Certamente l’oscurità, la lotta interiore, il buio e la luce… tematiche ampiamente rock, come piacciono a noi. E questo esordio di Lisa Brunetti in arte HELLE è decisamente un rock propriamente detto, spiritualmente parlando, dentro trame di pop liquido, digitale, rivolto al passato nei suoi tanti arrangiamenti (forse il singolo “Carovane” lo è più di tutti) ed è un lavoro di verità che forse avrebbe meritato una schiettezza maggiore invece di vestirti di allegorie e di un linguaggio figurativo (appena appena s’intenda). Helle sforna un disco come “Disonore” assai interessante, soprattutto nella sua tenace richiesta di personalità che lo fa sviare dalle abitudini e dalle normali forme. Tematiche dure, di lotta interiore, di buio e di luce. Chi siamo veramente dentro una canzone…

Noi parliamo di rock pensando più al come si pensa e si vive la musica più che al genere estetico in se. Quanto rock troviamo dentro questo disco secondo te?

Tanto, tantissimo. Anche io ho l’abitudine di considerare il rock da questo punto di vista: l’oscurità, la lotta interiore, la tensione melodica: mi fa piacere aver trovato qualcuno che la pensi in modo simile.

Parliamo del suono. Elettronico, digitale per grande misura ma anche molto attento ai dettagli. Anzi al mio ascolto penso di riconoscere molte figure conosciute, melodie e stilemi di successo. Assonanze per carità… tu che mi dici?

Non saprei dirti. In molti ritrovano in questo disco delle risonanze classiche, vintage: è una comune osservazione che pone chiunque lo ascolti, il che mi lascia piacevolmente sorpresa. Quando ho scritto e impacchettato il disco non mi è mai passato per la mente il passato, non mi è passato in mente proprio nessun riferimento esterno tout court. Ho lavorato molto sulla sua unicità, per così dire, ci tenevo particolarmente. Se devo essere onesta, credo che certi aspetti della musica facciano semplicemente parte di me, di noi tutti.

E ci ho trovato dentro anche tutta quella personalità che disorienta un poco. Nel suo complesso la scrittura cerca la propria strada e il risultato è uno smarrimento nell’ascolto. Questa cosa mi piace ma non so se l’ho codifica per bene… cosa ne pensi?

Ti ringrazio di aver intravisto delle luci all’interno della mia sperimentazione. Ho cercato di non scrivere tutto il disco con un tono interamente poetico, per me ‘Disonore’ è più una confessione dolorosa e amicale, o perlomeno è nato con questo scopo. In questo campo, in quello della musica, sento spesso il bisogno impellente – sarà un po’ per ribellione, o per la natura diretta e immediata di quest’arte – di mostrare il lato quasi giullaresco della mia persona, quello semplice. A volte anche con un parlato corrente si dice tanto, arrivando diretti al dunque – ed ogni dunque poi potrebbe diventare oggetto poetico, ma in questo caso spesso l’ho lasciato grezzo, così com’era. Mi sono volutamente fermata prima di complicare il tutto, sennò sarebbe venuto fuori un patatrac ruggente d’immondizia emotiva e non so, non l’ho ritenuto necessario. ‘Disonore’ per me non è affatto un disco poetico, pur essendo comunque composto di tante sezioni di quel genere lì (il lupo perde il pelo ma non il vizio, ahimè). La mia opinione però è modesta e insulsa visto che l’album non sia di chi lo fa, ma di chi lo ascolta. Perciò ti ringrazio infinitamente per averlo sentito – e per i pensieri spesi. Credo non ci sia nulla di più bello per un artista di sentirsi dire di possedere una certa dose di personalità. 

“Disonore” gioca con la nostra faccia, quella pubblica e quella privata. Arriveremo mai a farle combaciare?

Non penso sia possibile combinarle, come penso non sia possibile farci conoscere interamente per chi siamo. L’uomo è un essere mascherato. 

E dunque Helle e Lisa Brunetti: chi è pubblica e chi è privata per te? Domanda sottile…

Tutte le tue domande sono sottili, a dire il vero. Sicuramente Lisa è quella pubblica, la ragazzina mingherlina che tutti deridevano alle superiori, quella che ha praticato sport per quindici anni, solitaria, distratta. Helle invece dice cose che Lisa non direbbe mai, nemmeno se la vita le puntasse una pistola alla tempia e le intimasse di confessare… Poi però quando sono da sola non mi sento nessuna delle due. 

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