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I Blindur sono un duo composto da Massimo De Vita e Michelangelo Bencivenga che conta oltre 150 concerti tra Italia ed estero (Belgio, Islanda, Francia, Germania e Irlanda), la collaborazione con Birgir Birgisson, fonico e produttore dei Sigur Rós, e sette premi come il  Premio  Pierangelo  Bertoli  2015,  il  Premio  De  André 2015,  il Premio  Buscaglione  2016  e  il  Premio  Tempesta  Dischi  “Sotto  il cielo  di  Fred”.

Il 13 gennaio è uscito il loro primo disco per La Tempesta Dischi e – dopo la presentazione ufficiale dell’album avvenuta il 12 gennaio al Sound Music Club di Frattamaggiore, in provincia di Napoli – il 3 febbraio inizia il loro tour in giro per l’Italia. Per farci raccontare di tutto questo e tanto altro, li abbiamo incontrati per una divertente ed interessante intervista.

Prima di tutto vorrei sapere come nascono e come si incontrano tra di loro i Blindur.

 Massimo: “Io e Michi (Michelangelo Bencivegna, n.d.r) ci conosciamo praticamente da una vita. Sono più di 10 anni che condividiamo la musica in varie band e progetti, fino poi a questa esperienza che è iniziata circa tre anni fa, che abbiamo chiamato Blindur e che è stata un po’ una conseguenza naturale degli eventi dell’epoca: uscire dalla band in cui stavamo ed iniziare a fare questa cosa insieme”.

Oltre 150 concerti fra Italia ed estero, l’importante collaborazione con Birgir Birgisson, fonico e produttore dei Sigur Rós, diversi premi: il Premio De Andrè e il Premio Pierangelo Bertoli nel 2015,  il Premio Buscaglione nel 2016,  il Premio Tempesta Dischi “Sotto il cielo di Fred” e molto altro. Volevo sapere se potevate raccontarci qualcosa di tutto questo, magari anche qualche aneddoto.

Massimo: “Con tutti questi concerti potremmo scrivere un libro di aneddoti e storie bizzarre! Noi siamo molto live band, siamo nati suonando dal vivo, anche le canzoni le creiamo suonandole dal vivo e noi siamo veramente molto legati a tutta la dimensione dei concerti. E poi abbiamo sempre cercato di suonare il più possibile, in ogni situazione o condizione, sia in Italia che fuori. Anche suonare all’estero è una cosa a cui teniamo molto e in questo caso di aneddoti ce ne sono di tutti i tipi, davvero i più improbabili.

A me ne viene in mente subito uno a proposito di premi: eravamo a Modena per il Premio Bertoli e si sono fottuti lo stereo dalla macchina.

Già è una barzelletta di per sé che due napoletani si fanno fottere lo stereo a Modena! Poi quando abbiamo vinto il premio, eravamo sul palco, gasati perché avevamo vinto e il conduttore ci chiede: “Allora come userete questi soldi?”.

Tu immagina questo teatro pienissimo di gente, con il sindaco ed altre personalità istituzionali e noi: “Eh, come prima cosa ci ricompriamo lo stereo che ce l’hanno fottuto qua fuori!”.

Michelangelo: Per me un aneddoto divertente è sicuramente il kebab delle 6 del mattino, dopo il premio Buscaglione, con Dente: totalmente distruttivo!

 Massimo: Ce ne sono tantissimi! Per esempio recentemente eravamo a Bruxelles, avevamo finito di suonare e dovevamo aspettare un paio d’ore l’autobus che ci avrebbe portati all’aeroporto.

Non sapevamo cosa fare e siamo entrati in un pub a chiedere se potevamo mangiare qualcosa e questi due, mentre si spalleggiavano e se la ridevano fra di loro, ci dicono di andare in un posto, ci danno l’indirizzo e ci spiegano.

Siamo arrivati dove ci avevano spiegato ed era un… locale gay sostanzialmente. Siamo entrati e ci siamo trovati un tantino spaesati, pensando che forse non era il posto più adatto in cui stare alle 3 di notte (ridendo).

Ma ce ne sono veramente tante. Per esempio recentemente quando abbiamo aperto il concerto degli Zen Circus all’Alcatraz di Milano. Eravamo nel backstage, si chiacchierava e Ufo ci fa “Oh, ma ve lo fate un pezzo con noi?”, quindi nato tutto così, in modo estemporaneo. Come pure è successa una cosa simile con i Tre Allegri Ragazzi Morti a Venezia o a Bologna che siamo finiti a bere con Xabier Iriondo che ce ci passava i ticket per bere gratis. Ce ne sono anche di spiacevoli eh!

Per esempio, concerto a Milano, finisce il concerto andiamo lì e l’organizzatore fa: “Ragazzi per me è ok, ve ne potete andare” e noi che dovevamo essere pagati, ma lui non voleva.

Eravamo in tour con un cantautore irlandese, un personaggio incredibile, che a questo aveva regalato il disco primo del concerto. Quando ha sentito che questo non ci voleva pagare, gli va vicino e gli fa: “Senti allora, fai una cosa, mi ridai il disco per favore?” e si è ripreso il disco!

Visto che parlavate anche dei concerti all’estero, volevo chiedervi qual è – se c’è – la differenza fra il pubblico italiano e il pubblico che magari avete incontrato all’estero?

 Massimo: ti dico la mia e Michelangelo ti dirà la sua. Ci sono due considerazioni da fare sul pubblico all’estero: una relativa agli italiani all’estero e l’altra proprio sugli stranieri perché abbiamo suonato in entrambe le circostanze.

In generale, il pubblico all’estero è un po’ più educato, molto più silenzioso, molto più attento, al punto che sembra quasi troppo, anche perché noi non siamo molto abituati a quel tipo di cosa. Uno si pone sempre il problema di dire: ok, per le 15 persone che mi stanno ascoltando, ce ne sono 15 che stanno facendo gli affari loro, perciò come faccio a guadagnarmi il loro interesse? E costruisci lo spettacolo per guadagnare la loro attenzione.

Quando, poi, ti trovi con tutto il pubblico che è già lì pronto, rimani un po’ spiazzato. Per esempio in Islanda è avvenuto proprio questo: sia che il posto fosse grande sia che fosse piccolissimo, il livello di attenzione era altissimo.

Poi noi abbiamo sempre cantato in italiano, anche all’estero, ed è molto bello quando un islandese a fine concerto viene da te e ti ringrazia per aver cantato in italiano.

Michelangelo: gli italiani all’estero, quando stanno insieme, ritornano italiani a tutti gli effetti e sono anche molto romantici. Per esempio, un aneddoto bellissimo che io racconto sempre, è sul pezzo del nostro album che si chiama Vanny, che è un brano che parla proprio di un amico che è andato a vivere all’estero. Mi ricordo che in uno dei concerti che abbiamo fatto all’estero, fra il pubblico c’era in prima fila una ragazza italiana che ha pianto dall’inizio del pezzo fino alla fine e questo è molto bello per noi.

Massimo: quando suoni all’estero è come se stessi portando un pezzetto di casa a tutti gli italiani che sono lì. Mentre gli stranieri ti valutano soprattutto dal punto di vista musicale perché comunque sono abituati a livelli molto alti, gli italiani diventano tutti patriottici, a livello che se ti potessero far fare O Sole mio, te lo farebbero fare!

Ecco, infatti un’altra domanda che volevo farvi era proprio questa: come mai la scelta di cantare in italiano?

Massimo: ti rispondo io semplicemente perché scrivo io. È la nostra lingua, è quella che parliamo, è quella con cui ci sentiamo più a nostro agio.

Io penso anche un po’ che spesso si canti in inglese nella speranza di avere più accesso fuori dall’Italia, noi siamo riusciti ad andare a suonare fuori cantando in italiano e non l’abbiamo mai sentita questa necessità di cantare in inglese.

Poi, secondo noi, la lingua italiana è proprio una bella lingua, soprattutto quello più moderno, meno aulico, quotidiano che è quello che provo ad usare io quando scrivo. Lo trovo bello e musicale, mi piace molto.

Una domanda che mi incuriosisce è relativa ai cantautori che hanno dato i nomi ai premi che avete vinto (Fabrizio De André, Pierangelo Bertoli, Fred Buscaglione), qual è il rapporto che avete con loro?

 Massimo: ovviamente lo abbiamo un rapporto, anche se ci piace un po’ la rottura, siamo un po’ punk nello spirito, nel senso che ci piace l’idea di rompere con il passato.

Ma è anche vero che, vuoi o non vuoi, la prima volta che abbiamo ascoltato Storia di un impiegato o Anime Salve è stata una cosa indescrivibile e tuttora, quando le riascoltiamo, è un “treno in faccia”.

Michelangelo: è semplicemente un voltare pagina. È stato fatto, è stato detto, ora facciamo altro.

Massimo: siamo comunque molto legati. Per dire, nel nostro repertorio durante il concerto abbiamo un pezzo di Buscaglione che abbiamo dovuto fare per il premio, ma l’abbiamo fatto con l’idea di farlo diventare nostro e siccome è venuto bene e ci divertiamo a farlo, poi è rimasto. Come pure abbiamo un pezzo di Lucio Dalla, che forse tra tutti è il più moderno, che era già all’avanguardia all’epoca e suona anche oggi moderno e contemporaneo, sia nel linguaggio che nella musica.

E quindi ci sono degli artisti da cui traete ispirazione e, se sì, quali sono?

Michelangelo: io non scrivo i brani, però ne parliamo molto e tra gli italiani sicuramente la vecchia guarda, come Fabrizio De Andrè, ci ha ispirato, però anche la nuova leva come Brunori Sas, i Tre Allegri Ragazzi Morti, gli Zen Circus. Gli stranieri, invece, Sigur Ròs su tutti, ma anche Bon Iver.

Una cosa che ci teniamo a sottolineare è che molti ci accostano ai Mumford & Sons che fra tutti è la bad che ci piace di meno. Mio malgrado, però, ho deciso di suonare il banjo e se c’è il banjo è Mumford & Sons.

Il 13 gennaio esce il vostro album, omonimo, vi va di raccontarcelo un po’?

Questo disco è stato molto sofferto e nella genesi del disco ci sono sangue, sudore e lacrime.

Un po’ perché tutto è nato suonando:  magari si  arrivava in sala con un pezzo nuovo e ci si costruiva su tutta una serie di cose, come l’arrangiamento. Poi, concerto dopo concerto, lo miglioravamo, decidendo cosa tenere, cosa no e anche cosa cambiare.

Si può dire che questo album è una sorta di “best of” di questi tre anni insieme tra concerti e canzoni.

Abbiamo deciso di registrarlo tutto dal vivo, come se fosse un vero e proprio concerto, in presa diretta, entrambi nella stessa stanza, un concerto a porte chiuse. E da quando abbiamo registrato a quando abbiamo iniziato a ragionare seriamente sulla pubblicazione è passato un anno. Insomma, come già detto, un album davvero sofferto!

Il video di Aftershock è già online, volevo sapere cosa volevate raccontare con questo video, come nasce, come lo avete girato e perché la scelta di ambientarlo a Dublino.

 Anche quel video è stata una follia perché con il regista Valerio Casanova – che è un carissimo amico, oltre che un ottimo cantautore – ci siamo confrontati per lungo tempo su questa storia del video e alla fine abbiamo deciso di farlo in vhs. Sapevamo che era un enorme rischio farlo in vhs perché abbiamo girato per quattro/cinque giorni senza mai rivedere nulla. La speranza era che una volta tornati a casa fosse tutto ok perché non è che potevamo tornare un attimo a Dublino a rifare la scena.

In pratica, noi dovevamo andare a Dublino perché dovevamo suonare lì e Aftershock è stata scritta proprio lì, quindi abbiamo unito i puntini e abbiamo pensato di fare questa follia.

Ci trovavamo di ritorno dall’Islanda, dovevamo passare a Dublino per suonare e abbiamo deciso di rivederci tutti insieme per provare a fare il video.

Un follia totale, quattro giorni di sbattimento senza confini perché abbiamo dovuto organizzare tutto quanto lì: parla con l’ostello, col pub, abbiamo cominciato a prendere gente per strada per fare le comparse nel video.

Su questo c’è un aneddoto molto simpatico: avevamo bisogno di comparse e abbiamo chiesto ai ragazzi della reception dell’ostello di stampare un foglio da mettere un po’ in giro per l’ostello per vedere se qualcuno rispondeva. Il messaggio che abbiamo scritto, però, suonava malissimo perché era una cosa del tipo “Band italiana cerca una ragazza per un videoclip, presentarsi domani mattina in camerata alle 7” ed era un po’ equivoca come cosa, suonava un po’ pornografica e infatti alla fine ci siamo detti “Vuoi vedere che non ha risposto nessuno all’annuncio perché suonava un po’ malino?”.

Alla fine ce l’abbiamo fatta e Valerio è stato strepitoso perché girare con questa videocamera di Michelangelo degli anni ’80 è stata un’impresa però è stato davvero fantastico. Il vhs lo abbiamo scelto perché volevamo dare l’idea della nostalgia, di qualcosa che è passato e confonde un po’ i ricordi. La canzone parla un po’ di questo, la prima lettura è quella di cosa è successo in una lunga notte alcolica e che cosa è rimasto di tutta questa lunga nottata, quindi questi ricordi un po’ confusi, un po’ nebbiosi con la scelta estetica del vhs.

La storia l’abbiamo ambientata là perché era la cosa più sincera che potevamo fare perché la canzone è stata scritta a Dublino e parla di Dublino, del rapporto con questa città, del fatto che sembrava che ci si potesse costruire una vita in un altro posto e invece tutto è finito così com’era iniziato.

E se, invece, mi doveste dire un filo conduttore dell’album?

Il filo conduttore del disco forse sono i sogni, nella loro accezione più ampia: quelli ad occhi aperti quindi quello che ti piacerebbe fare, quelli sul futuro.

Penso, ad esempio, a Solo andata o a Vanny: partire, andare in un altro posto, andare a cercare, provare a costruire qualcosa di diverso; ma sono anche i sogni legati a qualcosa che hai vissuto, qualcosa più legato ai ricordi come Foto di classe oppure XI Agosto. Insomma c’è qualcosa che secondo me è molto prossimo all’universo del sogno. Chissà Freud cosa avrebbe detto di tutto questo?

Il 12 di gennaio c’è stata la presentazione del vostro album al Sound Music Club di Frattamaggiore, mentre il 3 febbraio inizierà il vostro tour. Cosa vi aspettate da questo nuovo viaggio?

Massimo: noi speriamo che vada bene, anche perché siamo molto carichi perché noi non siamo mai stati così tanto tempo senza suonare.

Michelangelo: no, infatti no. Abbiamo voglia di tornare un po’ in macchina, fare le recensioni su Tripadvisor…

Massimo: … che è lo sport preferito di Michelangelo! Comunque, a parte scherzi, noi non vediamo l’ora e siamo molto contenti di fare un bel po’ di date in un sacco di posti in cui non abbiamo mai suonato quindi sarà una bella scommessa vedere se le persone risponderanno bene. Diciamo che questa è la nostra natura: noi dobbiamo suonare. Ci proviamo pure a stare su Facebook, a fare i tipi social, ma non siamo proprio capaci e invece se ci metti sul palco a caricare e scaricare la Multipla, siamo le persone più felici del mondo.

Se doveste dirmi il titolo della canzone della vostra vita, quale sarebbe?

 Massimo: questa è una domanda difficilissima, li abbiamo due minuti per pensarci (ridendo)? Oh, senti, io ce l’ho anche se forse è un po’ “paracula” come risposta, però scrivendo le canzoni tu li dai i titoli alle cose che vivi e secondo me Solo andata è perfetto. Nel bene e nel male, Solo andata è proprio come la penso io.

Michelangelo: io posso dirti quella dell’ultimo periodo perché tutta la vita è difficile. Comunque ultimamente un pezzo che mi piace molto ascoltare è Kurt Cobain di Brunori Sas perché lo trovo molto motivante e trovo che abbia un bel senso finale, mi tiene con i piedi per terra.

Massimo: per me il titolo della tua vita è “con i piedi per terra”!

Michelangelo: bello, mi piace. Lo scriviamo?

Non so se sapete che 100 Decibel è l’intensità del suono di un concerto rock, quindi vi chiedo: qual è un messaggio che valga la pena di gridare alla potenza di 100 Decibel?

Massimo: io devo citare un amico cantautore per questa risposta e dalla sua canzone Alla fine e il verso finale di questa canzone “alla fine è tutto semplice”.

Secondo me questa è la frase che vale la pena gridare a quel volume, nel senso che poi sono veramente poche le cose davvero importanti, essenziali, quelle toste, che condizionano, che cambiano il percorso di vita di una persona, nel bene e nel male. Sono quelle le cose sulle quali vale la pena di fare attenzione, su cui vale la pena stare concentrati, tenere le antenne alzate, sapere che anche le cose più difficili sostanzialmente si risolvono sempre, che comunque passano e di come le cose belle non è vero che non arrivano, arriveranno comunque, basta aspettarle, volerle, cercarle ed arrivano. Per questo mi piace pensare che “alla fine davvero è tutto semplice”.

Di seguito tutte le date del tour degli Blindur:

03.02 Fontanafredda (PN) – Astro Club

04.02 Modena – OFF

08.02 Pozzuoli (NA) – Factory

09.02 Arezzo – Sottopiazza

10.02 Milano – Arci Bellezza

11.02 Correggio (RE) – I Vizi del Pellicano

12.02 Paratico (BS) – Belleville Rendezvous

17.02 Napoli – Duel Beat (supp. The Zen Circus)

18.02 Narni (TR) – Tabard Inn

19.02 Roma – Le Mura

24.02 Lunano (PU) – Enoteca di Lunano

26.02 Contursi Terme (SA) – Bandiera Bianca

02.03 Bologna – Locomotiv

03.03 Asti – Diavolo Rosso

04.03 Torino – Officine Corsare

23.03 Caserta – Unplugged

24.03 Colle di Val d’Elsa (SI) – Bottega Roots

07.04 Catania – La Cartiera

08.04 Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Perditempo

09.04 Palermo – Fabbrica 102

13.04 Ragusa – Primaclasse

14.04 Rosolini (SR) – MAD

15.04 Siracusa – Hmora

16.04 Licata (AG) – Drogheria

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