Sono le 7 di mattina quando alla radio annunciano che già una folla di fan si sta formando davanti i cancelli di Capanelle, dove si esibiranno per la seconda data del Postepay Rock In Roma gli Slipknot, la loro unica italiana a seguito del sold out ad Assago.
Prima i Temperance, poi gli At The Gates e, per non farci mancare niente, anche una pioggia fastidiosa stanno contribuendo a far sembrare infinita l’attesa per gli headliner. Ma alle 21.50 le luci si spengono, il fragore delle anime presenti rimbomba per l’ippodromo: fiamme, volti coperti e una scenografia inquietante con al centro del palco un enorme specchio sorretto da un demone, teste di capre mozzate, due percussioni rotanti e levitanti. Ci siamo gente: lo show sta iniziando.

webQG5A4995AOra, come descrivere un concerto degli Slipknot a chi non lo ha mai visto, sentito, vissuto?
Partiamo dal presupposto che, come più volte ribadito dallo stesso Corey Taylor, frontman non solo degli Slipknot ma anche degli Stone Sour, testi, musiche, maschere e scenografia sono evocative di altro, più intimo e introspettivo,niente a che fare con religione e inni pro-Satana. Quindi se è questo che vi fa arricciare il naso ed evitare un loro live, non sapete che vi perdete!
Anni decisamente difficili quelli che ha vissuto la band dell’Iowa: dapprima la scomparsa del bassista (nonché fondatore) Paul Gray, poi la decisione del batterista Joey Jordison di abbandonare il gruppo. Insomma, tutto faceva presagire che ormai la fine degli Slipknot era vicina. E invece, rabbia, dolore, frustrazione e quel pizzico di rivalsa sono stati sapientemente e coraggiosamente amalgamati nel loro nuovo album, il quinto, interamente dedicato alla memoria di Paul: 5 – The Gray Chapter.

Ed in questa serata, ormai rasserenata e con le stelle ad arricchire una scenografia già “luminosa”, gli Slipknot ci hanno presentato le nuove tracce dal vivo, senza ovviamente tralasciare i loro più grandi successi. Potevano mai non esibirsi in Psychosocial, Spit It Out o Custer?! O anche Before I Forget e Duality?! O non mettere a dura prova le nostre articolazioni facendoci inginocchiare per poi spiccare un salto verso quel cielo?! O non introdurre la parte finale del live con 742617000027?! Tutto questo per far divertire anche il pubblico più giovane, e con questo mi riferisco ai bambini che hanno accompagnato i propri papà al concerto (e si: il mondo si è capovolto!) e che per tutta la serata hanno mantenuto sul volto le maschere del passato di Taylor.
Non è la fine per gli Slipknot, ma un sorprendente nuovo inizio. Per far scaldare ancor di più la folla sono state le poche parole pronunciate da Corey in italiano, in cui ci ha osannato come la sua famiglia. Parole che hanno decisamente scaldato il cuore dei fan più devoti.
Per gli Slipknot è stata la prima volta su suolo capitolino e noi non possiamo far altro che sperare che sia solo l’inizio.

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