I Cani

I Cani

“L’ennesimo gruppo pop romano”. Così Niccolò Contessa, cantautore romano, definiva il suo nuovo progetto musicale nel 2011. E questo progetto era quello che poi sarebbe diventata tra le band più interessanti e tenute d’occhio del momento: I Cani. Questa frase è stata scritta un po’ ovunque e non è che poi si sappia molto di più su questo gruppo; spesso è stato anche detto che, fra le voci e le definizioni che circolano sul gruppo, questa sia l’unica che possa essere considerata vera. Una band difficile da definire, che ha generato innumerevoli controversie sul proprio conto: chi li eleva a profeti della generazione dei trentenni; chi li considera qualcosa di trito e poco interessante.
L’unica certezza che abbiamo è che quando un gruppo riesce a suonare per due serate consecutive – il 4 e il 5 dicembre- al Circolo degli Artisti, tra i locali romani più salienti ed importanti della scena rock ed alternative contemporanea, ed entrambe sono sold out, una qualche rilevanza ce l’avrà pure. Ma non serve andare così lontano per capire che effettivamente I Cani tanto comuni non lo sono. Basta ascoltare uno dei loro album – all’attivo ce ne sono due, a cui si aggiunge un EP – per rendersi conto che i loro testi interpretano davvero un’intera generazione (e forse non solo una). Se poi si decide di voler investire un po’ più su questo audace gruppo, un loro live è estremamente consigliato. Ed è proprio quando si decide di “togliere il velo di Maya” che si riesce a capire ancor meno, perché un alone di mistero sembra avvolgerli, rendendoli una band dai contorni sfumati ed incerti. I loro live sono un misto fra una performance musicale e un trip mentale, in cui il continuo gioco di luci e colori non permette mai di vedere bene i componenti del gruppo; una scelta forse non proprio casuale dato che molte delle foto che circolano sul web li ritraggono con una busta di carta in testa. Uno di quei gruppi il cui interesse preminente non è tanto la visibilità – di cui spesso si sono disinteressati e della quale non hanno mai appreso le regole del gioco- quanto il suono, con cui in effetti giocano parecchio e che mischia sonorità indie-rock, pop ed elettroniche, con il synth che la fa da padrone e i testi che si rifanno alla tradizione del cantautorato italiano, passando anche per influenze più recenti (come i Baustelle o Max Gazzè).

La serata si apre con il gruppo rock Testaintasca, composto da Fabio Conte (chitarra, voce), Giorgio Conte (chitarra,voce), Valerio D’Ambrosio (basso, voce) e Pietro Guiso (batteria), i quali tengono il palco più che bene ed animano il pubblico non poco. Il genere che propongono è di sicuro molto simile al rock classico, quello bello e di qualità, che ci ha sempre entusiasmato; ma i loro testi hanno poco di classico e riescono a farsi portavoce di tante delle dinamiche dell’epoca contemporanea. Pezzi aggressivi, che non risparmiano nessuno e che presentano in modo crudo tante delle situazioni quotidiane che tutti, bene o male, affrontiamo. I brani hanno uno stile scherzoso ma che in alcuni momenti si fa riflessivo, insomma che alterna umori diversi, attraverso un sound che invece rimane sempre (o quasi) allegro e ritmato.

Dopo un cambio di palco non proprio rapidissimo (ma si sa, farsi attendere aumenta il gusto di assistere alla performance) entrano I Cani che iniziano con Come Vera Nabokov e Storia di un impiegato, due brani tratti dal nuovo album, Glamour. Al terzo brano Hipsteria, tratto da Il sorprendente album d’esordio de I Cani, è già delirio, un boato si sente tra il pubblico e il Circolo si trasforma, cambia faccia: da un pubblico che ascolta più o meno tranquillamente ad una moltitudine di persone che “pogano” senza sosta e che urlano la canzone. Il concerto prosegue con diversi pezzi, alcuni tratti dal nuovo album, tra cui il singolo Non c’è niente di twee, San Lorenzo o FBYC (sfortuna) e pezzi dell’album precedente come I Pariolini di diciott’anni, Le coppie, Post punk e Il pranzo di Santo Stefano; ma trova spazio anche Asperger,un brano tratto dall’EP I Cani non sono i Pinguini non sono I Cani, realizzato con i Gazebo Penguins. Un breve pausa, dopo la quale il gruppo prosegue con Introduzione tratto sempre da Glamour e Velleità, uno dei pezzi più famosi della band e con cui, fino all’anno scorso, veniva chiuso il concerto. Oggi rimpiazzato con Lexotan, dal nuovo album, sulle note del quale Niccolò Contessa si getta sulla folla, facendo stage diving come nella più classica tradizione rock.

Un concerto ricco di sorprese, che ha sicuramente suscitato nei presenti un forte coinvolgimento e che non si dimentica facilmente. Sui generis, fortemente caratteristico, che è stato in grado di lasciare il segno. “L’ennesimo gruppo pop romano”? No di certo!

Si ringrazia il Circolo degli Artisti per la gentile ospitalità

La lista completa dei brani eseguiti durante il concerto:
Come Vera Nabokov
Storia di un impiegato
Hipsteria
Asperger
Corso Trieste
I Pariolini Di Diciott’anni
Non c’è niente di twee
Le coppie
Il pranzo di Santo Stefano
San Lorenzo
Post punk
FBYC (sfortuna)
Storia di un artista

Introduzione
Velleità
Lexotan

Per saperne di più:

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https://www.facebook.com/Testaintasca?fref=ts
https://www.facebook.com/circolodegliartisti?fref=ts

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