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  • Joe e i Fratelli, da dove e come nasce la vostra formazione?

Joe e i fratelli nasce dall’unione del front man dalle origini partenopee Giuseppe Peltrini, in arte Joe, che insieme al resto del gruppo ha deciso di unire al suo nome d’arte i FRATELLI. Per noi è molto significativo il nome del nostro gruppo che vuole portare con la sua musica un messaggio importante di unione, condivisione e fratellanza. Una missione di pace per portare vibrazione, energia e serenità in un mondo che purtroppo viene continuamente oscurato dalle illusioni e dalle falsità. Siamo persone evolute piene di personalità, molto umili; la voce del popolo, artigiani della musica, operai delle case popolari, tutti dello stesso quartiere di Udine in via Riccardo di Giusto, tutti con esperienze di vita molto simili. I componenti: sezione ritmica i gemelli Deganis Renzo batteria e Renato basso, tastiere Joussef Chemlali di Marrakech, chitarra ritmica Renna Francesco e solista Marco Ghidina: questi sono Joe e i fratelli.

  • Il vostro è un sound particolarmente variegato: come definireste il vostro genere e a quali artisti del passato o del presente vi ispirate?

Definire il nostro genere è sicuramente molto difficile; mescoliamo e fondiamo vari stili e gusti musicali propri delle singole esperienze e sensibilità di ogni componente della band: l’ispirazione arriva dritta dall’inconscio e dal cuore non abbiamo artisti di riferimento li amiamo tutti o quasi.

  • Il 20 Maggio è uscito il singolo “briciole”, è previsto un album a breve? Se potete darci qualche anticipazione, che genere di lavoro sarà?

A settembre si lavorerà sull’album al quale non abbiamo dato ancora un titolo. Da lì si comincerà un nuovo percorso destinato a crescere senza smettere di sognare, perchè chi non sogna non potrà mai vedere oltre “l’ologrammma” che siamo abituati a vivere, che ci rende ciechi davanti alla bellezza di questo pianeta chiamata Terra.

  • Facciamo un passo indietro. Nel 2014, proponendo un vostro brano (rosa spinosa), avete partecipato al programma televisivo “tu si qui vales”. Raccontateci la vostra esperienza.

Un’esperienza fantastica e diversa da quella a cui un gruppo musicale è abituato; molta tensione, ma grazie alla risposta dei giudici e del pubblico in sala tutto è andato alla grande, senza parlare dell’accoglienza delle persone che abitano nel nostro quartiere, i nostri genitori, figli, mogli e amici molto orgogliosi di noi e dei nostri traguardi. È stata anche sicuramente una possibilità di visibilità a livello nazionale che diversamente non avremmo avuto.

  • Salvo questa breve parentesi, Joe e i Fratelli è una formazione che si è fatta da sola. Quant’ è difficile emergere oggi in un panorama musicale che spesso e sovente ruota intorno al mondo dei talent? Che ne pensate di questo nuovo modo di proporre giovani talenti? Può considerarsi arma vincente oppure stiamo effettivamente perdendo di cultura musicale?

Sicuramente emergere in un panorama come questo è difficile, spesso ci si ritrova in un vero e proprio karaoke dove ragazzi molto giovani vengono proiettati in un mondo senza prima essersi fatti un pò le ossa e alle volte con una personalità ancora acerba. Se un talento viene usato instradandolo su binari vincenti ma spesso logori il rischio è sicuramente di perdere innovazione ed originalità; spesso si trovano in poco tempo ad andare nel dimenticatoio, un peccato perché basterebbe investire del tempo per permettere che il loro talenti sbocci.

  • Nell’ era social, dove molti inseguono “il successo” facile e dove riconoscibilità non sempre è sinonimo di meritocrazia, non rischiamo di perdere di vista il vero senso della musica e di qualsiasi forma d’ arte essa sia?

Per noi la musica è espressione e comunicazione, quando fai e ascolti musica trasmetti e ricevi emozioni, la visibilità e la diffusione che ci è offerta al giorno d’oggi dai social è un’opportunità incredibile. Noi li usiamo così.

  • Che futuro vedete per le giovani band che ripropongono in modo indipendente e autoriale come la vostra? E soprattutto, cosa manca musicalmente oggi in Italia?

Sempre positivo: un futuro fantastico per le band indipendenti, se continueranno a crederci e a sognare, con l’impegno, l’unione e il sacrificio otterranno ciò che vogliono, stando attenti a rimanere sempre umili e veri. Il mondo a sete di originalità.

A nostra avviso manca un pò di coraggio di investire a lungo termine su talenti di cui gli scantinati in giro per l’Italia sono sicuramente pieni. I soldi, la musica alternativa, retrò, personalità forti, gruppi uniti, cantautori non è che non c’è ne siano ma non sono abbastanza sostenuti.

  • Che rapporto avete con il vostro pubblico e a chi si rivolge la vostra musica?

Il rapporto con il nostro pubblico è molto importante, cerchiamo di coinvolgerlo in un abbraccio globale, un’onda energetica vibrazionale in armonia con l’universo. Ogni persona sotto il palco brilla di luce propria, è un nostro fratello che soffre e gioisce con noi la nostra musica e a 360 gradi. Per noi ogni live è un viaggio e con ogni canzone lo spettatore diventerà il viaggiatore.

  • Una provocazione: cosa non avete mai avuto il coraggio di fare e invece vorreste fare?

Nulla il coraggio qui non manca.

  • Pensando al futuro, dove vi vedete tra dieci anni e quali sono i vostri sogni nel cassetto?

Tra 10 anni difficile dirlo, sicuramente non smetteremo mai di fare musica. Il nostro sogno nel cassetto è vivere di sola musica facendo ciò che amiamo realmente, creando uno spettacolo che da spazio a scenografie, musicisti, attori, ballerini  e artisti vari. Soprattutto portare a termine la missione: prosperare!

 

Ringraziamo 100Decibel per questa intervista e tutti i lettori. Buona vita e sempre collegati.

 

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