La grande attesa per il live dei God Is An Astronaut è stata premiata con una performance carica di energia trascinante per i tutti i fan che hanno affollato l’Orion Club di Ciampino (Roma), venerdì 4 ottobre.

Ad aprire il concerto, prima dei GIAA, sono arrivati gli Snow in Mexico. Atmosfere rarefatte e immaginarie, quasi distorte, una mescolanze di sonorità shoegaze e dreampop, per una delle band più di spicco nel panorama indie della Capitale, il cui nome nasce ispirandosi a Mark Gardener, lead vocalist e chitarrista dei Ride e proprio Snow In Mexico è sia il titolo di una canzone della band inglese, ma anche una traccia del primo Ep della band italiana,  formata da Andrea Novelli e Massimiliano Cruciani.

Arrivano dunque sul palco gli irlandesi God is an Astronaut, presentando il loro recentissimo album, Origins, un lavoro molto discusso dalla critica musicale internazionale, forse per via della mancanza di unicità e continuità di ritmi che invece erano stati apprezzati nel precedente Age of the Fifth Sun e, in generale, nel loro mood post-rock che li ha sempre contraddistinti .
La band, formata da Torsten Kinsella (voce e chitarra), Niels Kinsella (basso), Jamie Dean (tastiere e synth), Lloyd Hanney (batteria) e Gazz Carr (chitarra), sin dalle prime note, è riuscita a riscaldare l’atmosfera dell’Orion Club, attraverso i suoni elettrici e violenti, giochi di luci e ombre molto forti ed un carisma che cattura inevitabilmente anche i più inesperti neofiti del genere. In quasi un’ora e mezza di concerto, alternano brani vecchi e nuovi, tra cui Calistoga, Transmissions, Exit Dreams e Suicide by Star.

Il concerto volge al termine con un pubblico ancora in fermento ed entusiasta, diviso fra l’attesa per una foto ricordo o un autografo e l’acquisto di una maglietta o altri gadget, poco fuori dal locale.

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