Certi concerti sono come certe serate tra vecchi compagni di scuola. Ci si ritrova a distanza di dieci, vent’anni, ci si osserva per capire quanto si è cambiati, e lo si fa con il sorriso, per quel pezzo di strada percorso assieme. L’atmosfera era proprio quella da ritrovo, ieri al Fabrique, dove si sono esibiti gli Hanson: i tre fratelli prodigio venuti dall’Oklaoma, che scalarono le classifiche internazionali con il pluripremiato “Middle of Nowhere”, festeggiano i vent’anni dall’uscita di quest’ultimo e i venticinque di carriera. Lo fanno con il pubblico di allora, cresciuto assieme a loro e che malgrado il tempo, non solo non ha dimenticato nemmeno una parola di quelle canzoni, ma ha fatto sue anche le più recenti.

Del resto il cordone che lega gli artisti al loro pubblico – artisti che per caso o per scelta hanno rappresentato un tassello di una formazione musicale generazionale che va dall’adolescenza all’età adulta – è difficile da recidere: quando la band formata ormai da tre ragazzoni biondi ha esordito ieri con “Already Home”, “Waiting for This” e la hit “Where’s the Love”, nessuno avrà potuto fare a meno di ricordare quel Festivalbar che aveva visto tre bambini (due dei quali erano talmente giovani, nel viso e nella voce, da sollevare dubbi sul sesso) esibirsi sul palco con una consapevolezza da adulti. Fu quella, con ogni probabilità, la molecola che fece funzionare l’esperimento: perché gli Hanson non erano una boyband, erano una band vera e propria, dal sound pop rock orecchiabile, che non è sinonimo di scontato. Già allora non avevano nulla da invidiare a band più navigate, ma le loro facce d’angelo non gli permisero di essere presi sul serio da una fetta di pubblico più larga. Il tempo però dà sempre ragione, perché quello del Fabrique, ad oggi, è un pubblico eterogeneo: basta guardarsi intorno per scorgere, oltre alle inarrestabili fan trentenni, uomini della stessa età che muovono la testa a tempo di musica, con l’espressione compiaciuta di chi pensa “cavolo, niente male”.

I più di vent’anni di carriera degli Hanson si vedono e si sentono: mentre la serata procede con una scaletta che va da “This Time Around” e “If Only” tratte dal secondo album, alla deliziosa “Penny and Me” e ai brani più celebri come “Weird”, “Madaline” e “A Minute Without You”, i tre (accompagnati da altri due musicisti) passano con naturalezza da uno strumento all’altro, coinvolgono il pubblico nei cori. Le armonie delle tre voci le trasformano in una e in mille allo stesso tempo, sensazione ancor più evidente nei momenti acustici, uno tra tutti l’intensa “With You in Your Dreams”.
Taylor è ancora il bello del gruppo, la sua voce ricorda (ha fatto scuola?) quelle di Jack Savoretti e Paolo Nutini; Isaac, il maggiore, sfoggia una serie di chitarre da far invidia a qualsiasi rocker e lancia plettri alle prime file; Zac, l’ex piccoletto, è un batterista di tutto rispetto dalle braccia muscolose, anche se il sorriso è rimasto lo stesso delle foto in copertina sulla rivista Cioè.

E chi avrebbe mai detto che questa qui sarebbe diventata una delle canzoni più conosciute di tutti i tempi” dice Taylor, mentre parte l’inconfondibile rif alla chitarra di “Mmm bop”, con quel ritornello senza significato e così orecchiabile, che statisticamente almeno una volta nella vita è stato canticchiato da chiunque. Eccolo, l’inno della festa dei compagni di scuola, il trait d’union dell’intero evento, capace in quei pochi minuti di cancellare i vent’anni passati. Il palco sul finale si riscalda: dopo “Fired Up” e “In the City”, il concerto si conclude con tre Hanson scatenati, in un omaggio al vero rock tra “Rockin’ Robin” e “Johnny B Goode”, quello che tre ragazzini ascoltavano e suonavano nel loro garage di Tulsa. “Venite a trovarci lì, vi aspettiamo con una birra e della buona musica” caldeggia Isaac. E’ il momento dei saluti con “Lost Without Each Other”. Tra le prime file volano palloncini. “Se tornerete, noi torneremo” promettono. Si spegne la musica, si torna a casa. Alla prossima festa.

Questa la scaletta della serata:
Already Home
Waiting for This
Where’s the Love
Look at You
Tragic Symphony
Thinking ‘Bout Somethin’
Been There Before
This Time Around
Weird
Go
Madeline
Juliet
Strong Enough to Break
Penny & Me
Watch Over Me
With You in Your Dreams
On and On
I Was Born
A Minute Without You
Get the Girl Back
I’m a man / Give me some lovin’ / Long Train Running
MMMBop
If Only
Fired Up
In the City

BIS
Rockin’ Robin
Johnny B Goode
Lost Without Each Other

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