La questione sul pubblico diviso è ormai storia vecchia. I Cani mettono tutti d’accordo con uno show impeccabile e fuori dalle obsolete etichette di genere.

Per chi ha seguito questa band dai primissimi live, il progresso è lampante sia musicalmente che stilisticamente. Non si era mai visto un Niccolò Contessa così sciolto, capace di divertire, di divertirsi e di mandare un po’ a cagare tutti i detrattori che gli imputavano una certa carenza tecnica come cantante.

La voce c’è, l’impatto è incredibile e lo spettacolo de I Cani mostra entrambi i lati dello stesso disco: da una parte il ritmo quasi esasperato, il pogo tra il pubblico, l’attitudine a scatenarsi; dall’altra le melodie struggenti, l’atmosfera romantica, la vena nostalgica.
In entrambi i casi il sound è perfetto, curato nei dettagli, come gli arrangiamenti a tratti fedelissimi agli album ma in alcuni casi pensati anche per rivisitare alcuni brani divenuti classici.

La scaletta è un greatest hits, grazie alla presenza del meglio dei tre dischi all’attivo, compresa la tanto agognata Wes Anderson, che in pochissimi avevano avuto il piacere di ascoltare dal vivo prima di ieri.
Dall’apertura con Questo nostro grande amore, passando per Protobodhisattva, e poi avanti con Le Coppie, Il posto più freddo, Come Vera Nabokov, Non finirà, con l’ispiratissima Corso Trieste. Poi ancora con Non c’è niente di twee, FBYC (S f o r t u n a), senza far mancare i primi successi I Pariolini di diciott’anni, Le Velleità, Post Punk, Perdona e dimenica, direttamente da “Il sorprendente album d’esordio…”. Chiusura, come ormai consuetudine, con Lexotan immersi in un pubblico contento, appassionato e libero da ogni dubbio circa la potenza de I Cani.

Ad aprire l’evento, gli Any Other, il trio con voce femminile che ha scaldato palco e pubblico con un post rock semplice ma dal forte impatto emotivo.

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