The-Blacklies-Kendra

The-Blacklies-Kendra

Non molto tempo fa, proprio grazie a 100Decibel, ho avuto modo di ascoltare e recensire Kendra, l’ultimo lavoro dei The Blacklies. Si tratta di un concept album raffinato e colto, frutto di un lavoro certosino da parte dei quattro rockers pisani (ebbene si, a dispetto del sentore internazionale che si respira ascoltandoli, i The Blacklies sono italiani… E’ che viviamo in un’epoca in cui si è poco avvezzi all’accostamento tra i termini “alternative rock” ed “italiano”, tanto che dinanzi ad un ottimo lavoro del genere la prima cosa che, erroneamente, si pensa è che si tratti senza dubbio di musica estera!). La complessità di Kendra riesce a compiere il prodigio, quello a cui fondamentalmente auspica qualsiasi artista: ad album terminato, l’ascoltatore resta immerso in un vortice di sensazioni e di inevitabili quesiti. La stessa cosa è successa a me, ed ho deciso di lasciare che siano gli stessi The Blacklies ad appagare ogni curiosità, intervistandoli per voi.

Ciao ragazzi! Innanzitutto vi porgo i miei complimenti per Kendra, che ho ascoltato e gradito in prima persona. Come è nata l’idea di dare alla luce un concept album?
F.Thomas
: Prima di tutto ci teniamo a ringraziarti per l’ottima critica al nostro lavoro: raramente ci è capitato di essere oggetto di recensioni così accurate e ben scritte! Per noi è veramente un piacere poter rispondere alle tue domande. Detto questo, l’idea principale del concept è nata (come spiegherò meglio nella prefazione del romanzo di Kendra, di prossima uscita) da una frase scritta per un ritornello che in qualche modo mi aveva ossessionato! Dopo aver buttato giù il testo del brano Upon my skin, mi accorsi che da solo non riusciva a spiegare bene quello che avevo in mente, così iniziai a scrivere un’altra parte di testo per poi giungere alla decisione di avventurarmi in un concept!

Vi siete ispirati a qualcuno/qualcosa?
Emiliano
: Beh, ovviamente nel nostro background musicale ci sono innumerevoli esempi di concept album che sono stati per forza un’ispirazione: i dischi dei Pink Floyd e Who su tutti ma anche altri grandissimi lavori più recenti come quelli dei Dream Theater e Muse che hanno contribuito a mettere le basi per il nostro disco anche se, nel caso specifico di Kendra, abbiamo optato per un tema meno “pomposo” e “celebrativo”, più vicino a mio avviso allo stile rock dei nostri tempi.

Il rischio da mettere in preventivo quando si opta per un concept album è fondamentalmente uno: l’effetto domino. Se l’idea di base funziona, funzionano di riflesso tutti i brani dell’album; al contrario, la scelta di un tema sbagliato può trascinarsi dietro tutta una serie di effetti negativi. Nel vostro caso, il tema cyberpunk-distopico risulta vincente. Cosa c’è dietro questa scelta “narrativa”?
F.Thomas:
La scelta del tema cyberpunk è dovuto essenzialmente all’esigenza di accostare il più possibile la storia ed il contesto in essa raccontato al nostro stile musicale, orientato il più possibile verso sonorità moderne anche se di matrice indiscutibilmente rock.

L’amore per il genere (nel senso cinematografico o letterario che sia), la voglia di raccontare qualcosa che risultasse futuristico eppure attuale, o semplicemente vi siete affidati all’istinto?
Francesco:
Probabilmente Kendra è il risultato di entrambe queste componenti. Si tratta di un disco in parte ragionato ed in parte evolutosi man mano che lo suonavamo in sala prove.

Qual è la traccia di Kendra a cui vi sentite più legati? So che trattandosi di concept può risultare difficile scinderlo in brani singoli… ma provate a non considerarlo solo come un unico prodotto, e scegliete il vostro pezzo preferito.
Salva:
Io personalmente sono molto legato a Show Me The Way, ma è davvero difficile scerglierne una poiché, come giustamente facevi notare anche te, essendo ogni traccia collegata tematicamente all’altra, per poter apprezzare al meglio il singolo brano forse è importante aver assimilato prima il disco nel suo complesso.

Kendra termina con un finale a sorpresa: durante un feroce scontro fisico tra l’hacker Leonard e il suo collaboratore Renè, l’ascoltatore scopre che in realtà le due identità altro non sono che la stessa persona. La metafora del dualismo è del tutto casuale, o anche voi vi sentite un po’ affetti da “disturbo di personalità multipla”, musicalmente parlando?
F.Thomas
: Ahahah!!! A parte le battute il “disturbo della personalità multipla” è in effetti una costante della nostra musica e del nostro lavoro come musicisti: proveniamo tutti da trascorsi, esperienze ed ascolti musicali di diverso genere, forse è stato proprio questo a legarci e a far funzionare la band dal punto di vista compositivo. Il confronto e l’apertura mentale verso la sperimentazione è stato quello che tra noi ha creato l’alchimia fin da subito.

Riuscite ad inquadrarvi in un genere ben preciso o vi lasciate sedurre da contaminazioni e sperimentazioni?
Salva:
Credo che già la precedente risposta di F.Thomas abbia riassunto alla perfezione il concetto: il nostro amore per la musica in senso assoluto fa in modo che molto spesso ci si lasci sedurre da contaminazioni, sperimentazioni sonore o stilistiche (anche se a volte impercettibili), purchè siano caratterizzate da una qualità artistica di fondo e non solo dalla moda del momento.

Come definireste il vostro genere, e quali eventuali contaminazioni esterne vi stimolano maggiormente?
Francesco
: In genere rispondo sempre io a questa domanda!!! (n.d.r  risate della band) E quindi dico: “Un deciso Elettro-rock!”. In realtà mi rendo conto che non è facile etichettare la nostra musica con una sola parola. Come capita a molte band, per le quali le influenze sono state tante, il risultato spesso è un mix di generi frutto dell’apporto costante di ogni membro le gruppo. Per questo motivo spesso definiamo il nostro genere con un semplice, generico forse, ma quanto mai efficace “Rock”!

Leggo nella vostra bio delle ottime referenze: vantate collaborazioni tecniche con professionisti del settore (a livello di produzioni e mastering), che hanno contribuito a far si che i vostri album, lasciatevelo dire, risultino davvero dei prodotti di qualità. A proposito di collaborazioni, questa volta artistiche, c’è qualche gruppo famoso – italiano e non – con cui vi piacerebbe collaborare in futuro?
Emiliano
: Grazie mille! In effetti poniamo molta attenzione nella cura dei dettagli ed è una grande soddisfazione quando il nostro sforzo viene compreso, come in questo caso. Le macchine utilizzate in studio e l’esperienza delle persone che hanno creduto in noi e nel nostro progetto ha fatto il resto. Per quanto riguarda le collaborazioni, volando un po’ in alto, credo che a tutti noi farebbe piacere suonare con artisti quali i Muse, Depeche Mode o i 30 Seconds to Mars, anche se, come spiegato prima riguardo ai gusti e alle influenze musicali, saremmo aperti ad ogni tipo di proposta, italiana o internazionale.

Un’ultima domanda prima di salutarci: più che un quesito, stavolta lascio a voi la parola. Dite quello che volete ai vostri estimatori, e già che ci siete aggiornateci sul presente e sul futuro prossimo dei The Blacklies. C’è un tour in corso? Qualche novità sul fronte?
Salva:
Certo che si! Abbiamo molte novità ma che sveleremo pian piano nei prossimi mesi per chi vorrà continuare a seguirci! Intanto posso dirvi che ci sono due videoclip all’attivo, l’uscita del romanzo che F.Thomas ha scritto su Kendra ed una tournè europea che avrà inizio la prima settimana di marzo 2014. Ad ogni modo, per chi volesse essere sempre aggiornato sulla band basta collegarsi sulla Fan Page www.facebook.com/theblacklies , oppure sul sito ufficiale www.theblacklies.com.
Emiliano: Grazie ancora per questa piacevolissima intervista e STAY TUNED on THE BLACKLIES!!!

Grazie per il tempo dedicatomi, per me e tutta la redazione di Cento Decibel è stato un piacere; ora non ci resta che attendere il prossimo album, colmi di aspettative che sappiamo già non verranno deluse. Kendra docet. In bocca al lupo ragazzi!

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