Dopo una carriera costellata di premi, due Grammy Awards e la nomina ad Artista per la Pace Unesco 2013, Marcus Miller sbarca all’Auditorium Parco della Musica di Roma per presentare il suo ultimo lavoro Afrodeezia insieme ad altri pezzi che lo hanno reso celebre.
L’occasione è ghiotta per gli appassionati del genere ma soprattutto per tutti quelli che al Jazz si avvicinano con riverenza e timore.
Afrodeezia -come ricorda lo stesso Miller- is the musical journey of slevery from Africa to hip hop” (Afrodeezia è il viaggio musicale della schiavitù dall’Africa all’hip hop, ndr).

E’ un disco ispirato dal ruolo di Artista della Pace, registrato in giro per il mondo e contaminato dalle più svariate culture musicali incontrate. Marocco, Parigi, Rio de Janeiro, New Orleans e Los Angeles sono alcune delle tappe che irrompono nelle accattivanti sonorità dell’album, che spazia dalle tradizioni musicali afro per finire all’Hip Hop e al Rap.

Ad aprire il concerto la meravigliosa Brenna Whitaker, estasiante voce e astro nascente della musica Made in U.S.A., già compagna vocale di Michael Bublè, Stevie Wonder e Quincy Jones.

Tra i pezzi proposti dalla cantante americana spiccano per eleganza Black and gold e Love Back e ancora una volta la sua incredibile vocalità capace di stupire tutta la sala.

A seguire, dopo pochi attimi per sistemare il palco, ecco apparire Miller.

Basso alla mano, sorriso di chi fa della propria passione un’arte, luci che si abbassano e via alle sue note che irradiano la Sala Sinopoli per un’atmosfera che si fa subito elettrica.

Trent’anni di portentosa carriera, dalle collaborazioni con Miles Davis e Eric Clapton passando per Aretha Franklin e Herbie Hancock, fanno di Miller uno dei massimi esponenti del Jazz contemporaneo.

Un’incredibile tecnica lascia spazio alla sperimentazione, a un sound d’impatto, emotivo, energico, che coinvolge. In un reciproco scambio di talenti le note delle chitarre di Miller tracciano virtuosismi musicali che  si intrecciano perfettamente all’instancabile sax di Alex Han, alla potente tromba di Marquis Hill e la prepotente batteria di Alex Bailey per uno spettacolo unico nel suo genere.

Due ore di musica, di ritmi provenienti da ogni angolo del pianeta per una platea in estasi.

Come ha sottolineato lo stesso Miller durante l’esibizione: “La musica che suoniamo proviene dalla sofferenza dei nostri antenati che dall’Africa sono giunti fino in America. Suoniamo la gioia di essere in un posto migliore”. In fondo Afrodeezia… straight to the soul (Afrodeezia… dritto all’anima, ndr.) si è dimostrato molto più di un modo di dire, ma un modo di vivere la musica.

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