Un ponte tra il passato ed il futuro, tra quel che sarà stato e quel sarà e basta. Tornano in scena gli INUDE con un brano che esce fuori dal contesto di un disco o da qualche pubblicazione futura… forse… o forse si accorgeranno di quanto sia bello questo suono sospeso di “Balloon” tanto da doverlo celebrare ancora in un full length ufficiale. Una scrittura che non pretende la codifica immediata e sfacciata, che plana dolce su un drumming lento e solipsistico, quasi psichedelico in una matrice pop generale. Il video ufficiale non poteva che essere altrimenti. A tradurlo in altro modo quasi il viaggio introspettivo alla ricerca di noi, dei sogno come dei ricordi per dare il giusto peso e la giusta riconoscenza a quello che siamo. Un bellissimo ascolto qui su 100 DECIBEL:

Cattura la semplicità di questa brano. Che oggi si debba tornare alla sintesi?
Non è il caso di generalizzare però sì, credo che il futuro ci riservi un ritorno all’essenzialità. Per i nostri standard questo brano è fin troppo sintetico, ma è nato cosi ed abbiamo deciso di lasciarlo così.

Che poi nel fare “sintesi”, tanto per restare in argomento, scrivete in un modo che alla fine ognuno può vederci qualsiasi cosa. Dunque dalla “sintesi” estetica si passa alla complessità di messaggio e di dialogo?
Stiamo ben attenti a non essere troppo diretti, ci piace lasciare molto spazio all’interpretazione in modo che ognuno nei nostri brani possa leggere sempre qualcosa di diverso e personale.

Ispirazioni. A chi dovete qualcosa?
Dobbiamo molto alla nostra infanzia da “rocker”, dobbiamo tanto anche ai nostri genitori e fratelli che sin da piccoli ci hanno sempre fatto ascoltare buona musica. Dai musicisti moderni, come Apparat ad esempio, abbiamo imparato che la sintesi e l’elettronica, se usate giudiziosamente, possono essere inserite in qualunque contesto senza sembrare stucchevoli, diventando parte di qualcosa e non il fulcro di esso.

Guardando il video. Quest’uomo con gli occhi bendati da rose. La follia nasce dall’immaginazione?
Credo che la follia sia l’esaltazione dell’immaginazione stessa, l’apice massimo dove realtà e fantasia sussistono.

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