Unico filo conduttore per i KARBONICA è il rock che loro chiamano “modern rock”. Dall’Inghilterra all’America ovviamente approdando nell’Italia, ecco compiersi l’esordio discografico di una delle più prolifiche rock band siciliane. Esce “Quei colori”, autoproduzione che non fa rimpiangere suoni e mood, forse pecca di ingenuità strutturale come per esempio l’estetica sempre uguale e, come dicono loro, ciclica nel veicolare messaggi. Ma il bello dei dischi è anche il vederli nascere così come ci viene, senza se e senza ma e senza spendere troppe parole a fare i professori saccenti di chissà cosa. Cerchiamo di affacciarci dietro le quinte del rock nostrano firmato KARBONICA:

Rock italiano…ma anche rock americano…i Karbonica nascono da chi e da cosa?
l nostro possiamo definirlo modern rock, i testi sono scritti in lingua italiana, quindi vien da se che suoniamo rock italiano. Il sound un po’ “americano” altre volte un po’ “inglese” della nostra musica, è l’ovvia conseguenza degli ascolti musicali fatti da ognuno dei componenti della band e dell’influenza che questi hanno avuto nel percorso di formazione musicale, individuale e di gruppo.

Molti artisti che sposano questo genere di musica scelgono l’inglese per la scrittura. Voi come mai siete rimasti sulla vostra lingua madre?
Scrivere in italiano non è poi così male, immaginiamo per un istante che la musica rock e suoi derivati fosse stata scritta solo in inglese, realtà musicali come P.F.M, Formula 3, Litfiba, Decibel, o ancora in epoca più moderna Bluvertigo, Afterhours, Baustelle ecc. non sarebbero esistiti.
Scrivere in italiano è un modo per arrivare dritti alle orecchie e al cervello di tutti e se arriva l’ispirazione è bene assecondarla e accompagnare agli accordi, versi scritti nella nostra lingua.

Ho atteso lungamente durante l’ascolto il brano soft, diciamo il momento acustico…è una cosa che manca nella sua piena accezione del termine. Come mai?
Questo disco è nato così, quindi non c’è una risposta a questa domanda. Di certo una ballad o come tu dici “il momento acustico” sono un elemento ricorrente all’interno di molti dischi, ma se non viene fuori in modo naturale, non ha di certo senso sforzarsi al solo scopo di farla entrare dentro ad un disco.

Un mood che si conserva quasi integro durante tutto l’ascolto. Come mai non avete voluto sperimentare facce marcatamente diverse per ciascun brano invece che conservare uno stesso vocabolario per tutte e 10 le tracce?
Bella domanda! Abbiamo volutamente cercato di creare un filo conduttore tra tutte le tracce del disco, sia nei testi che nelle musiche.
Alcune tematiche ci hanno portato a cercare un linguaggio chiaro e diretto che all’interno del disco, pur trattando tematiche diverse, ciclicamente si ripetesse.

Indie rock…pop…e contaminazioni etniche…i Karbonica sono?
La musica è quanto di più lontano dalla schematizzazione, non è bello definire una band affiancandola ad un genere, facciamo musica perché vogliamo liberare qualcosa che teniamo dentro, frutto di pensieri, esperienze e fatti che direttamente o indirettamente hanno toccato le nostre vite.
Preferiamo dire che i Karbonica fanno la loro musica e che raccontano storie vere del loro tempo.

Prendo spunto dal questo disco e dai suoi messaggi per farvi una domanda: secondo voi esiste la libertà?
Non sappiamo se esiste davvero la libertà materiale, la storia ci dice di no.
Probabilmente la vera libertà risiede nella capacità di non accettare che i potenti decidano per te, di non farti modellare dal sistema a sua immagine e somiglianza e di coltivare e arricchire il tuo pensiero senza pregiudizi, mantenendo la tua identità.

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