Piotta - Nemici

In un fase iniziata nel 2009 con “S(u)ono Diverso” e continuata nel 2012 con “Odio gli indifferenti”, dopo l’esperienza americana del “Warped Tour” come unico artista italiano del cast, Piotta torna con Nemici.

Non solo un disco ma un’evoluzione, l’incontro con amici e musicisti come Brusco, Il Muro del Canto, i Modena City Ramblers, Afrika Bambaataa e Captain Sensible. 

Con un sound deciso, dove l’elettronica torna in primo piano insieme a chitarre distorte e ritmiche ruvide, Piotta scrive e canta di vita, di attualità, di etica e politica, di sociale.

Piotta si racconta a 360° a 100 Decibel, prima della data romana del 6 Agosto all’Eutropia Festival, che si preannuncia “Una bomba assoluta. Una continua jam session. È più di una serata, è un manifesto di un modo di vivere la musica come amicizia, unità di intenti, impegno sociale”.

Ecco cosa ci ha rivelato.

Intanto grazie per l’occasione. Partiamo dal “vaso di Pandora” Piotta, da questi vent’anni di musica. Come si è evoluto Tommaso? Dove ti ha portato la musica?

La musica mi ha portato un po’ ovunque. Da Roma agli Usa, passando per Tokyo e Sarajevo. Ogni volta mi stupisco della magia e delle emozioni che crea. Fa stringere legami fortissimi con persone che magari non conoscevi fino a un minuto prima. E poi accompagna armonicamente l’evoluzione di ognuno di noi. Io sono partito come DJ, poi come MC con il rap e ora mi ritengo un musicista molto più completo. Capace di esprimermi con diversi linguaggi sonori, sia nei live con la band che in studio.

Parliamo del nuovo album “Nemici”. È piuttosto evidente dal titolo e dalla grafica il riferimento ad Amici. Come sei giunto a questa scelta molto indirizzata?

È evidente ma anche no. Mi spiego meglio. Graficamente è evidente ma la lettura è doppia. Nemici come percorso lontano anni luce dai talent e Nemici come omaggio a tutti quegli artisti che negli anni, con la loro musica e le loro parole, hanno lasciato un segno indelebile. Artisti fuori dalle regole del becero mercato, dai RA.T.M. a Manu Chao. Da Zappa ai The Clash, tanto per dirne alcuni. Artisti che si sono smarcati dalle regole imposte e a volete anche da se stessi. Nel mio piccolo è quello che ho fatto e faccio anche io.

Non pensi che dai talent show qualche buon nuovo volto possa uscire? Insomma non credi possa essere un’occasione per i giovani?

No, almeno fino a qui. In quindici anni e uno strapotere economico e mediatico hanno sfornato cinque nomi in croce. Alcuni di questi cinque, uno su tutti Mengoni, avrebbero avuto successo comunque perchè sono forti tecnicamente e stilisticamente.

In tutto questo chi è il vero nemico di Piotta?

Matteo Salvini.

Nel tuo nuovo lavoro ti sei avvalso di collaboratori eccelsi come Brusco, Il Muro del Canto, i Modena City Ramblers,  Afrika Bambaataa e Captain Sensible. È un disco quanto mai eterogeneo con influenze musicali di vario tipo.
Come nasce questa idea, questa voglia di condivisione e di sperimentazione?

Nasce dal Warped tour fato negli Usa alcuni anni fa. Da lì in poi nulla è stato più come prima. Ho messo insieme rap, rock, reggae, le mie influenze preferite, e poi testi sociali, politici. Mi sono esposto sempre, ho preso posizione, ho fatto nomi e cognomi.

Da “S(u)ono Diverso” a “Nemici” passando naturalmente per “Odio gli Indifferenti”, spesso accompagnato da grandi colleghi che godono della mia stima totale.

Sarà che come te sono nato e cresciuto in questa città (Roma ndr) ma devo ammettere che sono rimasto affascinato da un pezzo: “7 vizi Capitale”.

Molti artisti hanno cantato questa città. Penso alla “Roma Capoccia” di un giovane Venditti, alla Roma effimera de “La sera dei Miracoli” di Lucio Dalla,  alla magica e innamorata “Per le strade di Roma” di De Gregori, per poi arrivare al rap e all’hip hop di tempi più recenti. La musica come questa città si è evoluta. Oggi, quotidiani alla mano, la capitale sembra contrastare i suoi abitanti, schiacciarli.

Come vivi oggi Roma? Pensi ci sia una soluzione a questa “dissolutezza Capitale?”

Per esempio la creatività ne ha guadagnato, secondo me. Ci sono grandi spazi di azione. Grande voglia di arte e, cosa anomala per Roma, grande voglia di collaborare. Noi, e per noi intendo io, Il Muro del Canto, Bestie Rare, Colle der Fomento, Brusco, Assalti Frontali lo facciamo. È pieno di cose da fare e da urlare, di idee e spazi da difendere  insieme.  

Sempre in tema d’attualità ci sono due brani dedicati al tema della donna, “BBW” e “Barbara”, in cui racconti di bellezza a tutti i costi e violenza sulle donne.
Qual è secondo te il ruolo che la musica può avere in questi ambiti?

Fare informazione. Mantenere alta l’attenzione. Raccontare quello che accade.

Può farlo con il sorriso e le venature reggae di “BBW” o con lo storytellling scuro di “Barbara”. Sono una sorta di campagna sociale ma più spontanea, più vera, non istituzionale. Forse per questo potenzialmente più efficace.

Qualche tempo fa mi capitò di leggere un’intervista a Enrico Ruggeri in cui sosteneva che i rapper sono i cantautori del futuro. Secondo Ruggeri “i rapper di oggi sono quello che noi punk eravamo all’inizio degli anni ‘80 in Italia: l’unica forma di sovversione musicale”.
Ti ritrovi in questa definizione?

Non lo so. Per alcuni rapper la definizione vale, ma ci sono anche rapper di merda.

Il rap è tutto e il suo contrario. Signora e puttana. Alternative e mainstream. Becero e sensibile. Adolescenziale e adulto. C’è davvero di tutto, a ognuno il suo.

Un’ultima domanda: cosa dobbiamo aspettarci dallo spettacolo “A.F.A. Capitale: Piotta, Il Muro del canto, Bestie Rare” del 6 Agosto a Roma a Eutropia?

Una bomba assoluta. Una continua jam session. È più di una serata, è un manifesto di un modo di vivere la musica come amicizia, unità di intenti, impegno sociale.

È quello che ti dicevo prima.

Non so se si può definire una vera e proprio nuova scena, e forse con percorsi musicali così diversi sembrerebbe difficile esserla. Ed invece mette insieme teste, stili, modi di comunicare (penso anche a Zero Calcare piuttosto che a Chef Rubio) diversi, ma uniti da uno scopo comune, anzi da un bene comune: la città.

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