Parlando di Rock’n’Roll, di sfumature ovviamente rockabilly, di qualcosa gustosamente digitale e poi di tantissimo sapore in tonalità di grigio, fumante, noir, malavitoso. Al tutto aggiungiamo del groove e anche tanto romanticismo da bel canto all’italiana maniera anche se il nostro giovanissimo Riccardo Sechi, di italiano dico, ha davvero poco. Si fa chiamare HORUS BLACK e ci propone un disco d’esordio dal titolo “Simply” che ha davvero tantissimo gusto americano. E la radice del suo modo di stare in scena lascia davvero poco spazio ad altre interpretazioni. Interessante produzione che, nonostante paga forti debiti alle ispirazioni famose, conserva importanti sfumature di personalità e unicità. Variopinta la strada che conduce alla fine dell’ascolto dove, ad esempio, si trova senza difficoltà la più tradizionale scrittura rock alla “Fever” di L.W.John mescolata alle melodie Rock’n’roll vocali con l’interessante risultato “Sophie”… o il boogie e quel doo wap tipico di questo genere che marchia a fuoco l’esilarante “Rock a Doodle Doo”. Sono 10 inediti. Dunque al via ogni tipo di ricetta. Di sicuro la sua è una voce che non lascia indifferenti. Da ora in poi si cerca la vera unicità…

Riccardo Sechi, giovanissimo, italiano di Genova. Tra l’altro se non ho capito male mi pare che tu abbia anche radici classiche negli ascolti giusto?
Sì, esatto! I miei sono violinisti al Carlo Felice di Genova, mentre mio nonno paterno, ora in pensione, suona la tromba ed anche lui era in orchestra. È quindi stato inevitabile ascoltare musica classica, con predilezione, per quanto riguarda la sinfonica, per  l’800 romantico, in particolare Paganini  (mio concittadino), mentre per quanto riguarda l’opera il mio favorito è Puccini.

Come diventi Horus Black? Immagino che te lo chiedano in molti ma sei cosciente di quale trasformazione vivi?
Horus Black è il personaggio che va in scena. Come uso dire, Riccardo Sechi è il compositore, mentre Horus è il performer.

E sottolineiamo anche il look… qualcuno lo cura per te o assieme a te? Da dove prendi ispirazione per quel che indossi?
Curo il mio look personalmente, cercando di apparire il più stravagante possibile in scena per attirare l’attenzione, ma senza cadere nel ridicolo.

E parliamo di ispirazione allora anche nella musica: da Elvis a tarantino passando per?
Ho una predilezione per la musica americana ed inglese dagli anni ’50 ai ’70, quindi Sinatra, Elvis, gli Stones, i Doors, i Led Zeppelin, i Queen, eccetera. Di italiani ho avuto il “periodo De André” ed in generale mi piace anche qui quella anni ’60 e ’70, senza dimenticare la classica, che è la musica italiana che ascolto di più.

Un disco ampiamente arrangiato, con un bellissimo gusto anche nel dosare l’elettronica che in genere impiega davvero poco a contaminare tutto. Da quale sacco esce tutta questa farina? Insomma raccontaci la produzione di questo disco…
Inizialmente gli arrangiamenti erano solo per chitarra, basso, batteria e tastiera (che è poi la formazione con cui suono live); poi, in fase di preproduzione, si è pensato di aggiungere fiati, archi e cori. L’elettronica è nella quantità giusta per avere un sound moderno, ma che mantenga il mood di quegli anni.

E dopo l’esordio? Cosa accade nella vita di Horus Black?
Adesso sto portando in giro il disco live. Sono già pronti molti altri brani, per cui molto probabilmente in futuro ci saranno altri album.

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