Diana Tejera - Foto di Gianulca Mosti

Diana Tejera – Foto di Gianulca Mosti

L’abbiamo conosciuta coi Plastico e adesso la ritroviamo in una brillante carriera da solista: interprete, cantante ed autrice. Lei è Diana Tejera e questa è l’intervista per voi di 100Decibel!

Ritorniamo indietro nel tempo: da piccola cosa sognavi di fare?
Sognavo di fare la pittrice o la pianista, ma durante le vacanze estive trascorse in Spagna, spostarmi insieme al mio amato piano era impossibile e la musica mi mancava. E’ stato lì che ho scelto di imparare a suonare la chitarra, e non l’ho più abbandonata.

Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua vita?
La musica mi è sempre stata accanto, ma ha iniziato ad assumere un ruolo essenziale per la mia vita quando non riuscivo più a farne a meno. Era semplicemente la vita che desideravo fare e che faccio.
Lontano da microfoni e riflettori, chi è Diana Tejera?
Una persona curiosa, estroversa, spericolata, che ama tuffarsi dagli scogli più alti. Non mi interessa fare vita mondana, anche se è inevitabile e ogni tanto mi diverte anche. Amo trascorrere il mio tempo libero in relax, mi piace cucinare e passare serate tranquille tra gli amici più stretti, o magari leggendo i miei libri di poesia. Non sono una maniaca della tecnologia anche se per lavoro sono costretta ad usarla.
Cosa ricordi della tua carriera con i Plastico?
Ricordo con nostalgia i Plastico, un periodo di esibizioni live, di grande impegno e di crescita, di ricerca e di ispirazione, ma anche di momenti vissuti con leggerezza e spensieratezza, e forse un po’ di incoscienza.  E poi come dimenticare l’esperienza più emozionante, salire sul palco di Sanremo a 23 anni. Ricordo con divertimento gli sforzi a cui eravamo sottoposti durante la realizzazione dei video: come in Aliante quando a -5 gradi indossavamo una maglietta, oppure quando siamo stati appesi testa in giù o legati dalla testa ai piedi con una corda molto spessa di canapa nel video di Paranoia.

Lupo solitario o meglio nel branco?
Posso essere molto socievole, anche se a volte il lupo si allontana dal branco e può vagare solitario per diverso tempo, per esplorare territori nuovi e lontani.
Nei Plastico tu sei stata l’autrice di tutti i testi, mentre in Al Cuore Fa Bene Far Le Scale hai dato voce alle parole di Patrizia Cavalli. Ti senti più tu come cantautrice o come interprete?
Né l’una né l’altra: da cantautrice mi risulta difficile separare i due ruoli, e comunque il confine tra brani propri e non si assottiglia quando sentiamo proprie le parole di qualcun’altro. E’ per questo che ho musicato le poesie di Patrizia, e la magia si è compiuta quando la sua metrica coincideva perfettamente con la melodia creata, nonostante le poesie non avessero la struttura delle canzoni.
C’è una canzone che proprio non può mancare nelle tue esibizioni?
Vado a periodi, ma una canzone che mi piace fare sempre negli ultimi anni e che mi da forza è una cover: Escuece di Bebe.

Tra le tante canzoni scritte, quale ricordi maggiormente, cioè quale pensi che sia quella in cui ci sia più di te?
E’ difficile dirlo!  Le mie canzoni sono frammenti della mia vita. Per me ogni canzone che ho composto ha una sua anima, ma se proprio devo scegliere forse Scivoli Di Nuovo. Un brano che è nato dopo aver accolto uno sfogo esistenziale di una cara amica. Forse è stato più facile vedere attraverso gli occhi di qualcun’altro qualcosa che in fondo riguardava anche me. Ma l’ho capito solo dopo averla scritta. 
Da cosa nasce una tua canzone?
Non è facile dire come nasce una canzone. Non c’è una regola. Di solito è il frutto di un’emozione che può arrivare in ogni momento e così imbraccio la chitarra, accendo il registratore e nei momenti più fortunati sia la melodia che le parole vengono da sé. Mentre altre volte posso stare ore a cercare qualcosa che non arriverà mai. Allora in quei momenti abbandono tutto, mi dedico ad altro, fiduciosa di ritrovare l’ispirazione quando meno me lo aspetto.

Cosa vuoi raccontare con la tua musica?
Mi ispiro ai sentimenti che tutti noi sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, i viaggi, l’amore, gli incontri, le delusioni e le sconfitte. Tento di raccontare percezioni, ricordi, insomma tutto ciò che si trova nello spazio dove si svolge la vita, in tutte le sue sfumature. Ma soprattutto mi interessa molto il mondo interno delle persone.. così complesso e sconfinato.
Ascoltate Diana Tejera se/perché…?
Perché credo che ci si possa riconoscere nelle storie espresse. Il desiderio è sempre quello di riuscire a suscitare emozioni con le proprie canzoni e di farlo in modo personale, con originalità. Io tengo molto ai suoni, alla ricerca degli arrangiamenti. Cerco di sperimentare per quanto mi sembra di aver appena iniziato a farlo.
Padre andaluso, madre italiana. Quale cultura ha maggiormente influenzato il tuo modo di scrivere e comporre musica?
Entrambe mi hanno influenzato…. ma credo che – soprattutto nel suonare la chitarra – la musica spagnola mi abbia influenzato molto.

Il 2013 oramai è agli sgoccioli. Ultimi progetti per quest’anno?
Un viaggio in un posto esotico dove completare la scrittura dei miei nuovi brani
Il 2014 sarà l’anno in cui…?
Sarà l’anno dell’uscita del mio nuovo album di canzoni inedite che spero mi dia la possibilità di andare in giro per il mondo 🙂
 
Diana, noi ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato e ti lasciamo l’ultima parola per i nostri amici di 100Decibel
Riesce chi persevera! – Diana Tejera –

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