Da Bergamo arriva un duo che con qualche storia personale alle spalle confeziona un esordio che noi vogliamo sottolineare. Si chiamano ELEFANTI ovvero Francesco “Shamble” Arciprete (voce, chitarra e basso) e Matteo “Teo” Belloli (batteria). Non possiamo negare che il ricordo si fionda nell’America dei White Stripes e in tutte le analoghe formazioni che da questa (mediaticamente parlando) discendono. Eppure questo pop rock italiano sa di terra nostra, sa di cose che conosciamo e di sapori che ci somigliano. È la bella provincia italiana che ha il fermento che spesso, troppo spesso, manca alle scene glitterate della televisione nazionale. Un appunto solamente: la voce di “Shamble” sempre distorta forse appiana i dossi, quei dossi che fanno bene al cuore e all’ascolto.

Bergamo. Quanto c’è della vostra città in questo spaccato di mondo che scrivete e cantate?
Moltissimo! Bergamo è la città in cui siamo nati e cresciuti ed è il teatro di molte delle vicende di cui parliamo nel disco. Per fare una metafora è la piccola giungla in cui si sono incontrati i due Elefanti!

Ruggine ma anche confezioni digitali. Siete istintivi ma anche attenti alla linea. Un compromesso o una scelta precisa? Che poi immagino che dal vivo la compostezza del disco diventi polvere…
Abbiamo molto rispetto per quello che facciamo e siamo attenti alla qualità. La scelta di rimanere in due è stata molto ragionata ma anche inevitabile. Una volta che abbiamo capito come fare ci è voluto poco a mettere insieme i pezzi! Dal vivo poi è ancora meglio, perché la nostra natura operaia lascia sfogo all’adrenalina e all’istinto! Le regole del gioco sono semplici: siamo in due? Ok, ognuno di noi sa che ha il doppio del lavoro da fare!

Una formazione in duo. Chitarra/Basso e Batteria. Nel disco ci sono anche altri contributi?
Il disco è stato registrato in maniera tradizionale. È il nostro primo lavoro e abbiamo deciso di puntare su un prodotto completo, fruibile e che possibilmente catturasse l’attenzione dal primo all’ultimo pezzo. E quindi qua e là abbiamo inserito dei contributi fatti col synth o chitarre in aggiunta. La logica ha comunque imposto che i pezzi stessero in piedi e fossero riproducibili da due persone solamente.

Molto bello il singolo di lancio ma personalmente avrei preferito “Me lo dici sempre”. Come mai questa scelta?
“Me lo dici sempre” è un gran pezzo! E in ordine cronologico è stato il secondo prodotto. “Nel vortice (Non è facile)” però, oltre ad essere stata registrata mesi prima rispetto al resto del disco, è anche quella canzone che non smetteremmo mai di ascoltare. Ha un valore affettivo inestimabile per noi, è la pietra miliare!

Si dice, soprattutto dopo un esordio, che un disco per il proprio autore è foriero di crescita e di sviluppo tanto che dopo poco il lavoro fatto sembra vecchio, brutto e poco calzante con ciò che stiamo diventando. Per voi è accaduto così?
Si è naturale, quando chiudi un lavoro sul quale hai passato lunghi mesi poi hai voglia di sperimentare e mettere insieme idee nuove e ci stiamo già muovendo in quel senso. Anche perché in fin dei conti abbiamo solo 7 pezzi!! Vogliamo sviluppare ancora di più le nostre qualità e il nostro suono, per arrivare ad avere un secondo disco che assomigli di più a come siamo adesso dal vivo! Detto questo, il primo album è stato fondamentale perché ci ha fatto capire che la cosa si può fare!

Elefanti: ora diteci perché gli Elefanti
È stata un’illuminazione, per qualche motivo quando è uscito questo nome abbiamo sorriso entrambi. E poi è diventato “o Elefanti o niente”!!

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