Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Gio Evan nei giorni precedenti la sua data romana, dove lo abbiamo anche incontrato:

 

Ciao Gio Evan, benvenuto su 100 Decibel. Vorrei iniziare con una domanda che forse ti aspetti o che ti hanno fatto in tanti: poeta, scrittore, cantante, performer… insomma un artista nel vero senso della parola. Come convivono tutte queste anime in te e come una influenza l’altra? E poi: ce n’è una in cui ti riconosci di più e se sì, quale?

Ecco, quando viviamo divisi dalla vita, quando ci lasciamo fare a pezzetti dal mondo, è davvero difficile convivere con le molte atmosere che si hanno dentro. Ma quando si vive immersi nell’unisono, ci si accorge che non siamo divi da niente. E’ tutto un tuttuno. E’ un’unica grandezza, la vastità.

Negli ultimi anni si è parlato spesso del rapporto tra poesia, letteratura e musica, soprattutto alla luce del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan e del più recente Pulitzer a Kendrick Lamar. La domanda di fondo è se un cantautore può essere considerato un poeta e se sia legittimo conferire tali riconoscimenti ad esponenti del mondo della musica. Tu, che appartieni in qualche modo ad entrambi questi mondi, pensi che i cantautori possano essere considerati poeti? E quali sono gli aspetti che accomunano e differenziano questi due mondi?

Perché un taglia legna non può essere anche un avvocato? Perché un politico non può forse essere un ottimo clown? E’ vietato all’airone di camminare solo perché dotato di ali? Mia madre non può essere sia mamma che amica? Perché abbiamo dei limiti di ruolo? Non ci è forse data la potenza e la capacità di poter essere e fare di tutto? In sincera amicizia ti dico, che ci saranno grossi guai nei cuori delle persone che non si azzardano a diventare ogni cosa.

Parliamo del tuo album Biglietto di solo ritorno in cui tu di fatto realizzi questa commistione di generi, visto che nel secondo Disco troviamo 10 poesie recitate – di cui 5 dai tuoi libri – e con musiche a cura di Giampiero Mazzocchi. Come nasce questo album e qual è il concept alla base?

Questo album nasce dall’intenzione di unire la mia parte divertita alla mia parte meditativa, visto che quello che sto notando in questa vita umana è che si tende a dividere, io opererò in questa terra affinché tutto il possibile si possa unire, possa tornare unito, come fu al principio.

Se dovessi pensare a qualcosa che vorresti assolutamente passasse di questo lavoro (un messaggio, una sensazione, un’idea, etc) e che rimanesse alle persone che l’ascoltano, quale sarebbe?

Ma sicuramente ho lavorato tanto affinché potesse emergere sempre una forte considerazione e prevalenza della profondità, all’essere sovversivi alle inutilità e alle stupidità del mondo.
il mio è un invito alla ricerca di se stessi e a mantenere viva la fiamma della consapevolezza e della benevolenza.

La produzione artistica e le musiche dell’album sono degli Anudo, come nasce e come si è svolta questa collaborazione?

È iniziato tutto perché entrambi condividiamo l’etichetta MarteLabel. Il mio manager mi ha presentato i loro lavori e io sono rimasto colpito dalla loro tenacia e dalla loro ricerca. La loro è una musica gourmet autentica, una di quelle che vive per forza della passione. Erano gli unici che volevo, così abbiamo insistito e loro hanno accettato.

Sta per iniziare il tuo tour nazionale, ci ricordi le date in cui i tuoi fan possono incontrarti e venire ad ascoltarti live?

Partiamo dal 20 aprile a Torino, a seguire abbiamo il 28 aprile Roma, 29 aprile Napoli, poi abbiamo il 6 maggio a Milano e poi si continua per tutta Italia.

Biglietto di solo ritorno non è indie, non è pop, non è rock, non è rap, sappiamo soltanto cosa non abbiamo fatto”, così descrivi il tuo album. Insomma sappiamo solo quello che non è… ma si può definire qualcosa per sottrazione? Ed è più importante ciò che si è o ciò che non si è e non si vorrà mai essere?

Ma io non credo molto nel non essere, Io penso che noi siamo un composto di ogni minima cosa ma questo lo avrai già capito dalle domande prima, penso che noi siamo fatti per tutti e siamo tutto, ma abbiamo la bellezza e il dono di scegliere a chi dedicarci e cosa manifestare. Questo disco Diciamo che per me è un impatto nuovo nella musica italiana perché è un po’ come me, vario. artisticamente è un disco poliedrico dove spesso cantautorato si incontra con il rap dove elettronica si incontra con l’acustica Dov’è il pop si fa influenzare da ritmi molto folk, è un varietà è un lavoro Vasto, che non permette un giudizio netto.

Di solito mi piace chiudere le interviste con questa domanda: se potessi urlare un messaggio alla potenza di 100 Decibel (che è la frequenza di un concerto rock, quindi capirai bene che è una cosa abbastanza forte) quale sarebbe?

Sono indeciso se urlare “Ama e fa ciò che vuoi!”
oppure “vino rosso o bianco?”
Lasciami pensare.

 

Intervista a cura di Federica Ponza.

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