– Articolo di Josh De Mita –

Ci troviamo questa volta al London Scala, a due passi dalla stazione di Kings Cross e St Pancras International, quest’ultima famosa soprattutto per due motivi: è il punto di partenza e arrivo del treno che viaggia per e da Parigi, attraversando il tunnel sotto lo stretto della Manica. Secondo motivo è la presenza del binario 9 e ¾, che tutti gli appassionati della saga di Harry Potter ben conoscono.
Stiamo per assistere alla performance dei Gizmodrome, una super rock band formata in Italia, che vanta la presenza di artisti che non hanno certo bisogno di presentazioni:
Steward Copeland (The Police) alla batteria, Mark King (Level 42) al basso, Vittorio Cosma (PFM, Elio e le storie tese) alle tastiere e Adrian Belew (Frank Zappa, King Crimson, Talking Heads) alla chitarra.
Leggendo i nomi, le aspettative sono ovviamente molto alte.
Tutto è pronto sul palco, i tecnici danno gli ultimi ritocchi, controllano l’accordatura agli strumenti e alle 21 salgono sul palco i 4 cavalli di razza. Steward Copeland saluta rapidamente il pubblico e prende posto alla batteria.

Si parte subito con “Zombie in the Mall”, brano di apertura dell’omonimo album “Gizmodrome”, registrato a Milano nel 2017, un mix esplosivo tra funk, bossanova e ritmi latini, intervallati dai soli di Adrian che da subito sfoggio delle sue qualità. Nel finale il brano si acquieta per dar spazio ad un brevissimo solo di Mark King al basso, tutto in finger picking, molto soft, un po’ inusuale per lui che è il re dello slap.

Si prosegue con “Man in the mountain”, brano che parte subito con la strofa, ritmiche reggae, struttura abbastanza classica, strofa, ritornello, strofa ritornello, assolo di chitarra. Già dal secondo ritornello e per buona parte del solo di chitarra, Copeland si cimenta con dei cambi ritmici e controtempi per poi rientrare nel ritornello e strofa. Il tutto ci ricorda molto, a livello concettuale, la celeberrima “I can’t stand loosing you” dei Police. E non sarà l’unico riferimento al trio inglese con cui Copeland ha costruito la sua fama.

E’ doverosa una  piccola precisazione riguardante la disposizione sul palco. La batteria di Copeland è montata sul lato destro, in prima linea. Sullo sfondo, c’è un altro drum kit, ed il motivo lo capiamo in questa fase del concerto. C’è un piccolo cambio di scena, Copeland lascia la batteria e imbraccia la chitarra. Alla batteria centrale sale Pete Ray Biggin, attuale batterista dei Level 42 (Mark King è voluto andare sul sicuro), e i Gizmodrome partono con “Stay ready”, seconda traccia dell’album. Un brano quasi scanzonato, in generale Copeland ha un modo di cantare bizzarro, un misto tra narrato e cantato, che si incastra perfettamente nel concept della band. Ritornello molto aperto, cori melodici affidati a Belew e King, nella parte finale solo “schizzato” di chitarra, quasi estemporaneo.
La scaletta conta circa 20 brani, per un totale di un’ora e mezza abbondante di musica (buona musica) che scorre in maniera piacevole.

Vogliamo citare tra le tante, “Summer’s coming” ed il suo ritornello che si apre anch’esso “alla Police”, “Amaka Pipa” che parte con la batteria incalzante su tom e timpani,  brano particolare tra il psichedelico e il progressive senza un vero cantato. Copeland “narra” il testo con un effetto megafono alla voce,  “Zubatta Cheve” brano un po’ alla Elio e le storie tese, con parte del cantato in italiano, quasi non-sense, “Spin This” dove Mark King finalmente si cimenta a pieno con lo slap, la sua specialità.

La scaletta è costellata di un buon numero di covers, la maggior parte dei Police: Miss Gradenko, Does everyone stare, Darkness, Young Lions. Altre dei King Crimson: Elephant Talk (bella performance di Mark King al basso che in qualche modo deve ri-arrangiare la parte che originariamente fu suonata da Tony Levin col Chapman Stick), Theela Hun GinJeet.
Durante l’esecuzione delle cover si alternano spesso sia Belew che King come voce principale.

Dopo il consueto encore richiesto dal pubblico, il concerto si conclude con “Bombs Away” altra cover dei Police, tratta da Zenyatta Mondatta, per la gioia del pubblico del Scala, a cui ormai brillano gli occhi dopo aver assistito ad un concerto di questo calibro.

Alcune considerazioni finali. La caratura tecnica di questa super band è ovviamente fuori discussione e la loro presenza da sola, vale tutto il prezzo del biglietto, a prescindere se si è musicisti di professione o per divertimento, o semplici appassionati di buona musica.

Se non si conoscono le canzoni presenti nell’album, si potrebbe pregiudizialmente pensare di trovarsi di fronte al solito progetto musicale di nicchia, incentrato sui virtuosismi fino allo sfinimento.
Invece i Gizmodrone costituiscono un progetto al di fuori degli schemi, spontaneo e “gioioso”, i brani difficilmente superano i 4 minuti, un misto tra pop, rock, progressive e reggae, racchiudono ed esprimono le diverse provenienze ed influenze dei vari componenti. Sicuramente la parte “Police” prevarica un po’ di più, essendo Copeland l’autore della maggior parte dei brani. Sono tutto sommato piacevoli all’ascolto, li si può assimilare con spensieratezza, nonostante qualche chicca super tecnica. Il tuttofa ovviamente parte del gioco. Un gran bel gioco.

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