Lo attendevamo già dall’estate, da quando tutto era pronto ed improvvisamente un comunicato avvisa che il concerto è annullato per un aereo mai partito dagli Stati Uniti. Ma Rufus Wainwright non si è arreso e ha deciso di tornare in Italia, da tutti i suoi fan che lo aspettavano impazientemente e non volevano rimanere delusi.

E così, finalmente, Mr Wainwright si concede al pubblico romano, in una delle ultime serate musicali di fine estate, o una delle prime di inizio autunno, a seconda di come vogliamo vederla. Il giovane cantautore canadese, elogiato da artisti importanti come Elton John, Sting, Keane o Alanis Morissette, è un vero talento musicale, grande conoscitore dell’opera lirica e polistrumentista, oltre che vincitore di numerosi riconoscimenti come un Brit Award, due Juno Award e la candidatura per un Grammy Award.

Nella deliziosa cornice del Monk Club di Roma, a Portonaccio, Rufus Wainwright compare sul palco in grande stile, elegante ed eccentrico allo stesso tempo, siede al pianoforte, regala un po’ di sorrisi al suo pubblico e lo delizia, ricreando un’atmosfera romantica e coinvolgente con i suoi brani, eseguiti – manco a dirlo – egregiamente: “Sonnet 20”, “Matinée idol”,  “The art teacher”, “The maker makes” proseguendo con “Jericho” e “Gay messiah” la canzone che ha fatto scatenato tante polemiche, durante la sua partecipazione allo scorso Festival di Sanremo. A dispetto di quanto possa essere stato considerato provocatorio agli occhi degli italiani, con il brano presentato alla kermesse nazional-popolare, in molti riconoscono e apprezzano la sua bravura, non solo i famosi artisti sopra citati, ma persino il cinema l’ha voluto con sé, scegliendo alcuni suoi brani da inserire nelle colonne sonore di film di indiscusso successo: “I segreti di Brockback Mountain” e il film di animazione “Shrek” (notevole la sua interpretazione della canzone “Hallelujah”) e incredibile è stata anche la sua reinterpretazione del capolavoro dei Beatles,  “Across the universe” che, sfortunatamente per noi, non ha eseguito durante il live romano.

In compenso, però, i brani che ci ha fatto ascoltare si sono rivelati molto piacevoli, una degna dimostrazione di quanta cultura musicale, studio, influenze, ispirazione e passione vi siano state nella sua carriera artistica e l’album da cui sono state estratte e proposte, ne è un’ottima summa. Trattasi, infatti di “Vibrate: The best of Rufus Wainwright”, una ricca antologia, nata dalla collaborazione del cantautore canadese e da Neil Tennant, frontman del duo pop inglese Pet Shop Boys.

Ringraziamo BigTime e Ausgang Produzioni per l’accoglienza.

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