de Il Paese è reale, il disco collettivo curato dagli Afterhours l’anno seguente.

Originali e in linea con lo stile del cantautore tutte le presentazioni delle canzoni, compresi i momenti d’accordatura della chitarra. Giochi di parole, scioglilingua improvvisati, per spostare sul piano dell’ironia il dialogo orizzontale con il pubblico, che rimane soddisfatto anche della terna finale con Le cose che contano, La settimana enigmatica, Quel mazzolino.

Tutti si aspettano dei bis, Dente compreso. Magrissimo e divertito, ritorna sul palco con la sigaretta ancora da terminare. Su semi richiesta del pubblico arrivano altri grandi classici immancabili nella scaletta, ovvero A me piace lei, Saldati, La cena d’addio (primo singolo in assoluto della carriera di Dente), e la romantica Vieni a vivere che chiude il concerto.

Tutto per due ore piene di buona musica, trascorse nella leggerezza di un cantautorato italiano lontano dall’intellettualismo criptico e dalla noia pseudosolenne.

Comments

comments