Un titolo strano. Per niente scontato questa volta. Non che in passato lo fosse stato… è che volevo parafrasare il passato progetto con Lorenzo Kruger dal titolo “Gli Scontati”, un duo piano e voce omaggio a Paolo Conte. Questa volta cambiamo decisamente pagina perchè il nuovo disco personale di Giacomo Toni della canzone d’autore classica non sa cosa farne e reagisce con impeto ed energia contro ogni forma di educazione stilistica. Il suo famigerato pianopunk che fortemente ricorda il Jerry Lee Lewis di vecchia scuola non ci sta a disegnare melodie – appunto – “scontate”. Dal 45 giri estratto – esatto proprio così, un 45 giri pubblicato da L’Amor Mio Non Muore – già si annusava l’aria. Da brani come “Codone lo sbirro” o anche “Ho perso la testa” non potevamo aspettarci un disco pulito ed organizzato. Impossibile fare programmi. “Nafta” alla fine è venuto fuori come un urlo nato dallo stomaco, come un pezzo di vetro che taglia le vene. “Nafta” è assolutamente sarcastico e folle. Alcool, sesso, provincia poco meccanica e decisamente romantica di vita nuda e cruda.

Ti avevamo incontrato con il 45 giri e il tuo piano punk. Prima di saltare all’ultima traccia del disco partiamo dalla prima. Giocando con le metafore ti chiedo chi è veramente “Lo strano” oggi? Chi entra con un libro sotto braccio o chi indossa il berretto della realtà virtuale anche a letto?
Mah, direi che la realtà virtuale abbia coinvolto un po’ tutte le generazioni a prescindere dalla classe sociale e dall’estrazione culturale, non è certo una stranezza. E’, piuttosto, l’andazzo dei nostri tempi. Credo sia più “strano” avere il tempo per leggere un buon classico.

E passando all’ultima come dicevo: “Inchiodato a un bar”, la vita di provincia nella sua massima esaltazione: il rock diventa poesia, l’arte visionaria delle parole diventano sussurri e descrizioni… e il piano punk in cosa si trasforma?
Considero il piano punk uno “spitiro”, un’attitudine e un modo di stare al mondo. Tornare al contegno della ballad pianoforte e voce, dopo otto tracce dettate dalla ruvidezza, era secondo me la maniera di dare risalto a una certa violenza descrittiva che volevo dare a quella canzone.
Ho creduto che questo contrasto finale coronasse la durezza di Nafta.

Il nichilismo oggi non pensi arrivi a toccare anche la musica e gli artisti in questa forsennata rincorsa alla visibilità?
Si, e non mi piace. Credo che questa forsennata rincorsa ci stia portando (mi metto nell’insieme) a un’ autocelebrazione che rischia di sfiorare il ridicolo.
Mi chiedo se oggi ci sia una maniera elegante di far conoscere la propria musica a un vasto pubblico senza penose campagne social, e mi rispondo di no.

E dopo “Gli Scontati” la “purificazione” della verità. Forse ho esagerato ma mi sembra molto attinente questa immagine per spiegare la genesi di questo disco… non trovi?
L’estetica de “gli scontati” è probabilmente l’esatto contrario di quello che mi serviva per descrivere la vita e il paesaggio di questi personaggi.
Volevo tornare alle mie care dissonanze pianistiche e abbandonare per un po’ di tempo, per dirla alla Bolano, la “musica per fanciulle”.
Insomma si doveva sentire l’odore della nafta, non quello del balsamo.

A questo punto te lo chiedo: hai stampato anche in vinile?
Si, il vinile sarà disponibile a breve, intorno a Natale credo.

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