La sera di lunedì 21 Marzo ci incamminiamo verso il Quirinetta, sito al centro di Roma, per assistere allo spettacolo di Irene Grandi. Lungi dall’essere il solito show. Ce ne accorgiamo già al nostro arrivo: poltroncine rosse hanno ricoperto il parterre dove siamo soliti saltare e scatenarci; sul palco oltre a un maxi schermo che sicuramente accoglierà immagini audiovisive, scorgiamo un elemento che non siamo soliti vedere durante un live, ma bensì durante rappresentazioni teatrali: un divano ricoperto da un telo arancione. Dove c’è un divano, c’è aria di casa. E pare essere proprio questa l’atmosfera che si respira: una serata intima, nella tranquillità di un salotto, in compagnia di una tra le artiste italiane più apprezzate e mai sottovalutate della scena canora italiana.

I primi a salire sul palco sono stati i Pastis (alias Marco e Saverio Lanza) che accompagnano la Grandi in questo lungo viaggio, una via di mezzo tra uno spettacolo e un concerto. È il viaggio il filo conduttore tra le tracce audio e quelle video che si susseguono sul palco. Si parte dell’Ecuador, per sbarcare Sicilia, per volare in America fino a giungere in Asia. Con la stessa energia, la stessa voce limpida e potente, senza stancarsi mai.

I minuti passano velocemente, il pubblico si diverte, mantiene il ritmo, canticchia e finalmente può dar voce sulle note finali, dove anche i genitori di Irene si dilettano su Bum Bum Bum.
Sicuramente una veste nuova in cui vedere un’artista, tra il disincantato della musica e l’eclettico della realtà, che fa di un semplice palco, il punto di incontro di diverse realtà, usi e costumi che in altre circostanze ci sarebbero ignote. Perché anche una semplice strada al pomeriggio, il mercato rionale all’alba, la storia letta da un bambino possono rendere straordinario una giornata ordinaria.

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