KOOL & THE GANG

2 novembre 2017 – Atlantico Live Roma

Finalmente il K-day è arrivato, in un misto di febbrile attesa e innegabile curiosità nel vedere alle nostre latitudini un pezzo di storia della musica nera, suggellata dal fatto che l’esibizione capitolina coincide anche con la prima del loro tour europeo. Non sono mancati gli scettici al riguardo, dubbiosi magari sulla scaletta oppure quelli che non si fanno vedere perchè in fondo è una serata troppo overground per i loro gusti, ma credetemi che si sono persi qualcosa. Già, qualcosa d’insondabile ma densamente palpabile, grazie alla quale la nostra vecchia e affannata capitale diventa una funky town a tutti gli effetti, come decantata e schitarrata dal celebre motivetto dei LIPPS INC.

Pubblico d’ogni età si raduna all’Atlantico Live, dove nel chiacchiericcio pre-concerto puoi sentire malinconici ricordi dei frequentatori della Baia Degli Angeli così come i velleitari tentativi di rimorchio di giovani vitelloni dei nostri tempi nei confronti delle bellone straniere di turno, passando per cinquantenni con l’espressione da impiegati del catasto in libera uscita e l’immancabile onda di profumo di un esercito di milf in tiro. Tutti pronti ad aprire le danze, ahimè anche sul palco, dove tale mister Vintage si pone a guisa di mattatore della serata tutto di rosa vestito, coadiuvato da due ballerine che fanno quello che possono senza coreografie particolarmente studiate, ma qui nessuno è Don Lurio e quindi si bada al sodo aspettando finalmente un inizio che tarda più del dovuto. Finalmente sul palco, ad aprire letteralmente le danze, ecco l’allegra brigata di FRANKIE & THE CANTHINA BAND, di cui francamente, nonostante il lungo corso, conoscevo soltanto il nome: appena li vedi salire l’impatto visivo non ti farebbe scommettere cinquanta centesimi su di loro, col buon Frankie Lovecchio che sembra un Mario Biondi in versione Studio 54 e i suoi scagnozzi che hanno delle facce da Avion Travel che se li porta via. Ma appena attaccano, Cristo, vi pago oro se riuscireste a star fermi, complice una sezione ritmica che incalza senza perdere un colpo, agile nel districarsi tra sonorità disco europee (e in un certo senso italo, vista la presenza in scaletta anche id una cover dei “nostri” Cahnge) e soprattutto d’oltreoceano, lo scudiscio funky della chitarra di Fabio Sinigaglia e la voce di Frankie che tiene botta nel confrontarsi con le difficoltà di pezzi storici e collaudati come Shake Your Booty di KC & THE SUNSHINE BAND, sia quando vanno a riscoprire vere gemme come Disco Nights della GQ BAND. Perfetti nell’esecuzione e coinvolgenti nelle loro interpretazioni, scaldano nel vero senso della parola il pubblico convenuto, in attesa del grande evento. Percorso musicologico coerente e molto più di una semplice cover band.

Ancora un siparietto, a tratti imbarazzante, del suddetto presentatore improvvisato, prima che il palco venga invaso dalla gang a stelle e strisce, col colpo d’occhio dei quattro membri storici (gli unici ancora vivi e vegeti, tra l’altro) facilmente riconoscibili per indossare una sgargiante t-shirt argentata sbrilluccicante, mentre i vocalist più giovani e gli altri musicisti sfoggiano altrettante sgargianti magliette, ben attillate e cromate di un blu elettrico sparato. Prima data europea, si è detto, ma con una scaletta ormai ben oleata che vede una partenza a razzo con alcuni classici electro-funk quali Fresh, Tonight, Joanna e la pezza disco Too Hot, programmatica sin dal titolo. Ma molti di noi sono qui stasera perché cresciuti con quei dischi settantiani del periodo funk, e non avete idea delle danze selvagge che sostengono il groove durante una trilogia da urlo composta da Funky Stuff, Jungle Boogie e Hollywood Swingin’, tutte e tre estratte da WILD AND PEACEFUL del ’73 e tutte e tre suonate di seguito come fossero un flusso della stessa danza tribale, con la strumentale Summer Madness che invece acquieta l’atmosfera che si carica di pacata malinconia densa di umori jazz elettrici ad un passo dalla fusion. Robert Bell, ovvero mister Kool in carne e basso, tiene le cose semplici o meglio suona con una semplicità disarmante brani che farebbero sudare le proverbiali sette camicie anche a bassisti ben più giovani delle sue sessantasette primavere, a volte doppiato nelle parti più ostiche dalle tastiere cangianti di Curtis “Fitz” Williams, creando un solco ritmico in combutta con l’altro veterano George Brown a picchiare pelli e piatti, con cui condivide palco e studio da oltre cinquant’anni!

Della sezione fiati vogliamo parlare? A dir poco perfetta nell’incastonarsi a meraviglia con gli altri elementi e superlativa quando si lancia in assoli che ci ricordano la loro componente jazz-funk delle origini, con la strana coppia composta dal sax tenore di Ronald Bell (fratello di Rob e fondatore insieme a lui della Gang nel lontano 1964) e dalla tromba di Micheal Ray, solista d’eccezione già con la SUN RA ARKESTRA e portatore infatti di un discreto elemento alieno nel muoversi sul palco (vedi le sue capriole e ruzzolate on stage, ormai elemento distintivo). Ma i KOOL & THE GANG sono stati anche una macchina da hit d’alta classifica, e potevamo salvarci da un paio di tormentoni come Cherish e Take My Heart? Ovviamente no e, seppur con un tocco graziosamente pop-kitsch ottantiano, queste note vanno a scoperchiare ricordi sepolti delle dannate feste delle medie, tra giochi del semaforo e della bottiglia. Ehm, tornando su territori più congeniali, la parte finale del live è da urlo: prima una versione stellare della cavalcata disco che dava il titolo a LADIES’ NIGHT nel 1979, poi il simpatico nuovo singolo Sexy (Where’d You Get Yours), per poi lanciarsi in una versione tiratissima di Get Down On It e l’immancabile Celebration, un vero e proprio anthem della Disco, che ancora oggi fa ancheggiare tre generazioni a confronto qui all’Atlantico, trasformato per una notte in un gigantesco danceflor fuori dal tempo e dallo spazio.

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