Testo a cura di Alberto Carmine

Dopo la recente pubblicazione, sulle nostre pagine, della recensione del terzo Ep dei bresciani Hell’s Island , Black painted circle , che ha riscosso grandi consensi di critica in Italia e all’estero, abbiamo fatto quattro chiacchiere col loro talentuoso batterista, Michele Tonoli.

  1. Ciao, Michele e grazie, innanzitutto, per la tua disponibilità. 10 anni di gavetta, tanti live show in giro per la penisola, premiati da una miriade di recensioni più che positive, se non entusiastiche, compresa la nostra. A questo punto, mi sorge spontanea la domanda che circa un anno fa si pose l’autorevole Rolling Stone: “perché ancora senza contratto?” Riesci a spiegarne i motivi, visto che gran parte della critica vi osanna?

Innanzitutto grazie a voi per l’ottima recensione e per lo spazio che ci state concedendo. Per quanto riguarda il contratto discografico “mancante”, invece, posso sicuramente trovare un paio di motivazioni: una potrebbe essere il fatto che siamo sempre in evoluzione, stilisticamente e musicalmente parlando, senza inquadrarci in un genere particolare; questo fa si che le etichette indipendenti, che sono solitamente indirizzate su un genere definito, possano trovare difficoltà nell’inserirci nei loro rooster . La seconda motivazione è che, a mio parere, non è importante come una volta avere un’etichetta di supporto: ciò che intendo è che, sempre più spesso, avere una label che “produce” il tuo lavoro non porta assolutamente a niente, semplicemente perché il mercato è superaffollato e le etichette che ti fanno effettivamente fare il salto di qualità sono poche.
Nel nostro piccolo, non abbiamo ancora incontrato una simile realtà, quindi abbiamo sempre preferito declinare le proposte che nel tempo sono arrivate, per avere tutto il controllo del processo creativo, lavorando e creando solo quello che ci piacesse e con le nostre tempistiche.
Penso che col prossimo lavoro invece potremmo puntare leggermente più in alto, quindi già da adesso stiamo cercando una collaborazione che ci possa portare un po’ più in là. Vedremo come andrà!

  1. A tuo avviso, sono molte le band emergenti in circolazione degne di altrettanta attenzione da parte delle case discografiche? O viceversa pensi, come il sottoscritto, che il nostro panorama metal sia inflazionatissimo e, quindi deficitario in termini di nuove realtà davvero originali e interessanti?


Il fatto di poter produrre un disco e di distribuirlo con un budget più limitato rispetto al passato, ha sicuramente comportato una crescita smisurata nella proposta di musica inedita; ma come spesso accade la quantità non coincide per forza con la qualità.
Ho sentito cose molto valide fatte da altri gruppi senza contratto o abbastanza sconosciuti, ma anche molta musica mediocre e senza ispirazione. Non è assolutamente facile trovare qualcosa di originale da dire e si ha sempre l’impressione che tutto sia già stato fatto, ma è a questo punto che la fantasia e la creatività fanno la differenza. Noi cerchiamo con tutti noi stessi di non essere mai banali, pur mantenendo la melodia e l’immediatezza come punti di riferimento. Non cerchiamo per forza la complessità fine a se stessa, ma cerchiamo di darle un significato il più musicale possibile.

  1. Ho riscontrato, nel vostro elaborato quanto variegato sound, alcuni elementi ricorrenti che rimandano ad almeno tre mostri sacri degli anni’90: Tool, Soundgarden e Alice in Chains. Chi, nell’attuale line-up, si rifà maggiormente a quelle sonorità? Ci sono altre band a cui vi ispirate?


Gli anni ’90 sono stata la nostra “palestra musicale”, eravamo poco più che bambini, quindi l’influenza di quella decade è molto presente in noi. Ognuno poi ha però elaborato personalmente il suo percorso musicale, spaziando molto in generi completamente diversi tra loro. Questo ha fatto sì che le influenze siano molto variegate ed interessanti da amalgamare.
I tre nomi che tu hai citato sono per noi dei punti di riferimento fondamentali, ma sicuramente non gli unici: personalmente ho sempre evitato di pensare troppo ai nomi mentre ascolto musica… tanto quello che un giorno sembra essere il tuo punto di riferimento definitivo, il giorno dopo viene affiancato da una miriade di altri gruppi o musicisti. Forse il bello della musica è proprio questo.

  1. Quali sono i punti di forza degli Hell’s Island, quelli, cioè, che vi contraddistinguono e sui quali continuerete a puntare in futuro? Songwriting, alto tasso tecnico collettivo, forte presenza on stage e/o…?

I nostri punti di forza sono sicuramente l’affiatamento e la chimica che ci sono fra di noi mentre suoniamo e componiamo. Il mettere sempre in discussione ogni idea contribuisce poi a migliorare le nostre composizioni: una canzone non è mai finita finché tutti non sono convinti. Questo vuol dire che l’idea iniziale difficilmente sarà quella definitiva. Vogliamo creare musica che ci emozioni e niente conta di più. Se riesci a emozionarti mentre suoni, molto probabilmente riuscirai a trasmettere le tue sensazioni anche al pubblico che ti ascolta e in questo la tecnica non c’entra assolutamente niente.

  1. Credi che sia un’arma a doppio taglio proporre, oggigiorno, un sound come il vostro, che non va certo a braccetto con trend del momento o con logiche commerciali? O pensi invece che l’essere, in un certo senso, una “voce fuori dal coro” possa essere un asso nella manica, prima o poi, vincente?

La speranza è sempre quella! Siamo consapevoli che non saremo mai una band da 24 milioni di dischi venduti in una settimana, ma questo non è neanche il nostro obiettivo. Il trend del momento è, per definizione, destinato a morire non appena il momento sia passato. Sarebbe molto più soddisfacente proporre invece qualcosa che duri nel tempo. Noi facciamo musica per chiunque la voglia ascoltare, ma non siamo mai stati bravi ad accontentare i gusti di altri se non di noi stessi. Se i nostri gusti coincideranno con quelli di altre persone, allora avremo un pubblico che ci seguirà.

  1. State pensando di innovare ulteriormente il vostro sound, magari spostandovi sempre più verso territori progressive, a scapito del vostro retaggio alternative-grunge? E’ del tutto escluso, ad esempio, l’innesto in formazione, di un tastierista, piuttosto che di un altro strumentista?

Per adesso direi che gli equilibri all’interno del gruppo vanno bene così, anche se non si può mai dire nella vita.
La mia idea di tastierista è stata un po’ rovinata, purtroppo, nella musica anni ’80, quindi difficilmente ci sarà un quinto elemento fisso di quel tipo nella formazione. Magari ci sarà giusto qualche arrangiamento sporadico, ma penso sarà più un lavoro da sala d’incisione.
Non sappiamo mai la direzione che prenderà la composizione finché non ci troviamo a lavorarci, ma per quello che stiamo percependo dalle nuove canzoni, molto probabilmente le due correnti progressive e grunge si amalgameranno ulteriormente e si mischieranno ancora con altro.

  1. A quando l’uscita del vostro primo full-lenght? Avete già del materiale pronto o siete ancora in fase di stesura dei brani?

Come ti dicevo poca fa siamo ancora in fase di scrittura, quindi è ancora difficile abbozzare una data precisa. La speranza è quella di avere tutto pronto per l’estate prossima, ma non siamo mai stati un gruppo da scadenze precise!

  1. Avete in programma alcune date al di fuori dei confini italici? Se sì, dove, precisamente?

Questa primavera avremmo dovuto essere in Svizzera per un paio di date, ma per motivi logistici abbiamo rinviato a data da destinarsi. Abbiamo diversi contatti a Londra e in Olanda. Ovviamente il muoversi del tutto autonomamente e senza il supporto di agenzie non permette di avere certezze, ma speriamo di potervi informare al più presto di nuove date.

  1. Con quali band di caratura internazionale ti/vi piacerebbe un giorno condividere il palco? Dilungati pure…!


Come ti dicevo qualche domanda fa, la lista cresce ogni giorno e continua a spaziare fra i generi!
Personalmente ti direi: Porcupine tree, Tool, The Ocean, Killswitch engage solo per citarne alcuni ma anche cose più “leggere” come Foo Fighters, Biffy Clyro ecc… Forse anche sotto questo aspetto, non vorrei per forza condividere il palco con grandi nomi “scontati” come ad esempio Metallica, Iron Maiden ecc… che sono ormai in giro da troppo tempo e cominciano a “puzzare” un po’ di vecchio…ok metallari sfegatati, ammazzatemi pure! 

10. Caro Michele, in attesa di vedervi dal vivo su palchi di prestigio, saluto te e il resto della band con un’ultima domanda più intimistica e “marzulliana”: vivi per la musica o la musica ti aiuta a vivere meglio?

Decisamente la seconda! Non ho mai apprezzato gli estremismi, quindi credo sia molto più soddisfacente pensare alla musica come a un mezzo di espressione, a una cosa molto bella che ti aiuta ad andare avanti piuttosto che l’unica cosa per cui vivere.
Grazie ancora per lo spazio concessoci!
Se vi va, venite ad ascoltare quello di cui abbiamo parlato finora!
www.facebook.com/hellsisland

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