Innanzitutto, li ho ascoltati.
Li ho amati da subito.
Poi li ho recensiti, sempre attraverso le pagine virtuali della nostra webzine di fiducia (qui potete leggere la recensione).
Li ho ascoltati ancora, e ancora.
Infine, li ho intervistati.
E’ difficile staccarsi dai Boxerin Club. Dovrebbero scriverlo in un bugiardino, alla voce “avvertenze”, da allegare a quella meraviglia di album d’esordio che è Aloha Krakatoa.
Corro il rischio di venire additata come una reporter che, quando scrive, compie quelle che nel gergo vengono chiamate “sviolinate”, non avendo fatto economia di complimenti, né qui né all’interno della recensione. Lo so e mi sta bene. Voi, però, ascoltate l’album e poi decretate se si tratti realmente di elogi gratuiti, o se invece sia soltanto pura e schietta meritocrazia.

Ciao ragazzi! Parto subito con una domanda di carattere etimologico (l’unica, poi vi giuro che parleremo solo di musica) che mi balena in testa da che vi conosco: perché Boxerin Club? A cosa è dovuta la scelta del nome della band?

Il nome Boxerin Club viene trovato per caso durante una partita di Tabù, in un pub nel nostro quartiere (Il Torrino a Roma) circa 4 anni fa e si riferisce ad un pub in Scozia gestito da un cane addestrato di nome Tarzan, frequentato da soli cani, era inevitabile rimanere affascinati, anche perché eravamo abbastanza alticci..

Ammetto che sarebbe interessante approfondire… ad ogni modo, bando alle ciance e raccontatemi della vostre canzoni. Il vostro LP, Aloha Kratakoa, è l’archetipo perfetto della musica terapeutica: note spensierate a cui si legano testi intrisi di ottimismo. Quale tra i tanti messaggi positivi da voi lanciati riveste un ruolo primario? Insomma, qual è la vostra filosofia?

Sia nella stesura dei testi che nell’arrangiamento delle musiche, contenute in questo album, abbiamo sempre cercato di distaccarci dalla quotidianità, dal nostro contesto giornaliero, ci sentiamo particolarmente ispirati dai temi del viaggio e dell’ignoto. La sensazione che volevamo trasmettere all’ascoltatore era proprio quella dell’ allontanamento dalla realtà per far spazio all’immaginazione e quindi catapultarlo in luoghi che magari non ha mai visto ma che sono nitidi nel suo immaginario.

Come sottolineai nella recensione, siete anagraficamente giovanissimi ed artisticamente “navigati”: dei veri e propri outsider, considerando che, di solito, le scelte stilistiche degli artisti della vostra età sono lontane anni luce dalle vostre. Quali sono state le vostre fonti d’ispirazione?

Mah, non so… in realtà ci sono molti musicisti della nostra età (22-23 anni) che suonano già molto bene. Noi le cose su cui abbiamo sempre fatto attenzione sono gli ascolti e la sperimentazione in campo compositivo, certe volte ci imbarchiamo anche in cose più grandi di noi, ma impariamo sempre cose nuove e non abbiamo paura di metterle in pratica, questo perché ci stimiamo molto a vicenda e siamo legati da una profonda amicizia.

Va detto, inoltre, che la vostra è davvero una musica sui generis, avente il pregio di essere difficile da inquadrare in una determinata categoria. Leggendo la biografia sulla vostra fanpage di Facebook, scopro che vi autodefinite “World Pop”. Ci sono altri generi musicali nei quali riuscite ad identificarvi, o comunque che sentite a voi più affini?

Siamo riusciti ad inquadrarci in un genere dopo molto tempo passato a fare indie, che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Negli ultimi 2 anni ci sono stati artisti che ci hanno profondamente segnato, come David Byrne, Paul Simon e Gilberto Gil e ci hanno fatto avvicinare alla Word Music, mantenendo comunque un impianto Pop. Alcuni di noi nell’ultimo anno si sono appassionati particolarmente al jazz, inteso come modern jazz o anche Afro Cuban jazz, avvicinandosi a gruppi come Snarky Puppy, Jean-Luc Ponty o pietre miliari come Arturo Sandoval, sicuramente questi artisti avranno molta influenza sulla stesura dei nuovi pezzi.

Per essere un gruppo nato solo quattro anni fa, godete di un curriculum già piuttosto corposo: passaggi in radio importanti, esibizioni a festival internazionali, live in molti dei più noti indie club dello stivale. Qual è stato, ad oggi, il concerto più sensazionale, la tappa che ricordate con maggiore soddisfazione?

Portiamo con noi un bellissimo ricordo della partecipazione ad Arezzo Wave della scorsa estate, sia perché ci ha permesso di esibirci a NY facendoci vivere l’esperienza più incredibile della nostra vita, sia perché ci ha dato la possibilità di misurarci con un grande palco e un grande pubblico.

Prima abbiamo parlato di fonti di ispirazione, di modelli di riferimento; adesso voglio che mi indichiate, invece, un artista o una band con cui vi piacerebbe collaborare in futuro. Che si tratti di un featuring o di un live apripalco, accanto a chi vorreste vedervi?

Sarebbe bellissimo poter andare in tour con una band molto più grande di noi che ci fa impazzire come i Dirty Projectors, me ne vengono in mente tantissime. Rimanendo con i piedi per terra, abbiamo un ottimo rapporto con i VadoinMessico, band metà italiana metà inglese, con cui abbiamo già condiviso il palco a Roma e NY, chissà se riusciremo a replicare!

Nell’ultima domanda avete carta bianca. Prendetevi lo spazio necessario per dire ai nostri lettori qualsiasi cosa vi passi per la mente: una piccola anteprima sui progetti futuri, un aneddoto, una considerazione, o anche solo un saluto. Fate quello che volete. La libertà, qui come nei vostri brani – dove la si respira a pieni polmoni, in tutta la sua salvifica bellezza – la fa da padrona.

Posso dire che a breve uscirá il nostro nuovo video, che presenteremo in anteprima a Occupy Dj su Deejay Tv, giovedì prossimo! Fateci sapere sulla nostra pagina FB cosa ne pensate. Speriamo che il disco piaccia a tutti i lettori! Noi siano in tour fino a l’anno prossimo e toccheremo pressoché tutte le città più grandi d’Italia, venite a sostenerci e a fare festa grande con noi, vi aspettiamo! Grazie per l’invito, è stato molto divertente parlare con voi! Discover the World!

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