Pubblico di ogni età e di ogni tipologia: attempati discotecari e giovanissimi baffuti di fronte al palco per assistere al djset dell’inventore della disco music, colui che ha scritto e prodotto quintali di dischi e si è portato a casa tre Oscar per le sue colonne sonore.

Giorgio Moroder saluta, mette le cuffie, e iniziano così due ore di musica che ha fatto la storia.
Remix realizzati appositamente per riportare al laghetto di Villa Ada la freschezza e l’atmosfera che si respiravano tra i ’70 e gli ’80.
La prima traccia è Love to love you baby di Donna Summer, fondamentale partner artistica del nostro Giorgio, che per lei ha scritto, arrangiato e prodotto, anche Hot Stuff, I Feel Love e On the Radio. Ma non mancano anche remix di pezzi più recenti, come quello di Levels di Avicii, o di I Love It del duo Icona Pop.

Tra le altre chicche, The Neverending Story di Limahl, Take my breath away dei Berlin, What a Feeling di Irene Cara, e Unestate italiana, la canzone scritta da Moroder i mondiali di “Italia ’90”. Una botta di nostalgia niente male per uno che è nato la notte di quella finale finale.
Superbi i remix dei nuovi singoli: Right Here Right Now realizzato con Kylie Minogue, Toms Diner con Britney Spears, Deja Vu con Sia e la profetica 74 is the new 24.
Poi l’immancabile “My Name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio” per introdurre Giorgio by Moroder, il capolavoro con cui i Daft Punk hanno omaggiato il maestro.
Davvero tanta musica, con una selezione musicale tra i successi degli ultimi 40anni, tanti colori sgargianti, visual quasi sempre perfetti, in alta definizione e con motivi spesso tipicamente anni ’80.

Baffi bianchi che fanno luce, 75 anni portati magnificamente. A presto, Giorgio Moroder.

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