Il 2013 è stato l’anno che li ha fatti emergere sul panorama internazionale per aver fatto da spalla ai Muse e ai Biffy Clyro, aprendo alcune date del loro tour europeo; il loro album d’esordio, Blood & Chemistry, ha riscosso il successo della critica oltre a convincere molti del fatto che sono un gruppo che quasi sicuramente sarà al centro della scena rock del prossimo futuro.

Stiamo parlando degli Arcane Roots, una band formata da Andrew Groves (voce e chitarra), Adam Burton (basso) e Daryl Atkins (batteria e percussioni). Il loro tour, che sta toccando diverse città in Europa, ha previsto anche due tappe in Italia: una ad Udine e l’altra a Roma.

Ad ospitare il concerto il Planet di Roma, che giovedì 3 aprile ha visto sul proprio palco una performance come ce ne sono poche in giro.

Il concerto viene aperto dai Boy Jumps Ship,una band alternative-punk rock originaria di Newcastle formata da Si Todd (voce e chitarra), Jonathan Douglas (cori e chitarra), Jonny Rob (cori e basso) e Gav Gates (cori e batteria). Salgono sul palco e ciò che traspare è una grande autenticità e semplicità. Un gruppo che sembra suonare per puro divertimento, che alla qualità musicale affianca quella scintilla in più che permette ad una band di conquistare il proprio pubblico anche quando poco conosciuta. Tant’è che, alla seconda canzone, molti erano già rapiti da quel sound e dagli artisti sul palco.

Un concerto di apertura, dunque, che riesce a scaldare bene il pubblico a creare l’atmosfera giusta per la serata.

Poi salgono sul palco gli Arcane Roots, prima per preparare gli strumenti (ebbene sì, esattamente come se si fosse tra amici di vecchia data); poi per mettere in scena la loro performance. Da subito esplodono sul palco. Ed esplodono non è casuale perché sembrano non avere un pulsante di off. Durante il live sono in perenne movimento, in un dialogo continuo con il pubblico, che è numeroso ed estremamente carico. Il sound è hard rock ma si concede anche a momenti più melodici; una batteria dal bel groove potente, il basso valorizzato e che valorizza il sound, la chitarra dagli energici soli e la voce che delle volte si lascia andare ad acuti che sembrano avvicinarsi al growl.

Tecnicamente impeccabili, riescono a realizzare un spettacolo che cattura tutti i presenti; che fa emergere la grandezza di una band di cui molto probabilmente sentiremo sempre più parlare in futuro, ma che riesce a mantenere umiltà e naturalezza tanto che a fine concerto sono in mezzo al pubblico a chiacchierare e firmare autografi.

Una serata sconvolgente e coinvolgente, con grandi momenti musicali e una performance rock come quelle d’altri tempi. Un concerto all’altezza dei BIG, tra cui sicuramente fra poco faranno parte a pieno titolo. Sempre se non possono essere già considerati tali.

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