Nuovo video per IKE, all’anagrafe Isaac De Martin che lancia un secondo singolo per il suo debutto discografico affidato al disco “Construction Site”. Un disco di inediti che vi consigliamo senza battere ciglio, figlio di una estrema contaminazioni di generi, dal nuovo soul alle derive della world industriale di questo futuro. E non c’è da meravigliarsi vista la grande estrazione culturale che vede protagonista IKE, figlio di studi classici e di jazz ma subito pellegrino del mondo a raccogliere la voce di musicisti di altre voci. E questo disco nato durante le lunghe tournée, magari nelle sale d’attesa o in camere d’albergo… rapendo registrazioni e contributi che fanno di questo disco un vero cantiere di vita e di stili. In rete il nuovo video, appunto, dal titolo “Seeds ‘n Flowers” con le animazioni di Christian Schmidts e la performance di Anna Petzer.

Noi parliamo molto di rock e dintorni. Per noi il rock è più un modo di stare al mondo, un modo di vivere la musica più che un genere esteticamente riconoscibile. Dunque ti chiedo: quanto rock c’è in questo tuo nuovo disco?
Vengo dal rock dalla musica classica, poi ho incontrato il jazz per strada che mi proposto di fare un giro e tra amicizie comuni mi ha presentato l’elettronica. Però l’attitudine rock, rimane nel modo di fare le cose, un certo graffio cerco di mantenerlo anche quando si tratta di “musica colta” (termine che mi sta poco simpatico). Mi farebbe piacere sapere da voi quando rock sentite nel disco, mi intriga assai la cosa.

Ormai sono passati 4 mesi dalla sua pubblicazione. Il “cantiere” della tua vita è andato avanti? Qualcosa di queste canzoni è “invecchiato” o addirittura perduto di senso e di significato?
Cerco di mettere continuamente in discussione i brani e gli arrangiamenti del disco specie quando li porto live. Per fare ciò coinvolgo spesso artisti ospiti che incontro nelle città dove mi esibisco. In tal modo il materiale si rimescola sempre, è vivo. Al momento sto anche producendo il disco nuovo.

A distanza di tempo cosa provi e cosa senti riascoltando il disco?
Certi brani che sentivo molto vicini ora non mi danno più questa sensazione così come altri invece che prima sottovalutavo ora si rivelano grandi alleati di idee ed emozioni nuove. Avendolo portato live già varie volte ne scorgo il potenziale nella sua interezza pur tuttavia essere un lavoro stilisticamente molto variegato. Devo dire che il contributo dei due grandi musicisti con cui suono stabilmente dal vivo: Riccardo D’Errico alla batteria e Giovanni Frison al basso elettrico, è davvero essenziale nel rendere il lavoro compatto e solido.

Oggi si da voce a questo nuovo video. Perché hai scelto di “Seeds’ Flowers”? Che momento è del disco?
È il brano strumentale che più mi emoziona quando lo suono dal vivo, nel disco è per me il climax sia musicalmente che per quanto riguarda il tema che tratta, ossia la genesi della vita e dei suoi misteri, la dualità del Tao è abilmente interpretata da due ottimi musicisti (Alaa Arsheed al violino e Giacomo Li Volsi all’arpa celtica) molto distanti caratterialmente ma che qui reggono le fila del discorso.

Dando un occhio al tuo percorso, ascoltando tra le righe la musica che lo caratterizza… forse sto dicendo una fesseria e nel caso ti chiedo scusa, ma penso molto all’est, ai paesi dalle forti tradizioni spirituali più che alle grandi metropoli del futuro… che ne pensi?
Hai perfettamente ragione, l’Est Europa ancora conserva sprazzi di tradizioni e folklore che appartiene a noi tutti. Il fascino delle grandi metropoli sta arrivando anche li ma vedo che il processo è molto più lento di quanto sia avvenuto in occidente. Come accennato prima, la dualità delle due rende completa l’esperienza.

Perché secondo te la codifica popolare è decisamente impietosa verso tutta quella scrittura che elude dal solito cliché del pop?
Perché manca educazione di sentimenti, le emozioni sono poco trattate da chi si occupa di formare i giovanissimi e quindi ciò che ha artisticamente ricchezza emotiva non arriva e non viene capito dalle masse. Il pop lo apprezzo assai ma è come se dovessimo descrivere ciò che vediamo in un bosco autunnale rigoglioso di colori. Più nomi di colori conosciamo e più riusciamo ad esprimere l’esperienza. La cultura di massa mette a disposizione solo una manciata di nomi di colori e quindi una sfumatura di blu continuiamo a chiamarla blu quando invece è zaffiro.

Per finire, ho trovato “Construction site” un disco apolide ma concentrato nell’attualità presente. Che rapporto hai invece con le tradizioni del passato?
Cerco di informarmi il più possibile su ciò proviene dal passato. Il passato è stato prima presente e il presente sarà poi passato, o forse tutta questa linearità del tempo è solo un tentativo semplificativo di spiegarci tra di noi perché invece tutto esiste allo stesso tempo. Le tradizioni del passato sono il DNA di quello che siamo oggi, vanno frequentate se vogliamo capirci un attimo di più.

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